mercoledì 23 ottobre 2024

La grande acqua

 Ho sempre pensato che fare lo scrittore implichi di rinunciare alla vita e rimanere ancorati a luoghi solitari come le scogliere di Providence per Howard Philips Lovecraft nonché coltivare una virtù creativa immaginifica che colmi le lacune del grigiore della vita.

Avevo un idea sbagliata, o forse non sono uno scrittore.

Che la vita potesse esplodere in una dimensione creativa lei e dettarmi le pagine di un libro lo ignoravo.

Ma ignoravo e ignoro tutt'ora molte cose.

Stavamo arrivando da Sao Paulo sulla sua compatta ed efficace Chevrolet turbo, io mi ero impigrito dalle ''vacanze'' mentre guidava lei e già solo questo rende l'idea della potenzialità trasformativa della vita.

Mi ritrovavo su un altro continente e per non confondermi troppo guardavo google maps solo a volte , perché ingrandire la mappa e osservare il pallino sul continente sudamericano per me che ero sempre stato in Italia era piuttosto bizzarro e mi lasciava spaesato.

Non è che semplicemente non ero a Torino città natale da me abbandonata e amata, a questo giro ''mi ero allontanato un pò'' ingrandire e vedere il Sudamerica e l'oceano Atlantico del sud era tanto divertente quanto spaesante.

Lei procedeva veloce e decisa per l'autostrada da Sao Paulo a Rio de Janeiro, con una tappa intermedia sempre nello stato di Sao Paulo , un curioso mix di carattere e dolcezza mentre io per una volta mentre viaggiavo con lei non mi abbandonavo al sonno.

A differenza dell'Argentina, il Brasile mi pareva leggermente inquietante e mi teneva desto.

Il paesaggio infatti era ''tropicale cupo'' qualcosa che in effetti il viaggiatore europeo non si attende troppo.

Niente sole, solo nubi basse e nebbie che strisciavano sulle colline verdi del Brasile in rilucenze con una strana luminosità autunnale e lei ironizzava: ''Toscana Brasiliana'' puntando l'accento che diverse volte avevo descritto le colline toscane come sovente cupe e circondate da un alone ultraterreno un pò (molto)funereo.

L'autostrada continuava fra queste colline, forse un pò rovinate anche dagli incendi dove comunque la vegetazione tropicale cresceva su una terra molto rossa, tra un cartellone pubblicitario e cartelloni in cui veniva scritto a caratteri cubitali ''fiscalizacao''(non capivo ancora il portoghese).

Avevo abbandonato le mie insicurezze al letto da cui ero partito tanti anni fa a Torino, avevo rinunciato a essere rassicurato e accettavo che la realtà fosse tanto bella, varia , ondivaga, potente, estrema, stupefacente quanto oggettivamente o soggettivamente poco rassicurante.

Eppure non le avevo del tutto abbandonate.

Ma non ero di certo diventato un cuor di leone, lasciavo che questo film venisse proiettato nei miei occhi, senza rituali di banalizzazione quotidiana, senza routine, senza giustificazioni o autogiustificazioni.

No oggi non sono a lavoro.

Non sto gratificando nessun superego, nessun dovrei essere, sono.

La tappa intermedia era la casa di suo padre.

Morto oramai un  anno e mezzo fa.

Me la voleva mostrare come dispiegamento della sua interiorità nei miei confronti.

Io avevo le mie teorie bizzarre come al solito ed ero convinto che fra quelle colline del Brasile e quelle  toscane dove vivevo ci fosse un tramite e quel tramite fosse la comune natura di quei luoghi con l'aldilà.

Si era diverso dall'Argentina e visto così il Brasile appariva più cupo, ''più toscano''.

La telefonata ''casuale'' che le era partita ''per caso'' e aveva ''per caso'' riavvicinato i nostri destini percorrendo 11000 km dopo che ci eravamo incontrati a Firenze era partita da quella casa di quel lago dello stato di Sao Paulo in Brasile ed era arrivata alle colline delle serre dove correvo in compagnia de ''Los muertos etruscos''.

Dovevo dare un interpretazione, devo dare un interpretazione a tutto e dunque per me il tramite era quello.

Io avevo sempre creduto di essere una sorta di Ermete psicopompo.

Osservavo le colline con le nuvole grigie basse e una pioviggine quasi ''autunnale'' anche se li era primavera,

Via via si fece buio.

Lei aveva il suo fascino coi rayban anche e sopratutto con le nuvole.

Le stringevo la mano.

Abbiamo superato un check in con la sbarra che li in Brasile pare essere cosa abbastanza comune mentre lei guidava disinvolta di qua e di la su delle strade che si sono fatte sterrate.

Siamo scesi.

La Luna è ricomparsa da sopra le nostre teste dopo tanti giorni che pareva scomparsa.

Era crescente ed era inclinata rovesciata rispetto all'Europa.

L'astro illuminava i nostri corpi tenuemente anche se la vicinanza con l'imponente megalopoli di Sao Paulo impediva di apprezzare appieno le costellazioni per via dell'inquinamento luminoso.

La casa era li mentre le luci dei lampioni si riflettevano nel lago buio.

La casa appariva bella anche se ''trascurata''.

''Mio padre era un po loco ha creato una discesa ultraripida al lago, noi ci divertivamo a guardare la gente che tentava di scendere o salire con la macchina e ridevamo dei loro tentativi''.

Fu in effetti una discesa ''particolare'' con una ripidità oggettivamente bizzarra (forse la discesa più ripida che io abbia visto in una strada) in un luogo che non necessitava di quella ripidità in quanto non era montagna.

Suo padre credo non l'avesse fatto solo per ridere, credo fosse una metafora di come la gente affrontasse la vita, la morte e l'amore o di quanta fiducia avessero in se stessi e di come pigiassero l'acceleratore.

Voleva vedere se lasciavano che fosse tutto di un tratto, ripido e immediato, senza rassicurazioni, voleva vedere come se la cavavano con la gravità, la paura, il lago di fronte.

L'universo e il mondo in ogni caso sono troppo vasti per rimanere soli.

Di botto, in maniera improvvisa percorrendo quella discesa.

Scendemmo dall'auto di fronte al fresco del lago di nero di fronte a noi.

Ci baciammo.

''Vieni con me'' disse lei.

C'erano dei kayak, salimmo sopra e cominciammo a remare.

Ci discostammo dalla riva del lago e un freddo incontrò i nostri corpi, io non nego che avevo paura.

Io avevo un unica via di redenzione dalla paura ed era prestare attenzione al suo corpo, alla velocità della sua remata mentre le acque scivolavano tranquille indietro allontanandoci dalla terraferma.

Voleva mostrarmi qualcosa anche se in modo non verbale.

In precedenza mentre correvamo assieme lei aveva saltato un fossato ed era rimasta aldilà dell'acqua mentre la riva era fangosa.

O meglio io ero rimasto aldiqua attendendo che lei tornasse indietro.

Quell'episodio ci aveva colpito.

Io non avevo saltato perché il fango mi pareva troppo.

Lei era tornata indietro.

L'acqua sembrava un elemento con cui lei aveva familiarità e io no.

Ora l'obbiettivo sembrava attraversare quell'acqua.

Attraversarla assieme.

Così al buio mi faceva paura.

Era nera, era panicogena e in un certo senso era naturale che lo fosse, ma anche no.

Immergersi nel lago, brividi lungo la schiena, quel lago, ma era davvero solo paura, o non sapevo riconoscere le mie emozioni?

Sentivo che quell'acqua era una sorta di tramite, che se avessimo proceduto assieme avremo avuto una sorta di chance di immortalità.

Quella per me era una sorta di barca iniziatica in un Nilo dove noi stavamo preparando noi stessi per l'immortalità, per l'attraversamento della porta della morte thanathos, attraverso eros, entrambi personificati dall'elemento acqua.

Quanto si dovrebbe abbandonarsi alla ''potenza'' della ''paura'' per ritornare ad essere vivi, perché forse appunto, non è paura, è ''potenza'' aldilà dell'impotenza apparente delle circostanze della vita, della riva.

E tu hai paura e ti lasci incantare dal suono dei musici e dei poeti che rimangono sulla spiaggia, che suonano le loro cornamuse mentre intonano canti ai navigatori che arrivarono tanto tempo fa dall'acqua o che tanto tempo fa partirono alla conquista di nuovi mondi.

Sciocchi.

La vita trasborda come onde nei loro cuori se solo la riconoscessero, ma loro credono sia paura, e si radicano ancora più a terra.

La sulla riva come dei Lovecraft inutilmente attaccati al concetto razionale di paura ''europeo''  si concepiscono racconti dell'orrore senza comprendere che solo sulla riva è paura, dopo diventa ''potenza'' oh come si attraversa l'impotenza della vita, gli scogli maledetti sono solo la riva.

