In queso breve post cercherò di affrontare la questione fondamentale di cosa stia in realtà succedendo.
Non mi piace la dicotomia ufficialista-complottista,anche perchè è una dicotomia fasulla.
Il punto è che noi stiamo analizzando le cose dal punto di vista sbagliato.
A mio personale avviso questo ''virus di wuhan'' non rientra in alcun progetto dell'oligarchia.
Se guardiamo ai tweet di Trump di gennaio vediamo come la sua ossessione fosse l'Iran e non Wuhan.
Il problema è che non si finirà mai di sottolineare come la mortalità del virus sia sovrastimata,di come siano le comorbilità ad incidere nella mortalità.
Il problema essenzialmente è uno.
Chi è ai vertici ha un assoluto bisogno di conferme e di controllo per mantenere la falsa percezione di essere migliore rispetto agli altri.
Il problema del coronavirus,è che lungi dall'essere come hanno detto molti una strategia malthusiana di riduzione della popolazione,è proprio un poderoso ceffone allo status quo.
Di per se' è una minaccia gigante agli equilibri geopolitici mondiali,pensiamo al prezzo del petrolio in negativo che mette direttamente sotto attacco l'industria dello Shale oil statunitense.
Senza addentrarci in dettagli nei fatti questo virus è stato visto dai potenti come una minaccia neanche tanto al loro potere,ma alla percezione che hanno di sè medesimi.
Questa percezione è basata sul fatto che chi si trova al potere ha una percezione della realtà dove il rischio è estinto e tutto è basato sulla logica win-win.
Prendiamo le grandi banche d'investimento che sfornano la classe dirigente di tutti i paesi delle cosiddette democrazie,costoro sono abituati da sempre alla logica win-win,se il mercato va su loro incassano sulle loro speculazioni,se tutto crolla sanno che la banca centrale fornirà loro fior di quattrini lo stesso per salvarli.
E' il cosiddetto moral hazard.
Ora salta fuori questo virus e nelle loro menti si concretizza il rischio seppur remoto di essere contagiati e morire.
Ecco che imbizzarriti non tollerano la minaccia e danno in escandescenza con provvedimenti che più che il frutto di una macchinosa operazione per acquistare potere e' il frutto di un disperato tentativo di non perdere neanche il potere ma proprio la propria vita.
E' la reazione scoordinata e frenetica di chi si trova da sempre in un ambiente a rischio zero,e percepisce l'introduzione di un seppur minimo rischio nelle proprie vite come inammissibile.
L'incapacità di gestire il rischio,frutto di decenni in cui se l'azienda falliva loro comunque ricevevano benefits per milioni di euro,se la banca rischiava di fallire loro avevano la banca centrale a sostenerli,li ha viziati.
Ora che si concretizza una minaccia ''per loro'' impongono misure draconiane,senza una logica e senza un perchè.o meglio perchè non sanno gestire l'ansia seppur minima che a tirare le cuoia siano proprio loro.
Si proprio loro.
giovedì 30 aprile 2020
giovedì 23 aprile 2020
Eterno mare
Non ti dimenticare
che quando
il respiro
avrai donato al vento,
continuerà a infrangersi
il rumore delle onde del mare.
Danzano i fuochi
sulle montagne
e nei cimiteri.
Urne silenti,
conservano
i nostri desideri
i nostri misteri.
Ma verrà dall'averno
la tromba del giudizio
a risollevare i morti,
perchè
con occhi traslucidi
reimplorino
la polvere del sonno eterno.
No tu bianca dama
io so perchè
sei stata creata,
per sempre celare,
quello che in fondo
preferiamo sospirare
noi vento ramingo
sulle onde
dell'eterno mare.
Astaroth
O candida rosa bianca,
dei sudori
e di Ofelia il lamento
tu gridi senza essere
mai stanca,
senza pentimento.
Hai perduto il giavellotto
del destino,
per colpire
il mio cuore
per farne bottino.
Hai perduto
la fragile inconsistenza,
che dona effluvi
di aroma di donna
alle tue giornate,
alla tua esistenza.
E ora vaghi smarrita,
ma non sai rispondermi,
e apri pagine a caso
del libro della vita.
E hai perduto
l'innocenza,
hai perduto
il diadema della Luna,
di Ecate,
la Luna nera,
tu vagheggi gli antichi fuochi
e ne sogni la sera.
Ma di perpetua
c'è solo la pioggia
nelle silve di Avalon
oltre le montagne dell'occidente
Tra demoni e sospiri,
tu cerchi
l'antico sussurratore,
il tentatore
il serpente.
