mercoledì 7 ottobre 2020
L'antiprometeo
sabato 3 ottobre 2020
Meno male che Silvio c'è
Insurrezione e sparatoria alla RSA
Quindici morti, ventuno feriti.
Esasperati dal non poter vedere amici e parenti,isolati permanentemente in quarantena reduci della seconda guerra mondiale al grido di avanti savoia, hanno fatto strage nella RSA.
Pare che la maggior parte siano appartenuti alla X mas di Junio Valerio Borghese.
''Scemi di guerra in tempo di pace'', commenta serafico il ministro Speranza.
Giacciono asserragliati sulle loro carrozzelle con fucili mitragliatori pronti a freddare chiunque tenti ad avvicinarsi.
''Vogliamo la testa di Conte.''
''Questi giovani ci fanno schifo, non si ribellano a nulla, io ho fatto la guerra, non mi va di morire in isolamento per uno stupido virus straniero.''
''Crepare bisogna crepare, questi non l'hanno capito, noi tra 6 mesi siamo morti, ma vogliamo morire con dignità e onore''
Issano la svastica e il fascio littorio in cima alla struttura sanitaria.
Come siano entrate le armi, peraltro risalenti al secondo conflitto mondiale non è ancora stato chiarito.
Le teste di cuoio si trovano in difficoltà, nonostante la tarda età dei combattenti faticano ad avvicinarsi, hanno buona mira nonostante cataratte e maculopatie.
Fra le loro varie trovate, una catapulta con diarrea con la quale gli insorti innaffiano chiunque tenti di avvicinarsi.
I reduci minacciano che se non saranno interrotte le misure di quarantena tutto il personale sanitario mantenuto in ostaggio verrà freddato.
La curiosa situazione finisce su tutti i giornali del mondo ma amnesty international prende posizione contro gli insorti.
''Sono fascisti, nazisti e razzisti, vanno eliminati.''
Il mondo democratico si mobilita contro l'insurrezione degli zombie nazisti.
Alla fine Boldrini chiede l'intervento dell'esercito contro il terzo reich senile.
E lo ottiene.
La surreale scena dei carri armati che sfondano il cancello della ex RSA viene mandata in mondovisione.
Un vecchio con la carrozzella intrepido si mette davanti al plotone di carri armati e li blocca.
La memoria di tutti va a Piazza Tienammen, non più un giovane ragazzo con una borsa di nylon a fermare i carri armati, ma un vecchio in carrozzella con la flebo di fisiologica.
''Fermeremo la dittatura sanitaria,viva il Duce!''
Urla il vecchietto dalla carrozzella.
Conte e Di Maio sono in difficoltà.
Cosa fare?
E allora chiamano il grande mediatore di Arcore.
Dopo essersi consultato con Lele Mora il cavaliere trova una strategia per penetrare nel fortino degli anziani combattenti.
I carri armati arretrano la limousine di Silvio fa il suo ingresso nel cortile degli insorti.
Silvio scende serafico e sorride a 32 denti, prende il megafono e parla agli insorti.
''Apprezzo il vostro anticomunismo, anche i me grillini mettono rabbia, ma mi consentano di fare vedere chi ho portato con me per allietare i vostri ultimi giorni''
Escono piacenti signore e signorine.
Molto piacenti.
I vecchi guardano col binocolo cotali e siffatte bellezze e si consultano.
Depongono le armi e aprono le porte della struttura.
Uno stuolo di graziose infermiere si approccia agli anziani belligeranti e mentre li accarezzano gli infilano in bocca delle pillole di viagra.
Vengono fatti sdraiare e si lasciano andare al dolce inatteso amplesso.
Muoiono tutti di infarto durante i lunghi amplessi.
Alla fine Valerio Massimo Manfredi chiosa:
''Devo ammettere che Berlusconi si è mostrato ancora una volta il miglior stratega italiano, ha utilizzato le tecniche di Quinto Fabio Massimo per sconfiggere un nemico che non arretrava.
Gli ozi di Capua sono stati fatali all'esercito di Annibale ed è qui la flessibilità dell'uomo italiano, erede dell'uomo romano, può essere più devastante un esercito di troie di uno convenzionale.''
lunedì 21 settembre 2020
L'Isola dei morti
Era una tranquilla notte d'agosto.