Dalla riva pare tutto impossibile, ci si può abbandonare a vene narrative poetiche o prosaiche e stop, mica si può vivere, si può al massimo innalzare canti al sinistro terrore dell'acqua e odi ai popoli che indomiti l'hanno attraversata e i cui discendenti vivono sulle rive.

Celebrare il fatto che i loro discendenti dopotutto hanno abitato sulla tua sponda e che tu in fondo anche aldilà dell'oceano sei ancora sulla tua sponda.

Dopotutto tu cosa ricordi della tua nascita se non onde?

Adesso ricordo quel sogno...

Avevo 3 anni quando sentivo di attraversare quelle onde azzurre e le sognavo mentre con una potenza non adusa a un bambino sognavo di attraversarle con una velocità a dirla tutta inspiegabile come se appunto fossi IO la nave, l'aereo anfibio che le fendeva a velocità folle e adesso il cuore mi sobbalza a quei ricordi perduti.

Morte o nascita?

Un oceano l'abbiamo attraversato tutti e dovremmo ricordarcelo, è inutile ricordare Cristoforo Colombo, tutti veniamo dalla grande acqua.

Non credo che l'acqua significhi solo morte.

Dipende la tua attitudine a buttartici dentro per raggiungere qualcun altro, a dimostrazione che l'ami davvero, a lasciarti circondare da quell'elemento.

E' morte solo vista dalla riva, è nascita per chi attraversa quelle onde, nessun utero, nessuna riva, nessuna certezza, sarà mai sufficientemente rassicurante a vincolarci per sempre alle sue false rassicurazioni, alla finzione di quell'angoscia che in realtà è quella potenza che hai sempre sentito mancarti.

Nel lago li vicino purtroppo suo padre era morto in un incidente aereo.

A un certo punto, al centro del lago lei ha percepito la mia inquietudine.

L'ha affrontata nel suo modo consueto naturale.

Ho respirato, ho smesso per un pò di avere paura di tutto ciò che mi circondava per guardarlo meglio.

La casa era di fronte al di sopra, l'acqua tranquilla nera rifletteva quieta le stelle.

Lei mi disse :''l'acqua è amica, prova a metterci dentro i piedi, nuotiamo qui, buttiamoci dai, è tiepida''.

''No per piacere, non qui, ti voglio seguire, ma sarebbe stupido dirti che non ho paura''.

Io mi limitai a metterci solo i piedi appunto.

Potevo buttarmici dentro?

Li nel centro del lago?

Mi è mancato il coraggio.

Tutto razionalmente appariva incoerente, che ci facevo li in un lago di notte in Brasile?

Ma la razionalità serve a poco.

Ma per il momento ammetto che io me ne servivo ancora per calmare quella paura.

Quella paura così potente di ''annegare'' di ''andare oltre'' che a quel punto poteva diventare un moto di passione dirompente, libido.

''Avviciniamoci a riva se vuoi che nuotiamo, qui non me la sento''

Niente annegamento, niente acqua profonda.

Optai per stare con lei verso riva.

Li ci buttammo.

Nuotammo nelle acque nere di quel lago, nuotammo per dieci minuti buoni.

E venti minuti non sono l'eternità.

Ci eravamo bagnati assieme.

Non l'avevamo di nuovo attraversata anche se ci eravamo bagnati assieme.

Lei non amava le rive, non amava la terra, nemmeno le barche, non era il tipo di donna che posa cretina su una barca di qualche ricco deficiente, lei dalle barche si buttava per nuotare e cosa ancora migliore per nuotare con me, ma la paura non è uno scherzo e sebbene io fossi determinato a seguirla ovunque fui costretto a pregarla di desistere di nuotare ''lì'' al limitare della profondità nera, dove si poteva toccare.

I nostri corpi si incontrarono, ma in acque superficiali, pulite e superficiali, mentre io tenevo a bada la mia paura.

La paura di nuotare, dell'acqua nera porta i corpi a incontrarsi solo in parte.

Spero di aver sentito che la paura è forza, è potenza, che l'angoscia è potenza, che la paura del vuoto è la forza dell'ala dell'uccello che sta imparando a volare.

Non è uno scherzo l'amore, non è uno scherzo il sesso, se Dio ci ha dato un modo per essere dall'altra parte, è scontato che bisogna essere forti per attraversare quell'acqua, ed è scontato che quell'acqua in realtà fa paura, tanta e forte.

A un certo punto le dissi: proviamo a nuotare più in là.

Nuotammo, lei come sirena non era male, io bho.

A un certo punto temevo realmente di affogare quando di punto in bianco una luce squarcio' l'oscurità, ho creduto fosse un angelo o un rapimento alieno che ci puntava la luce in faccia, invece era una barca, un gommone e sopra chi c'era?

Fui incredulo per la natura onirica della visione: era Peyrani sul gommone.

Aveva una birra in mano, la solita steninger.

Lo osservammo increduli, si stava ubriacando con una cerveja in mano, era proprio lui.

Credevo di vedere Dio e l'aldilà e invece vedemmo Peyrani.

Io gridai:

Lo hai visto?

Lei disse: " i tuoi amici hanno la cerveja sulle spalle".

"Ma questo è Igarata o il lago di Arona?"

Come una visione mistica mentre urlavo : "lo avete visto!" il peyrani borracho si allontanava ubriaco sul gommone ridendo loco mentre il gommone girava a vuoto.

Forse io cercavo di comprendere la vita ma Dio mi metteva alla prova con queste visioni, eppure adesso lei mi era testimone il mio amico Peyrani borracho era pure sul lago di Igarata che lei mi disse in lingua locale significa "canoa dell'ubriacone".

Più tardi a Rio sulla spiaggia a 800 km di distanza sull'oceano australe mi bagnai io solo mentre lei mi guardava dalla spiaggia, sentivo che nell'Atlantico suadente del sud c'era un freddo e una nebbia diversa che non c'entrava con la morte, ma c'entrava con la vita, con la natura geografica dei continenti.

La Luna ci osservava da sopra mentre abbracciavo il suo corpo una volta sulla spiaggia io sotto lei sopra, i dos Hirmaos cime bizzarre inargentate dalla luce bianca erano la firma di Dio sul golfo, laddove le luci delle favelas disperate rincorrono le stelle.

Vedevo l'effetto della nebbiolina sulla sua pelle, le faceva venire la pelle d'oca, le nebbie si muovevano dolcemente dalle onde che si infrangevano sulla spiaggia trasvolando vicino alla Luna correndo per il cielo notturno dall'oceano a noi.

Surreale potente suadente dolce e talora inquietante.

Notte tropicale dolce quando al riparo degli alberi frondosi  i lampioni si fanno piccoli per lasciare il cielo alla Luna che osserva benevola e officia i riti della vita.

Lei aveva tornato a tenerci per mano, in fondo forse non è successo solo a noi, certo siamo dei privilegiati, ma la Luna ha vigilato il rituale della vita nella volta dell'eternità, e confido nella sua dolcezza e pazienza.

Confido nella sua pazienza e nella possibilità di gettare i petali dei fiori una nuova volta oltre l'oceano, in quelle spiagge aldilà mentre gli alberi frondosi riposano tranquilli e inquieti accarezzati dal tepore della spiaggia e dalle brezze fredde dell'oceano.

La morte è soltanto una riva che ci divide, se non nuotiamo assieme, no l'acqua è vita.

L'esistenza umana è una questione di prospettive.

L'acqua è la grande realtà, ma dipende come la si guarda.

Quell'acqua è vita vista da dentro, se ci entri dentro, se la attraversi.

Oramai il viaggio era giunto alla fine.

Sentivo che quelle nebbie atlantiche sebbene in Brasile erano già Europa e di lì a pochi giorni infatti sarei dovuto tornare sulla ''mia riva'' nelle terre aldiquà, della razionalità, delle certezze, delle paure, delle routine, molto aldilà dell'amore, molto aldilà delle terre del paradiso dove la pelle non si accappona per il freddo ma per altre emozioni, lontano probabilmente anche da Dio, e dal volto vero della Luna.

Ancora una volta divisi, non più un fossato fangoso, ma l'Atlantico immenso, eppure tu l'hai già attraversato, eppure mi aspetti, e quando ritornerò su una riva sarà solo per la promessa di un nuovo incontro, non per sognare da solo e cantare da poeta ai limiti dell'ignoto, ma per attraversarlo con te.

In verità la terra non ti piace e ti fa paura il timore di un passo sbagliato, ma nell'acqua no.