Ma hai sbagliato
a gettare il tuo destriero
all'orizzonte,
dell'eterna giovinezza
lui ti aveva promesso la fonte.
Ma se segui
il sentiero delle quliphot
giungerai all'universo
oramai sepolto
dove il signore Astaroth
i frutti della rosa nera
ha seminato
e tu hai colto.
dei sudori
e di Ofelia il lamento
tu gridi senza essere
mai stanca,
senza pentimento.
Hai perduto il giavellotto
del destino,
per colpire
il mio cuore
per farne bottino.
Hai perduto
la fragile inconsistenza,
che dona effluvi
di aroma di donna
alle tue giornate,
alla tua esistenza.
E ora vaghi smarrita,
ma non sai rispondermi,
e apri pagine a caso
del libro della vita.
E hai perduto
l'innocenza,
hai perduto
il diadema della Luna,
di Ecate,
la Luna nera,
tu vagheggi gli antichi fuochi
e ne sogni la sera.
Ma di perpetua
c'è solo la pioggia
nelle silve di Avalon
oltre le montagne dell'occidente
Tra demoni e sospiri,
tu cerchi
l'antico sussurratore,
il tentatore
il serpente.
Ma hai sbagliato
a gettare il tuo destriero
all'orizzonte,
dell'eterna giovinezza
lui ti aveva promesso la fonte.
Ma se segui
il sentiero delle quliphot
giungerai all'universo
oramai sepolto
dove il signore Astaroth
i frutti della rosa nera
ha seminato
e tu hai colto.
mercoledì 22 aprile 2020
Ninfa del lago di Acheronte
Al castello nero
delle pupille d'ebano
dei tuoi occhi ho bussato.
Si sono aperte
le porte della tua carne,
ma il piacere è effimero,
come su un destriero bianco
alla Luna è volato.
E tu dolce ancella
dei semi della perduta giovinezza,
hai perduto il tuo smalto
hai perduto la freschezza.
Sei foglia morta avvizzita,
più del piacere
ti ha consumata la vita.
Di carne ne hai avuta tanta,
di carne fresca
non sei mai stanca.
Ma le anime si ribellano al tempo
non accettano
di non avere scampo.
Valchirie ,Uri, dame bianche
venitemi in soccorso,
mostratemi il senso
di quando tu Eva
il frutto del peccato hai morso.
E se il serpente fu condannato
a strisciare nella terra,
mostratemi il senso
di questa guerra
con la clessidra della vita.
Ogni fugace sospiro,
nel talamo degli amori gotici,
finisce per perdermi
nel labirinto
dei vostri sogni erotici.
E' caduco l'amore,
è nello specchio
il vostro nemico
il più grande terrore.
O ninfa del lago di Acheronte,
traghettami
nel regno dell'eternità,
fammi conoscere
la giovinezza
fammi conoscere
la fonte.
E sarà
nell'abisso
il grande precipizio,
ho conosciuto la fine,
ma devo ancora
conoscere l'inizio.
delle pupille d'ebano
dei tuoi occhi ho bussato.
Si sono aperte
le porte della tua carne,
ma il piacere è effimero,
come su un destriero bianco
alla Luna è volato.
E tu dolce ancella
dei semi della perduta giovinezza,
hai perduto il tuo smalto
hai perduto la freschezza.
Sei foglia morta avvizzita,
più del piacere
ti ha consumata la vita.
Di carne ne hai avuta tanta,
di carne fresca
non sei mai stanca.
Ma le anime si ribellano al tempo
non accettano
di non avere scampo.
Valchirie ,Uri, dame bianche
venitemi in soccorso,
mostratemi il senso
di quando tu Eva
il frutto del peccato hai morso.
E se il serpente fu condannato
a strisciare nella terra,
mostratemi il senso
di questa guerra
con la clessidra della vita.
Ogni fugace sospiro,
nel talamo degli amori gotici,
finisce per perdermi
nel labirinto
dei vostri sogni erotici.
E' caduco l'amore,
è nello specchio
il vostro nemico
il più grande terrore.
O ninfa del lago di Acheronte,
traghettami
nel regno dell'eternità,
fammi conoscere
la giovinezza
fammi conoscere
la fonte.
E sarà
nell'abisso
il grande precipizio,
ho conosciuto la fine,
ma devo ancora
conoscere l'inizio.
Purpuree orchidee
E le purpuree orchidee
crescevano
nei giardini pensili
di Nettuno.
ho consegnato
le chiavi del mio cuore
a te,
ma non so il perchè
non l'ha aperto nessuno.