In verità è la terra a essere morte e l'acqua sorride a chi gli volta le spalle e vive immergendosi dentro.

giovedì 22 agosto 2024

La valle arida del presente

 La pioggia scivolava, lontano, molto lontano, di là dei deserti e degli oceani così lontana da potere essere raggiungibile solo tramite il ponte della memoria, e l'occhio azzurro del cielo lasciava il rubino del sole a chiudersi nel suo solipsismo luminoso, quasi che in fondo il sole avesse paura di essere rubato da una mano cosmica nell'abisso di tenebra chiamato universo.

Egli si concedeva di splendere per 12 ore per poi correre a nascondersi nella notte.

Egli scappava nella notte, perché temeva l'immensità dell'universo, e che da essa ne emergesse una mano a imprigionare la sua bellezza libera e a ridurlo a un un triste canarino giallo in gabbia a cantare la sua luce per chissà quali altri occhi, odiosamente più gelosi dei nostri.

Il rubino del sole incastonava la mano rinsecchita e vecchia della valle gialla, instupidita dalla calura.

Immobile.

Un vero spreco per certi versi che l'acqua che era scorsa in codesta valle in tempi molto arcaici ora dovesse essere solo più nelle nuvole dei ricordi, abbacinate dal sole e tiranneggiate dal vento volubile che li deformava.

I ricordi come le nuvole durano un attimo e poi diciamolo non esiste un ricordo uguale ad un altro.

Sarà questa cosa che noi chiamiamo presente?

Ma poi noi chi?

Io so solo di essere io solo che  camminavo scalzo e solo nella valle deserta e solitaria.

E più cercavo lo spirito di Allah e di Buddha o di Cristo o degli dei etruschi, e più sentivo semplicemente che lì in quella terra terribile violenta sulfurea e infuocata viveva nascosto nei milioni di anni lo spirito della pioggia. 

Io camminavo scalzo in questa valle sui ricordi della pioggia, dell'acqua che era scorsa chissà quanto tempo fa.

Lasciavo che la radiazione gialla anestetizzasse la malinconia di non essersi potuto più permettere una sana malinconia.

Solo depressione o ansia, che in realtà sono solo canti di guerra incompresi.

Mi inginocchiai verso la Mecca e pregai che tornasse l'acqua sulla valle ma nessuno rispose.

Pregai Cristo ed Odino.

Pregai tutti e pregai nessuno.

Dissi basta.

Cominciai a carezzare la terra riarsa, concessi al suolo riarso le mie dolci carezze.

Colui che riceve solo sputi dei naufraghi solitari e il paranoico solipsismo del sole bollente, io lo accarezzai stupidamente.

Lo accarezzai coi miei piedi.

E con le mie mani.

Lo baciai.

Riuscì persino a piangere.

Quella fu la prima acqua che quella valle vedeva da millenni.

Me ne fu grata.

E parlò alla pietra del mio cuore facendogli ricordare che cos'era veramente l'acqua.

Me ne andai sollevato.

Non ero profeta di dei e nemmeno portavo croci impensabili o ero un mostro dell'inferno.

Ero solo un ragazzo carino dai begli occhi.

Aceto

 I raggi del tempo

splendono

dall'istante.

Per sempre

si irradiano,

prima, dopo

o durante.

Camminano

lungo il sole.

Foglie umane

lasciano ombre

di eternità.

I cuori dei bambini

ricordano

la vita,

l'origine.

Scivolano via

le tue ombre sacre

con la cosiddetta

maturità.

Nel calore di agosto

papaveri rossi

e fantaasmi

urlano di dolore

nelle RSA.

Oltre il mosto

c'è il vino,

oltre il vino

solo aceto.

Butta via

queste anime vecchie

e acide

dal cattivo odore

del tutto insano.

Rancido vecchio peto.

Un uomo buono

non gradisce il male

finanche umano,

questo si noterà.

Tu lascia che le stelle

prendano discepoli

nel gracidare

delle rane.

Nella pozzanghera

e non nel mare.

Limpidi neri

occhi specchi

saltano su

orbite lontane.

Apri bene gli orecchi:

la vita è venuta 

su questa scoglio

miliardi di anni fa.

Se tu trattieni 

l'onda

è solo un peccato

di orgoglio

nell'oceano

dell'eternità.

sabato 10 agosto 2024

I cavalieri dei colori dell'apocalisse

 Capita talvolta che io debba confezionare un racconto come un sarto che voglia regalare un bel vestito.

Non tutta l'umanità ha la stessa taglia, e un buon sarto ha a cura della comodità pù che dell'estetica.

C'erano un epoca, un epoca in cui il mondo era ancora a colori, e un epoca nuova, in cui il mondo era diventato bianco e nero.

Come un'involuzione strana, laddove il mago della tecnica aveva ingoiato nelle sue viscere di fotodiodi, di valvole termoioniche, e poi di silicio i colori del mondo per privare i cuori e gli occhi della gioia del colore.

Era venuto Carlo Marx dalla Germania, terra di dei e demoni oscuri e di tramonti rosseggianti dei colori del povero Munch e aveva visto nel ''nuovo capitalismo'' semplicemente l'angoscia del sole morente e del Ragnarock in cui un Wotan proletario avrebbe dato fuoco al walhalla degli dei dalle tasche piene.

Poeta che non sapeva di essere tale aveva consegnato al mondo all'illusione di un salvatore norreno dai nomi moderneggianti e dai tratti apparentemente simili al Nazareno.

Non era un ebreo forse, dicevano i piccolo borghesi con le svastiche?

Savi di Sion?

O Savi di Wotan?

Mago Merlino delle technae?

Dresda  ardenda est.

La legge del fuoco è semplicemente che è rosso.

Pazienza.

I poeti e gli astratti sono una razza incompresa, innanzitutto da sé medesima.

Figurarsi dagli altri.

Dicevo che c'era un epoca e un mondo, che prima che il mago delle terre delle nebbie delle isole britanniche decidesse di vendicarsi dei colori del mondo rubandolo nella voragine della tecnica.

Oh se era cattivo?

No non era nient'affatto cattivo.

Viveva fianco a fianco delle pecore, sopra l'erba verde e sentiva respirare l'oceano, mentre dal calore rassicurante rosso del focolare emergevano intuizioni.

La legge della macchina a vapore è un regalo della nebbia dell'oceano.

Dalle scogliere si insinuava nelle isole benedette del buon Shakespeare.

Ma c'era una strega vestita di bianco, povera e miserabile che aveva deciso che l'umanità si sarebbe ammalata dell'anemia visiva del perdere la visione dei colori.

Ella era la ragazza del fiume.

Una creatura ch'io vidi tanto tempo fa in un vecchio incubo.

La ragazza del fiume era un brutto essere e vive ancora ed ella è, e sarà, e nessuno, nemmeno sa che esiste ancora.

Lei come tanti altri aveva colto il problema dei numeri.

Lo faceva in modo naturale.

Vagava, sotto i ponti, mentre sopra l'umanità camminava di fretta.

Sapeva che il potere dei passi era

il numero.

La tecnica spirava nebbia insieme a nero fumo dalle fiamme rosse di un inferno sempre più nascosto nelle viscere del mostro di piombo e acciaio.

Rivoluzione industriale.

In tanti hanno creduto nel potere della macchina, abbarbicati alla visione del pupazzo quando tramite i numeri ella tirava le fila del nuovo demone.

Ipnotizzava gli occhi umani di diversi colori nel demone danzante di colore grigio.

Erano grigi gli occhi della ragazza del fiume, neri i suoi capelli, bianchi i suoi piedi.

Per vendicarsi dei colori, gelosa del bel colore degli occhi dei ragazzi del mondo li aveva ipnotizzati al cemento grigio, all'acciaio etereo, e ringrazia il vetro con cui almeno nei grattacieli il cielo poteva specchiarsi per potersi asciugare le lacrime.

Per vendicarsi dei capelli castani, degli occhi verdi, dei capelli rossi, delle carni delle passioni che avessero un colore aveva condannato il mondo alla grande ipnosi.

Dall'occidente all'oriente, la strega, oh se non lo era lei..

Aveva annegato i colori nel bianco e nel nero.

Il primo schermo in bianco e nero.

Le rassicuranti prediche di Pasolini e l'apparente innocenza del carosello.

I programmi per i bambini.

Le lacrime.

I cavi.

I tubi che pompavano nel suo cuore linfa vitale di colore nel suo sangue grigio dove i suoi globuli grigi tentavano di scaldarsi con le lacrime di sangue dei poveri.

La loro vergogna livida blu.

Con quali soldi ti comprerò un fiore?

O mio sciocco narciso ma se essi crescono sui bordi delle autostrade e persino i gatti ne vedono le sfumature.

All'umanità è sfuggito di mano il colore.

Guardi l'erba verde e non è più verde.

Ma su un tablet coreano è verde, ancora verde l'erba.