E le purpuree
orchidee
erano di sangue innaffiate.
E le purpuree
orchidee
rilucevano vermiglie
fra le pioggie di coltelli
in questo temporale d'estate.
Mai i tuoi occhi
erano così belli,
tanto alteri e fieri,
da indugiare
sulla mia polvere
e non vedere il tempio
dei miei misteri.
E Ade dal suo trono
ghigna di fronte
alla tua sorte,
perirai senza conoscerli,
hai scelto l'ignavia
hai avuto paura
di conoscerli,
ma a rivelarteli
sarà il signore Yama
il signore della morte.
crescevano
nei giardini pensili
di Nettuno.
ho consegnato
le chiavi del mio cuore
a te,
ma non so il perchè
non l'ha aperto nessuno.
E le purpuree
orchidee
erano di sangue innaffiate.
E le purpuree
orchidee
rilucevano vermiglie
fra le pioggie di coltelli
in questo temporale d'estate.
Mai i tuoi occhi
erano così belli,
tanto alteri e fieri,
da indugiare
sulla mia polvere
e non vedere il tempio
dei miei misteri.
E Ade dal suo trono
ghigna di fronte
alla tua sorte,
perirai senza conoscerli,
hai scelto l'ignavia
hai avuto paura
di conoscerli,
ma a rivelarteli
sarà il signore Yama
il signore della morte.
Il mio unico faro
E quando
lentamente
salirono
le stelle in cielo,
finalmente,
le spade dei cherubini
squarciarono
il solenne velo.
E fu così
che vidi
Yggdrasil,
l'albero dell'universo.
I suoi scintillanti
frutti
del gelido mare
da cui sono emerso.
E fra le spume
e i gelidi flutti
dello spazio esterno,
io mi sono perso
nelle brume
di questo gelido inverno.
Ho visto
cadere la neve
e Orione mi è testimone,
nel mio cuore
è il ghiaccio.
Ma non ho perso la ragione
e se in questo
inverno
quel che giace
nel più sommo altare...
non lascerò
le rive,
dell'eterno mare.
E si creperanno
dal gelo
le foto
di ciò che mi è più caro.
i tuoi occhi,
il mio amore,
per me naufrago,
il mio unico faro.
lentamente
salirono
le stelle in cielo,
finalmente,
le spade dei cherubini
squarciarono
il solenne velo.
E fu così
che vidi
Yggdrasil,
l'albero dell'universo.
I suoi scintillanti
frutti
del gelido mare
da cui sono emerso.
E fra le spume
e i gelidi flutti
dello spazio esterno,
io mi sono perso
nelle brume
di questo gelido inverno.
Ho visto
cadere la neve
e Orione mi è testimone,
nel mio cuore
è il ghiaccio.
Ma non ho perso la ragione
e se in questo
inverno
quel che giace
nel più sommo altare...
non lascerò
le rive,
dell'eterno mare.
E si creperanno
dal gelo
le foto
di ciò che mi è più caro.
i tuoi occhi,
il mio amore,
per me naufrago,
il mio unico faro.
lunedì 20 aprile 2020
Dal cielo
Il falco osserva
lento
sopra le cime,
oltre il vento.
Domina impervio
arcigno
e sdegnato,
il popolo del cemento.
E se il filo d'erba soffocato
eleva a lui un lamento,
lui chiama a sè
i fratelli d'acciaio,
perchè tutto distruggano
con un bombardamento.
Mig sovietici
in alto i nostri calici,
oceani di sangue,
e sirene che urlano di notte,
non turberanno la quiete,
del dio
che se ne fotte,
ma almeno
le bombe al fosforo,
placheranno la sua sete.
E la neve si sfarina
alta dal cielo
mentre la pioggia di fuoco
illumina di rosso la notte,
e il dio è lì,
lì a brindare col nostro sangue,
lui che di noi se ne fotte.
lento
sopra le cime,
oltre il vento.
Domina impervio
arcigno
e sdegnato,
il popolo del cemento.
E se il filo d'erba soffocato
eleva a lui un lamento,
lui chiama a sè
i fratelli d'acciaio,
perchè tutto distruggano
con un bombardamento.
Mig sovietici
in alto i nostri calici,
oceani di sangue,
e sirene che urlano di notte,
non turberanno la quiete,
del dio
che se ne fotte,
ma almeno
le bombe al fosforo,
placheranno la sua sete.
E la neve si sfarina
alta dal cielo
mentre la pioggia di fuoco
illumina di rosso la notte,
e il dio è lì,
lì a brindare col nostro sangue,
lui che di noi se ne fotte.
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