Ma tu non ci saresti arrivato che era la strega del colore lei?

E l'umanità era in un inferno non tanto di macchine, ma di numeri.

Se c'è un qualcosa a cui si contrappone il numero, quello è il colore.

Digitalmente parlando tornerebbe comodo dare la colpa ad uno smartphone sopratutto nel 2024 dopo le varie sciocchezze blackmirror di quei complessati d'Albione.

I'm not sorry.

E' semplicemente qualcosa che si confà al mio livello.

Sono mago anch'io e conosco le leggi dei numeri e dei colori, e le macchine hanno poco gioco, sono il burattino, il burattino tirato dai numeri contro cui la folla ignorante, la plebe sciocca,superstiziosa e ignorante si prostra o getta pietre.

E vorrei poter dire qualcosa di buono del cuore di costei, perché in fondo, si al di là della sua sofferenza forse era davvero buona anche lei.

Non esistono i cattivi nelle mie storie, esistono le lacrime degli illusi contenti di illudersi, i tentacoli dei numeri, le piovre dall'abisso dello zero, le mani che digitano su una tastiera i colori degli occhi.

Nelle sue viscere, nei suoi globuli grigi, nel mare della sua tecnica, i colori vivono e vivono splendenti del Walhalla che Wotan Marx proletario aveva fallito nel bruciare a Berlino (piantando una bandiera che casualmente era rossa).

I cuori che dinanzi alle sirene digitali si incontrano.

E danzano.

La tecnologia è un estensione della magia.

E da a quei pochi che hanno ancora occhi colorati la possibilità di sognare a occhi aperti a colori.

Pomba Gira, Erzulie, la Venere di Milo, l'azzurro mistico del mare Egeo, la bellezza di Venere cui Paride aveva porto il pomo in ginocchio in verità esisteva ancora nelle viscere della tecnica grigia.

Tra hotspot wi fi e connessioni traballanti non si fa poi molto diverso che davanti a una candela, un pò del proprio sangue rosso e un sigillo.

Ma gli sciocchi, gli sciocchi sono sempre esistiti.

E anche gli zombie, i poveri corpi le cui anime sono imprigionate nelle bottiglie di rum esistono, oh se esistono, i morti viventi..

Te lo deve dire un mago che il potere vero sta nell'illusione?

E che lo sciocco è sciocco, e che può essere anche solo un app anziché una bottiglia, ma il principio è lo stesso , nomi numeri e dei.

Gli zombie non sono una novità , ma tu per questo non li devi odiare.

Lascia stare il pupazzo dello smartphone guarda i fili del numero.

Idiota, come te lo devo dire, che sono un mago anch'io e non mi arrabbio con le marionette né tanto meno gli do colpe o gli tiro pietre.

Lascia stare lo smartphone.

Quello è solo il pupazzo di mangiafuoco o mio ignorante pinocchio che si è rifiutato di cibarsi dell'abbecedario, della cabala, e di altre storie di nomi numeri e dei.

Sei sempre il solito asino.

Dicevi di spegnere la tv già negli anni 90 quando ancora la fatiscente delle disgustose gallerie d'arte di un Picasso mediocre venivano surclassate dal bel culo di una modella della pubblicità di un martini.

Figurati ora che possono dire costoro:i ciechi dell'IA,(che è solo l'ennesima marionetta).

Anziché guardare sorridenti a un grattacielo specchio del cielo, o alle lacrime della pioggia mentre l'aeroporto pulsa e invermiglia le viscere piene di ricordi delle pozzanghere loro credono alla mascherata del potere e dei numeri.

Numeri.

Numeri.

Numeri.

Maschere.

Vedono il mondo in bianco e nero.

Amministratore delegato.

Impiegato.

Megadirettore.

Stipendi a 6 cifre.

E io che coi numeri ho lottato e ho perso, ti dico, lascia i numeri a chi li conosce.

Agli dei e alle dee che ti vogliano rivelare un qualcosa o rubarti gli ultimi istanti di vita mentre deliri in mezzo al colera.

Anche il fuoco di Hiroshima era numero.

Sopratutto il fuoco di Hiroshima era numero.

E al più grande poeta di tutti, quello dell'oriente fu per lui per primo concesso di vedere tanti colori e tutti assieme.

Un dono e non come viene creduto una disgrazia.

Il monito di San Giovanni di Patmos si stende dall'azzurro del mediterraneo a tutta l'oscura notte dell'eternità.

La bestia il cui numero è 666.

Non ti soffermare su ognuno di questi riferimenti di numeri, o amico figlio dei greci.

Se l'umanità, sopratutto i poveri, che sono coloro che sanno danzare meglio fra i colori, saranno condannati dalla ragazza del fiume a vedere il mondo in bianco e nero, a credere alle favole bianche e nere del potere, il cavallo dell'angelo e la tromba squillerà, nel numero e per il numero i colori del mondo esploderanno ai loro occhi increduli di tanta bellezza.

La chiamano ingiustamente ''esplosione nucleare''.

Non hanno mai reso grazie a chi gli era superiore.

Io amo i colori, e saprò godere, di essa.

Una soave brezza colorata soffierà s tutte le iridi delle viscere meravigliose delle sephiroth della materia sugli occhi grigi di chi crede alle favole degli amministratori delegati, dei conti in rosso e dei profitti in verde o azzurro.

Non so nemmeno se questo potere così impressionante potrà finalmente guarire i loro occhi disgustosamente malati del bianco e nero del potere.

Che l'angelo della morte non abbia pietà di codesti dannati, il loro numero è quello delle stelle del cielo ed essi cadranno con la coda del drago nell'abisso previsto da Dio padre onnipotente prima che la sabbia del deserto iniziasse a contare i secoli.

Io sorrido guardò le onde nelle pozzanghere mentre attendo che l'atomo si scinda e brilli con la stessa splendida simmetria.

E' da quando sono bambino che disprezzo l'uomo e le sue fetide leggi, i suoi fetidi numeri ( che non sono quelli VERI DI DIO) e contemplo le gocce di pioggia che intersecano le loro rifrangenze.

Nulla sarà di più se non quello, e tutti i colori degli occhi del mondo in un solo istante.

mercoledì 31 luglio 2024

Il 9 e la radice quadrata

C'è una leggenda che se racconti un racconto prima di scrivere un racconto non sarà  un buon racconto.
Io ho un gran senso del dovere e devo rendere onore alle mie idee.
C'era un poveretto.
Un numero disgraziato che si era contagiato dei mali del mondo.
Durante la crisi del 29 si era buttato dal 9 piano.
Per un pò si riprese con il new Deal di Roosvelt.
Nel 1939 già di nuovo era scoppiata la seconda guerra mondiale.
Il sistema periodico decimale non dava tregua al 9.
Settembre.
Che cazzo vuole Settembre?
L'11?
Alle 9 un Boeing si schianta contro una torre alta 409 metri.
Non sapeva il nove che la legge delle torri è che crollano più che altro per essere ricostruite.
Orgie di 9 saturi di incertezze convinti di portare in sé il peso di un esistenza e la saggezza di una gioia in un mondo di disgrazie.
Convinti male, saccenti, insipienti, prepotenti e giganti a tal punto di dover crollare ai piedi di uno zero.
10.
La grandezza dello zero, e di accogliere nel suo nulla rielaborante le macerie della serie precedente.
Venne un giorno in cui un 9 pallido andò a pretendere di essere il senso delle cose, la saggezza del saper cogliere il fiore che sfiorisce.
Il 9 ha un dramma.
Come un Ronaldo sfinito non dal doping ma dal fatto di essere un numero 9 che sta a ciondolare sulle scalette di un mondiale perso contro lo zero francese.
Almeno avesse in sé la bontà del 2.
Il numero stabile.
La pretesa nasce già dal 3 che dice di essere un numero perfetto.
Ma se tu lo moltiplichi per se stesso vai verso la disgrazia.
Un giorno si da il caso che un nove si innamorò di una radice quadrata.
Non lo sapeva neanche perché si era presa di quello scempio che riduceva tutto alla propria origine.
Disse la radice quadrata al 9:
Mi fissi gli occhi senza motivo.
Lei le disse: c'è un motivo.
Lei pretese saggezza la dove c'era solo impotenza e gli disse che lui non sapeva vivere nel presente.
Le radici quadrate sono testarde.
Vanno sempre a controllare dove parti per capire dove arrivi, non credono.
Forti della potenza del due, esse comprendono che nessun 3 potrà mai essere felice anche se dice di esserlo.
Il triangolo no cantava Renato Zero.
Se ci sono 1 donna e 2 uomini non può finire bene.
E neanche il contrario.
Tantomeno un nove che eleva al quadrato la sua radice di instabilità
Ogni tre andrà ridotto a due.
E quell'1 tagliato fuori soffrirà.
La grandezza dell'uno è che a furia di resistere e sussistere nella sua unicità troverà la sua metà e diventerà 2.
Ma il nove?
La radice quadrata era stata fatta passare per tonda e non tollerava l'imperfezione del 9.
Gli fece presente quel che andava fatto presente.
Il 9 gli crollò addosso dandogli dello zero.
Era semplicemente il suo dono.
La radice quadrata divenne un fenomeno: un numero 10.


lunedì 22 luglio 2024

La regina schiava greca dai capelli neri lisci

 O Aronne, o Mosè....

Perché mentite sempre...

Vostra madre vi negò il seno, l'Egitto vi ha accolto.

E il torto originale è stato camuffato da califfato.

...

C'era una Regina famosa in tutta la storia, una greca tolemaica dai capelli neri corvini e lisci prestata a un luogo così tropicale da mettere a dura prova non solo il tuo intestino, ma la tua fede nel Logos, nel pi greco, nel polemos, e nella falange.

Quando Alessandro incontrò l'Egitto iniziò il dramma...

Tanto lo incendiò l'araba fenice che aveva conosciuto in Egitto che finì per inseguirla in Oriente in un lungo raggio di sterminio e conquista verso l'oriente che terminò in una febbricitante malaria mentre ancora tentava di afferrare l'incandescente uccello nei cieli.

Il logos dei greci non è testato per i climi estremi, rischiano sul serio di bruciare tutto.

Polemizzarono pure con i buddhisti trovati in India chiamandoli bruciati e non illuminati (i gimnosofisti, praticamente dei pannelli solari della Sophia), ma il Logos non comprende a  determinate temperature si va oltre il caldo e il freddo e pare che effettivamente si possano avere illuminazioni.

Al  ritorno dalla spedizione in Oriente si spartirono quello che rimaneva della strafexpedition nei confronti dell'araba fenice che aveva seminato dolore e morte agli sfortunati civilizzati Signori della Persia.

Gli uccelli solari sono quanto di più bello abbia creato la mitologia.

Anche di più bruciante.

E anche i Persiani che sono Signori  passano oltre le funeste ire greche (ingiustamente ancora oggi i supponenti dall'occidente li pretendono barbari).

Hanno saputo perdonare i greci regalando un Saoshyant al funesto Logos greco.

Si chiamava Cristo.

...

C'era una regina famosa in tutta la storia.

Le regine a volte sanno avere il garbo di darsi la morte da sé, senza concedere la testa al popolo.

Perché è una testa molto pensante, una testa che vorrebbe capire quello che veramente il popolo pensa.

Tale regina greca, dai capelli neri corvini e dai piedi lunghi, procedeva disorientata allucinata e sfatta da una dimensione che le sfuggiva.

Discendente dei tolomei provava grazia ancora in molte cose legate al Logos.

Dicono che costei fosse devota più all'Amore che al Logos.

E dicono bene.

Perché sono fedeli a ciò che Lei ha dettato in punto di morte al visir.

Aveva chiesto, molte volte, troppe volte, ai sacerdoti egizi di spiegare quelle formule.

Aveva tentato di comprendere il suo popolo.

Era una greca in mezzo a degli alieni.

I suoi sudditi dai crani oblunghi la servivano e la ubbidivano con solerzia e amore.

Oh se La amavano...

Era la grazia e lo zucchero più fino dalla Nubia fino al Mediterraneo.

Si poteva non amarla?

Ma le cose ovviamente andavano male, molto male.

Lei faceva domande in greco, si sforzava di comprendere, ma i nomi veri, i nomi che le avrebbero dato la possibilità di comprendere come quei monoliti erano stati sollevati, le venivano negati dal popolo dei crani oblunghi alieni.

Non aveva né i nomi né i numeri per potere ardire il senso.

E i sapienti avevano scelto la malaugurata disgrazia del silenzio.

Tutta questa gioviale perifrasi per dire che quando un regno finisce sotto i piedi di una donna è alla frutta.

Per la semplice ragione che piedi o testa, se non capisci non puoi governare niente.

Nemmeno te stessa.

Lei tuttavia non aveva molta intenzione di continuare su questa strada.

Non era una stupida testarda Maria Antonietta, una rincoglionita fatta bella dall'aver perso una testa che sopra quel collo era un ornamento e nulla più.

Il  popolo della regina greca non nominava il vero nome degli dei, gli Elohim che avevano potuto quello che nemmeno ai cinesi con la Grande Muraglia era successo.

Il suo popolo non era il suo popolo.

La amavano silenziosi e teneri cercando di coccolarla il più possibile, tutti.

Persino le donne sorridevano rispettose e in silenzio e chinavano il capo anche loro.

Nemmeno con loro gli riusciva di strapparle quei nomi antichi.

A un certo punto pensò veramente che non se ne veniva fuori se non con un pò di teatro.

Lei era greca, dai capelli neri e lisci.

Oramai era una regina schiava.

E lo aveva capito, proprio scema non era.

Ingollò lei a un certo punto.

Purtroppo chinò la testa e fece finta di nulla di fronte all'impellente esigenza del suo Logos di conoscere i nomi degli Dei e delle parole, e dei numeri, e di altre astrazioni che avrebbero concesso a Lei la grazia della conoscenza.

Era una  Schiava greca camuffata da Regina.

Così un giorno ingollò e disse al visir di scrivere:

''Si tolse la vita per amore di Marco Antonio''

Non che non fosse vero.

Non che non lo amasse.

Ma la storia, anche una schiava greca ha cura di dettarla ad alta voce di modo che non rimanga nell'ambiguo.

Si chiamava Cleopatra.

Una volta morta, gli uomini dai crani oblunghi la presero e la portarono finalmente a conoscere i nomi e gli Dei e Le spiegarono TUTTO.

Ma questo nessuno lo ha mai dettato ad alta voce.

sabato 20 luglio 2024

Neve

 La neve si spargeva

larga sui fiori,

dei miei ricordi

eterni

primi amori.

Lucida neve 

nordici fiordi,

carezza lieve

sui tuoi capelli

lisci neri.

Occhi sinceri.

Nel basso

tu sorridi.

Chissà dove sei?

Ho lasciato

la tua mano,

non sono più tra i vivi.

venerdì 19 luglio 2024

Black money matters-zecca di stato-eurobond


Gran caldo la natura fa le sue valutazioni.

Io pure.

Mentre le cicale cantano in coro cercando di propiziare l'esplosione del sole a nova stellare, come tanti piccoli timer loro cantano assidue.

Meriggiare pallido e assorto diceva un tale.

Il più grande dei poeti italiani per me.

Cicale e formiche.

Diceva qualcun altro.

Qualcuno che diciamola tutta era un pò stronzo.

Un tedesco per intenderci.

O una tedesca.

Aveva sempre la pretesa di dire a tutti come stare al mondo.

Angela.

I neri andavano lavati, o chiamati negri e sbiancati con conegrina.

Gli italiani dovevano dimagrire (tu mancia!).

Un giorno ero nella bettola de Er regazzino a Pisa (neanche la sua, ma di quella disgraziata inqualificabile di sua madre).

Ero li seduto dentro il locale ( 'a bettola) che mi facevo i cazzi miei, coi miei problemi, col mio I pad di autocampo di autoconcentramento-isolamento digitale.

Un posto tristissimo ad alta concentrazione di sofferenza.

Erano tipo le 5 del pomeriggio.

Estate.

Il tedesco viene a chiedere di pagare a me (che oltretutto ero li perché aspettavo che Valerio er ragazzino terminasse di lavorare) quindi non ci lavoravo e non me ne fregava niente delle carbonare romane ai tedeschi a Pisa.

Parlo in inglese al ''genio teutonico'' e ovviamente lui, trova da lamentarsi perché er regazzino gli ha chiesto di pagare in contanti.

Nè io ne il ragazzino ne possiamo nulla.

E' quella sciagurata di sua madre e il suo compagno a gestire quello schifo.

Forse il ragazzino  non è molto intelligente.

Io che in teoria sono più intelligente cosa dovrei dire?

Il tedesco fa la battuta credendo di essere smart anglosassone ma risulta noioso come di prassi:

''Oh black money!''

Crede di aver detto una roba ironica.

Io commento saccente e gelido ''black money matters''.

Non capisce.

George Floyd al confronto è Einstein.

Il dramma dell'ironia feroce è che illumina chi già vede mentre non la mostra a chi è cieco.

Non capisce la battuta.

Non capisce niente.

Mica è negro...è un tedesco per Dio!

Lasciatemi essere razzista come decido io almeno maledetti anglosassoni....

Dai su smettiamola di censurare: black humour matters!

Ma la natura ha un ironia grottesca uguale e pronuncia la sua sagacia in forma di balck humour .

Due anni dopo, sempre di estate mi arrivano dei poveretti tedeschi in guardia.

Un tale Alex Hexagon British very British su YouTube mi strappa una risata.

''In Second World War Great Britain lose its empire, Germany its dignity''.

Black humour is black humour.

Pane al pane e vino al vino.

Erano tutti imperialisti inglesi compresi.

Soprattutto gli inglesi, non gli americani per paradosso, che al giorno d'oggi vengono definiti imperialisti.

La tedesca 30 anni fa quando avevo fatto detta osservazione mi aveva prontamente ricordato di Mussolini e io avevo ingollato pensando ''cretino di un popolo che crede sempre di fare fesso chiunque e prostituirsi all'impero più forte''.

Gli scemi italiani capeggiati dal principe dei ritardati, gli eterni ritardatari sulla storia.

Finita male, ahimè.

''Però sti tedeschi perché dopo che hanno perso, comunque ostentano superiorità? che cazzo vogliono da noi?''

E Churchill ... Benito lo ha giocato come la pedina mediocre che era.

Appunto.

Il duce dei mediocri.

Lo scemo degli ''eccellenti''.

L'eccellente degli ''scemi''.

Ma noi italiani lo abbiamo capito si o no?

Non si sa.

Le zecche italiane però hanno una chiara idea degli schieramenti geopolitici in termini di prosopopea e coglioneria in campo.

Le infografiche dei PIL e dei debiti pubblici non sono nulla in confronto a quelle delle puntura di zecca.

Non sto parlando in modo metaforico.

Sto proprio parlando di zecche vere e proprie.

Dell'insetto che ti punge e ti leva il sangue.

Chissà perché prende tre turisti tedeschi di seguito che mi arrivano lo stesso giorno.

Chissà perché nessun tedesco chiede se il servizio di guardia medica è gratuito.

Chi è il parassita di chi?

Un belga mi chiede se mi deve qualcosa (non per una zecca), ed è un belga io sorrido e dico ''nothing'' (non so il francese) mi guarda stupito e mi ringrazia.

Bruxelles.

Inno alla gioia con stelline gialle bandiera blu.

Peyrani.

I tedeschi no.

Eurobond verboten! dicono dalla bundesbank.

Niente eurobond per la bundesbank ma il servizio medico gratuito per le zecche italiane che gli si sono attaccate ai loro corpi teutonici secondo loro deve essere gratuito.

A un certo punto ho un'intuizione.

E' sovranità monetaria!

La battuta su Draghi e il quantitative easing è scontata e in fondo il quantitative leasing ha creato l'inflazione e su questo la Bundesbank ha ragione mi dispiace...

Quantitative Leasing.

(intenzionale L lettera iniziale , specificare tutto )

Fanculo gli scemi italiani che ti correggono la pronuncia in inglese.

Fanculo il ''whatever it takes'' detto con la stesso accento di ''are you talking to me'' di De Niro... DEL COMANDANTE IN CAPO DRAGHI.

 Lo stiamo pagando con l'inflazione, comunque.

Ma...

Quelle zecche di stato appostate sui fili d'erba italiani...

L'ultima forma di sovranità monetaria che ci è rimasta...

Davvero l'ultima, l'ultima, l'ultima sovranità monetaria pretendere gli eurobond li nell'erba.

Come fanno a selezionare solo contribuenti i tedeschi? (che non pagano)

Come mai escludono inglesi e russi o americani?

Non potrò mai farci uno studio e allora ci ho fatto un racconto e nessuno ha veramente colto il punto.

Non esiste la ''Natura''.

Ne esistono diverse.

Se io vado in Germania gli eurobond insetti  tedeschi pungeranno me.

Se mi avessero ascoltato...

Diceva Tremonti.

Trent'anni fa.

(Lo avranno punto le zecche tedesche in Germania?)

Gli areali degli insetti definiscono un concetto di self- non self molto diverso da quello definito dall'immunologia.

Non è che il tuo sistema immunitario se la sta prendendo con una zecca...

E la zecca che se la sta prendendo con te.

L'unica immunologa vera:

E' quella che obbliga i tedeschi a emettere gli eurobond.

Altrimenti niente sovranità monetaria...

il più grande crimine dell'Europa.

Non capire il vero senso dell'immunologia.

Non te lo spiega l'immunologa.

Te lo spiega Tremonti.

Eurobond contro le punture di zecca ai tedeschi.


domenica 14 luglio 2024

Hotspot

 L'Africa che corre attraverso le savane del wi fi.

''Da dove telefona?''

''Da Capannoli via Volterrana 202.''

I miei colleghi sono così gentili da lasciarmi il turno notturno senza dirmi dove sono e chiavi del posto in cui lavoro.

Ergo partiamo male.

La situazione mi è pedagogica.

Quando tu ti trovi ad uscire da un posto e lasciare la porta semiaccostata è semplicemente perché tu sei un prigioniero.

C'è un modo più subdolo di chiudere qualcuno in una gabbia.

C'è sempre la chance di tenerti tu le chiavi e di rinfacciargli che se esce lascia la porta semiaperta.

Quando su Tinder la classica cogliona ti ricorda che se tu esci poi non puoi lasciare la porta semiaperta rispondile così:

Le chiavi le hai tu, ma non vuoi ammettere che vuoi solo prigionieri.

In generale alla donna vanno sequestrate le chiavi.

Io per contro:

non faccio prigionieri.

Tanto guerra non è no?

''Da dove telefona?'

''Via Volterrana 202 Capannoli''.

Ok vengo io.

Lascio la porta semiaccostata e fuggo dal mio canile municipale guardia medica lasciando la porta semiaperta.

Metto le coordinate su Maps.

Distopia afro-toscana wi-fi oniroide notturna.

''Via Volterrana 202 Capannoli non risulta, Selvatelle?''

Veloci e rapidi come i mosquito velenosi pieni di bytes tumescenti di visioni oniroidi di maps.

3 minuti e 42 secondi, arrivo alla via volterrana 202 di Selvatelle.

Ma il 202 è un numero a caso su di un muro.

L'entrata è al 204.

Suono?

A chi?

Ritelefono.

''AH quindi non è il 202 di Selvatelle, ma di Capannoli''.

''Mi mandi la posizione.''

Ci mette un minuto ad arrivare.

Sul vetro il condizionatore condensa l'umidità notturna.

Il pallino rosso-elfico si materializza su whatsapp.

Mi metto a correre seguendo le indicazioni.

Mi muovo avanti e indietro ritmicamente sulla Volterrana.

Un errore gravissimo farsi dare la posizione via whatsapp.

La confusione tra virtualità e realtà notturna oniroide alienata toscana diventa fatale.

A un certo punto mentre discutevo al telefono con la signora albanese che dovevo trovare al 202 della Volterrana:

''Scusi rimanga al telefono''

''Maps mi dice che sono arrivato a destinazione dove?''

In una pompa di benzina.

''SEI ARRIVATO A DESTINAZIONE, SEI ARRIVATO A DESTINAZIONE, SEI ARRIVATO A DESTINAZIONE.''

Oh meraviglia dell'angoscia di un quadro di Edward Hopper trasportato in Etruria.

Flash neon pompa di benzina diesel ''sei arrivato a destinazione''.

E poi dicono che il futuro è elettrico.

Ma il tempio dell'alienazione è la pompa di benzina di notte.

46 gradi celsius freddo umidità mano gelata del coltello alla gola della tecnologia.

E' la tecnologia a minacciare su di un suv tramite maps, non gli albanesi.

Climatizzatore umido diesel fantasmi neon che si manifestano sulle pompe di benzina della Volterrana.

''Guardi dottore lei è un ora che mi cerca di trovare io devo andare al lavoro alle 5''.

''Alle 5 mica adesso.''

''E allora per cortesia...''

''Su insomma.''

Pallino rosso conversazione chiusa.

Scendo dalla macchina.

La borsa con tutto quanto avevo dentro computer ecc...

Non c'è.

Panico.

Sto girando a vuoto e perdo la borsa non so dove è.

''Oh cazzo mo per 250 euro mi sputtano 1200 euro di danni più tutto il lavoro che ho fatto per anni su quel cazz di computer.''

Chip gelidi angoscia solitudine mani gelide morte angoscia anticiclone gelido tosco africano.

Gelidi mosconi di terabyte lucidi mordono le mie memorie con visioni oniroidi su maps nel vuoto siderale notturno delle strade toscane.

Ansimare dietro a un camion.

Merda.

Il turno da 24 h mi devasta.

''Facciamo h72?''

Ma poi diamine non è possibile.

''Dov'è la borsa?''

Telefono al regazzino.

L'unico che mi da corda nell'epoca dei muri digitali e delle cordate di terabytes assassini che come mosquitos africani guardano con i loro occhi insetticidi freddi e veloci le strade istericamente illuminate dai neon.

Pompe di benzina.

Questa storia è il nulla e in verità l'ho scelto io.

''Dottore prendo mia sorella di forza e la trascino alla guardia 10 minuti e sono li''

Forza di volontà albanese contro i dispetti dei fantasmi digitali idioti toscani.

Si lo so la colpa è mia sempre mia.

I colleghi assenti.

Sono la tua sorellona.

Hai giocato sporco, hai mentito.

Sarò sempre vicino a te in un modo diverso.

Io ci sono sempre.

Non hai mai avuto remore a mentire?


Alpha.

Chi mi risponde dall'altra parte della cornetta.

Er ragazzino.

''CIOE' SIMO, CIOE' NON TI FARE PRENDERE DAL PANICO, CIOE' STAI TRANQUILLO, CIOE' DATTI UNA LISTA DE PRIORITA'.

''MANNALI TUTTI A FARE IN CULO CHE TE SERVE A BORSA.''

''Ascolta Valerio sono 16 ore che vado avanti la cosa tragica è che temo di aver perso la borsa.''

''CIOE' NON E' POSSIBILE CIOE'.

Opel corsa nera arriva in guardia fari parcheggio.

3 minuti e 42 secondi.

Efficienza albanese.

Contro gli hotspot solo l'umanità albanese trionfa.

''Ascolta Valerio bho alla fine sono arrivati loro alla guardia li devo in qualche modo ricevere.''

La donna scende, piange è sconvolta ha male non riesce a camminare.

''Oh per Dio.''

Venga.

Trombosi.

Toradol e ''la accompagno io mia sorella al pronto domani?''

''Se non parla l'italiano è inutile mandarla in pronto da sola.''

Solo le persone sole capiscono le persone sole.

''Venga dottore io fare trovare lei borsa, tranquillo''.

Seguo l'opel corsa nera, ho capito che da solo sono un hotspot, tutta la mia speranza nell'umanità è il seguire ciecamente l'opel corsa nera della sorella albanese.

3 minuti e 42 secondi la borsa l'avevo lasciata al 202 volterrana di Selvatelle.

Maledetto Maps.

Inchiodo sulla Volterrana prelievo borsa.

Telefono Bluetooth ''cosa importante lei ha trovato borsa, mia sorella io accompagnerò pronto domani''.

Ho ritrovato l'umanità dentro una borsa grazie alla sorella albanese.

Grazie.

Hotspot TERMINATI.



martedì 2 luglio 2024

La valle arida del presente

La pioggia scivolava, lontano, molto lontano, di là dei deserti e degli oceani così lontana da potere essere raggiungibile solo tramite il ponte della memoria, e l'occhio azzurro del cielo lasciava il rubino del sole a chiudersi nel suo solipsismo luminoso, quasi che in fondo il sole avesse paura di essere rubato da una mano cosmica nell'abisso di tenebra chiamato universo.

Egli si concedeva di splendere per 12 ore per poi correre a nascondersi nella notte.

Egli scappava nella notte, perché temeva l'immensità dell'universo, e che da essa ne emergesse una mano a imprigionare la sua bellezza libera e a ridurlo a un un triste canarino giallo in gabbia a cantare la sua luce per chissà quali altri occhi, odiosamente più gelosi dei nostri.

Il rubino del sole incastonava la mano rinsecchita e vecchia della valle gialla, instupidita dalla calura.

Immobile.

Un vero spreco per certi versi che l'acqua che era scorsa in codesta valle in tempi molto arcaici ora dovesse essere solo più nelle nuvole dei ricordi, abbacinate dal sole e tiranneggiate dal vento volubile che li deformava.

I ricordi come le nuvole durano un attimo e poi diciamolo non esiste un ricordo uguale ad un altro.

Sarà questa cosa che noi chiamiamo presente?

Ma poi noi chi?

Io so solo di essere io solo che  camminavo scalzo e solo nella valle deserta e solitaria.

E più cercavo lo spirito di Allah e di Buddha o di Cristo o degli dei etruschi, e più sentivo semplicemente che lì in quella terra terribile violenta sulfurea e infuocata viveva nascosto nei milioni di anni lo spirito della pioggia. 

Io camminavo scalzo in questa valle sui ricordi della pioggia, dell'acqua che era scorsa chissà quanto tempo fa.

Lasciavo che la radiazione gialla anestetizzasse la malinconia di non essersi potuto più permettere una sana malinconia.

Solo depressione o ansia, che in realtà sono solo canti di guerra incompresi.

Mi inginocchiai verso la Mecca e pregai che tornasse l'acqua sulla valle ma nessuno rispose.

Pregai Cristo ed Odino.

Pregai tutti e pregai nessuno.

Dissi basta.

Cominciai a carezzare la terra riarsa, concessi al suolo riarso le mie dolci carezze.

Colui che riceve solo sputi dei naufraghi solitari e il paranoico solipsismo del sole bollente, io lo accarezzai stupidamente.

Lo accarezzai coi miei piedi.

E con le mie mani.

Lo baciai.

Cercai di consolarlo come un bambino o un amante distrutto.

Riuscii persino a piangere.

Quella fu la prima acqua che quella valle vedeva da millenni.

Me ne fu grata.

E parlò alla pietra del mio cuore facendogli ricordare che cos'era veramente l'acqua.

Me ne andai sollevato.

Non ero profeta di dei e nemmeno portavo croci impensabili o ero un mostro dell'inferno.

Ero solo un ragazzo carino dai begli occhi.

martedì 25 giugno 2024

Pancole

Ogni raggio di luce
ci unisce
alla stella sovrana
del sole.
L'anima è tua ancella
grazie alle parole.
Lontana
porta il soffio
dei disgraziati,
che vagano
ancorati ai crocicchi
in cerca dei loro fati.
O Signore degli alberi
verde soffio riposo
trovi negli occhi
sfatti le notti insonni
il tempo che vorresti
ritroso.
Ma il cuore dov'è?
Senza la negazione
la vita umana
sarebbe un albergo
sciocco e vanitoso.
Contempla l'assenza.
Tu definisci in ciò
il senso della coscienza.

mercoledì 12 giugno 2024

Lord Mandarino

Milioni di fiori guardavano il cielo vuoto in attesa che grazie alla loro bellezza l'iride del cosmo conferisse loro un briciolo di attenzione.
E invece il vento veniva solo a portare il saluto della solitudine e del silenzio.
O mistico pellegrino...
Se vuoi metterti sul cammino della francigena dimentica il sorriso della tua bella.
Il sole splende molto e poi sparisce, tu guarda piuttosto il sorriso della luna crescente di fronte al vespro che si inoltra nella notte.
O caro mio piede che hai la caratura del vento...
O caro mio sonno sfidato dalle stelle che non dormono mai...
E insomma...
E insomma in tutta la strada da Gambassi a San Gimignano non incontro nessuno.
O per carità che gran posto da elfi che è San Gimignano.
Ma io ero decisamente sofferente sulla via del cammino di ritorno.
A un certo punto incontro due uomini e gli parlo in inglese chiedendo chi erano e così giusto per non parlare col vento e basta.
Un ragazzo siculo e un cinese.
"Where are you from?"
"From Sicily"
"Ma diamine ma allora finisce sempre come nella barzelletta, due italiani che si parlano in inglese alla presenza vigile di un cinese"
"And you?"
"Hong Kong"
Io ero stanco e volevo docciarmi e andare a casa e lui mi offre di rimanere ad una festicciola in un casolare in ristrutturazione nella terra del nulla.
Ero indeciso e volevo chiedergli il numero di telefono per vederci poi un altra volta.
Ma il siculo taglia corto "se hai voglia prendi l'occasione".
Ho la macchina ad altri 10 km è quasi buio, ma...
Vaffanculo ok.
Entro nella casa in ristrutturazione.
Due donne mi guardano spaventate come fossi un predatore.
Provo a parlargli in inglese e non capiscono.
Sono italiane,sicule pure loro.
 C'è una coppia di inglesi e con loro gioco a testare il mio accento sempre più british che ho sviluppato imitando Alex Hexagon su youtube.
Mi si para di fronte via via sempre di più una situazione da film pasoliniano  con un tocco gotico toscano:
Si fa buio, il calore della brace scalda e illumina una ragazza scarna magra dai bei lineamenti neri che ci guarda muta senza proferire parola.
Credo sia la ragazza del siculo.
Mi piace guardarla sempre più magra illuminata  dal fuoco e silenziosa.
Noi siamo seduti e lei no.
La trinacria profonda trasferita temporaneamente nel regno dei 4 venti toscani.
Lei sta sempre in piedi.
Solo perché la madre del ragazzo prorompa in un "Angela assittate con noi" asserito solo per un arcaica tradizione cui lei deve rispondere con un rispettoso diniego.
L'ignoranza dei siculi e delle siculo è notevole tanto che devo spiegare 56 volte la specializzazione che faccio  al che lei prorompe in un "al giorno d' oggi tutti i dottori si fanno chiamate medici".
Io preciso l'equivoco al che vogliono già chiedere favori, e allora traduco ai british "No, I'm a phisicyan if they say that I'm not , but I'm not a phisicyan if you ask me something ".
Confido sempre nell' ignoranza.
Il cinese sorride pacato.
La ragazza è sempre più silenziosa.
Come una vergine vestale non capisce una parola d'inglese e si incarica solo di badare al fuoco stando ritta a occhi spalancati mentre noi ciarliamo british e la madre ride sguaiata alle mie traduzioni brutali.
Il rosso della brace illumina una selva che più oscura di così non si poteva.
Io dentro di me penso che sia un modo per fare pesare qualcosa a qualcuno ma...
Scatta la religione del peyranesimo.
Per chi non lo sapesse peyrani è una figura apotropaica di ubriachezza molesta e sbiascicosa ispirata a un uomo realmente vissuto in Piemonte.
Paese che vai peyrani che trovi.
A questo giro siculo.
Mi offre una birra.
Lui procede imperterrito a  trincare come un bacco siculo che vuole scaldarsi il cuore del freddo toscano.
Ma è solo un mio vezzo quello di usare perifrasi poetiche per mascherare la peggio ubriachezza molesta.
Fa parte del peyranesimo.
Una birra due tre 10.
Cade dalla sedia.
Si rialza la birra gli esce dal naso come in una vignetta di Topolino.
Al prossimo giro perché no dalle orecchie dai, bevine un altra.
Balbetta.
Perdite di dignità assortite.
Il cinese lo guarda vigile come una badante...
Ah di sti tempi...
Ah trovarlo un cinese.
Trovi un cinese e ti sistemi.
E sua madre si lamenta pure che è lontano.
Io dentro di me lo ammiro.
È molto equilibrato.
Le due donne guardano il ragazzo siculo come "lo sciagurato peccatore ubriacone" cosa che presumo lui volesse nel segreto del suo cuore per spaventarle un po forse per rimanere bambino coccolato.
Così che lo strizzassero di coccole per fargli uscire quell'ultimo litro di birra che gli era entrato appunto nelle orecchie.
Non prima di avere fatto il classico concione in cui mi da lezioni di economia ed inflazione.
Il cinese tace perché lui è lord Mandarino e il denaro si sa è una cosa da poveri.
I british giocano a fare i very upset come se a Manchester gli Hooligans fossero una setta halal.
Io sono molto fiero e compiaciuto.
Io scherzo e rido bonariamente dicendo:
"He is the lord , lord Mandarino is the boss".
E lo stuzzico un po.
Gli chiedo se è vero che i cinesi non reggono l'alcool simulando un contest intercontinentale di ubriachezza molesta perché misteriosamente lord Mandarino beve una birra a gargarozzo al goccio senza dare segni di cedimento alcuno.
Niente da fare.
Lord Mandarino mi crea complessi d'inferiorita' sulla mia razza.
Per contro dall'altra parte del tavolo l'altro riesce nella non facile impresa di perdere l'equilibrio da seduto.
A quel punto mi da la mano e me la tira dicendomi "non c'hai la fozza".
Ma lord Mandarino prima ancora che inizino le danze del vero degrado negli cuore dei boschi elfici francigeni, mi prende per mano invitandomi ad andare via "I' ll tela you later in the car".
Piove.
Lui guida una ioniq elettrica che guida senza battere ciglio mette i pet shop boys all'autoradio.
Il temporale precipita torrenti d'acqua mentre il male dev'esserci perso nelle selve toscane non essendo riuscito a raggiungerci.
Alla faccia delle distopie, Satana abita nel cuore dell' inferno e non usa maps.




giovedì 25 aprile 2024

Etruria

 L'oriente della Luna

a cui tendono le membra

ossa di terre,

stelle morte

nuvole sconvolte

sul colle delle serre

l'antica fortuna

rimembra.

Flauti baccanti

occhi strani

inni sacri

dei piaceri profani.

L'eco di una moto

si spegne sulla collina

il vento porta i canti

la tua ora si avvicina.

L'erba, i riti, i carri.

Il vento soffia

fronde.

Lontano il paradiso

annega nelle onde.

Lampi e cieli

suonano i baccanti

occhi strani

di là della morte

i veli.

sabato 17 febbraio 2024

Realtà

Nel mare è la vita
nel mare è la morte,
le solitudini si incontrano
solo
per ritornare
negli abissi
dalle quali
son sorte.







martedì 9 gennaio 2024

L'anticristo 2.0, l'idolo Cecchettin

 L'imperativo categorico kantiano mi impone di fornire un ulteriore parere sulla gestione mediatica del caso Cecchettin.

Anche se si sta smontando il caso, proprio perché si sta smontando il caso.

Mi permetto di dire che questo pezzo è rivolto più agli ''interni'' della questione maschile, già avvezzi alle controargomentazioni alla vulgata femminista che non a visitatori casuali curiosi, non pratichi delle nostre controargomentazioni.

Io do per acquisito la controargomentazione che l'omicidio di Giulia Cecchettin NON è un qualche prodotto di una costruzione culturale collettiva chiamata ''patriarcato'', così come do per acquisito che non sussiste alcun trend di incremento di omicidi di donne da parte di uomini, né insomma per andare sintetici ritengo regga tutto il discorso pronunciato dai familiari della stessa assassinata urbi et orbi.

Il punto è questo:

La sua interpretazione.

Diceva un tale che mi duole citare, dal nome di Federico Nietszche diceva che ''non esistono fatti, ma solo interpretazioni'' e quando la gente pretende di parlare di ''fatti'' o peggio ancora di ''numeri'' o è perché sono in campagna elettorale (''fatti non parole''), o è perché hanno una cattedra da qualche parte, o semplicemente non accettano un contraddittorio o tutti e tre insieme.

Fatti una sega.

Nel senso proprio del termine.

Magari ragioni meglio.

Allora, tutto questo preambolo per dire cosa?

Che il signor Federico Nietzsche va quantomeno citato per comprendere che comunque in sostanza codesta predica ''femminista antipatriarcato'' Urbi et Orbi in seguito all'omicidio Cecchettin, pure in diretta papale da Fabio Fazio non è semplicemente ''ideologia''.

Magari lo fosse.

Le ideologie hanno una base collettivistica cui piace coinvolgere il ventre vuoto della gente parlando di nobili ideali, sono una creatura novecentesca e sembrano rimanere confinate li.

No signori questa roba è religione.

E' la nuova religione.

Tolta la D maiuscola a dio, codesti hanno pensato bene di metterla alla Donna.

E così ci siam capiti.

Tutta la retorica del femminicidio è' una replica in salsa moderna della passione e morte di Cristo.

Il Satana maschio prova a inficiare la venuta in terra del regno perfetto dei cieli in terra della ''parità'' della ''liberazione sessuale'', della manfrina LGBTQI e dunque la prende e le pianta dei chiodi nella carne e la ammazza.

Ma lei tramite il suo sangue compie la sua vittoria, in fondo...

Quale prova più evidente della tua ''invidia'' o satana maschio?

E Federico Nietzsche ebbe a dire che ''il sangue è un pessimo testimone della verità''.

Tutta la retorica del femminicidio è una trasposizione della passione di Cristo in chiave moderna fruibile dalle trasmissioni che parlano di cronaca nera.

Il sangue.

Io noto anche una crescente propensione ''religiosa'' di zelo di molti uomini nei confronti di questo nuovo oggetto di culto ''la Donna'', che ha qualche lieve precedente nel dolce stil novo di Dante, ma che adesso sta prendendo delle dimensioni di ''sostituzione'' della vecchia religione con la nuova.

L'uomo moderno fatica a credere in Dio.

Ed è complicato che noi ci crediamo nel senso proprio delle antiche religioni monoteistiche.

Il vuoto di religioni e ideologie che si è creato, nella nuova koinè anglo-social-internettiana tenta di creare nuove strutture religiose sulla base di quelle vecchie.

Io non sto in tutto ciò ''attaccando'' il Cristianesimo, o sostenendo che la sua matrice sia indecentemente negativa come Nietzsche però se siamo moderni e vogliamo esserlo sul serio dobbiamo esserlo sul serio.

La degenerazione social tv mediatica sta producendo nuovi idoli, e nuove religioni, nuovi preti, nuovi papi, nuovi martiri e nuovi dogmi.

Con questo concludo come ''postilla ulteriore''.