Il prete era assiso in preghiera nella chiesa silenziosa.
A un certo punto il lampadario prese ad ondeggiare, guardò un attimo verso la finestra, e poi arrivò l'onda del terremoto, tutte le pareti presero a tremare a fremere a vibrare.
Il prete si precipitò fuori per evitare che l'edificio crollasse.
Quando fu fuori vide che la terra fuori dalla chiesa non tremava.
Era solo la chiesa che stava tremando.
Non capì.
Spalancò la porta e guardò il sinistro spettacolo.
Si rese conto che la vibrazione che faceva tremare la chiesa era una melodia, aveva qualcosa di melodico.
Le statue dei santi si creparono, le teste scoppiarono.
Il Cristo appeso alla croce subì la stessa sorte.
Una forza cieca da non si sa quale abisso aveva fatto fremere la parete e staccare il suo capo dalla croce.
Il pavimento si crepò e infine tutte le teste dei santi,della Madonna e di Cristo caddero nel crepaccio.
La chiesa smise di tremare.
Accese i lumi.
E vide lo spettacolo macabro della chiesa intatta e delle statue dei santi della madonna, e di Cristo acefali, senza la testa.
Allora si inginocchiò dinanzi a un dipinto di Cristo, ma ben presto l'acqua cominciò a scrosciare dalle pareti e a cancellare i quadri.
Si sentì smarrito.
Fino a che una luce provenne dall'alto e disse ''non ti farai alcuna immagine di me''.
Il fascio di luce lo illuminò.
E allora vide Dio.
E ne fu sconvolto.
C'era tutta la magnificenza del cosmo, i suoi occhi ondeggiavano come quelli del mare in tempesta, il suo trono era sospeso sul grande lago della morte.
Il prete disse:''Ora che ti ho visto, permettimi di mostrare il tuo volto agli uomini,perché alla vista di una simile bellezza si precipiteranno al tuo altare.''
''Se lo farai morirai.''
Prese gli inchiostri, una tela e si accinse a dipingere quello che aveva visto.
Ma non ci riuscì subito.
Lavorò quaranta giorni e quaranta notti di seguito.
Infine completò l'opera e la assise sopra l'altare maggiore.
Era notte inoltrata.
Il vento dal mare aprì le porte della chiesa.
Ed entrò l'ombra.
Con passo felpato si avvicinò verso di lui.
L'ombra faceva silenzio.
Era una misera ombra.
Gli indicò col dito il mare.
Questa volta tutta l'isola prese a fremere nel terremoto, tranne la chiesa che venne risparmiata.
E il mare fra onde sempre più giganti incominciò a entrare nella chiesa.
Era tutto allagato e l'acqua saliva, o meglio l'isola sprofondava.
Prese il quadro e cercò riparo arrampicandosi sopra la chiesa ma infine tutto fu inghiottito.
L'isola sprofondò, le onde del mare erano giganti, ma quella tela magicamente lo manteneva a galla.
La corrente del mare lo portò semisvenuto su una spiaggia di un altra isola.
Allora guardò l'isola e si rese conto di essere nell'isola dei morti.
I cipressi venivano spazzati dal vento dell'oceano.
Non sapeva se era davanti al paradiso o all'inferno.
Aveva con sé la tela, e non c'era più nulla era lucida come uno specchio.
E si poteva vedere riflesso.
Si avvicinò al lago dell'isola dei morti dove le ninfe senza volto pettinavano i loro capelli.
Fu preso da esse e spogliato.
Si bagnò nelle acque del lago e riemerse.
Guardò verso il cielo e vide le costellazioni e si disse ''io non appartengo a questo mondo.''
Le ninfe senza volto indicarono varie stelle.
I cipressi fremevano al vento sempre più violento che proveniva dall'oceano.
''Il castello di Dio è solo fra una di esse, scegli bene, se hai un cuore puro saprai trovarlo, altrimenti rimarrai fra i cipressi nell'isola dei morti.''
Lui prese la tela e si specchiò.
Infine chiuse gli occhi e vide quelli della donna che aveva amato seppure al di fuori delle leggi del Signore.
Vide i suoi occhi.
E li cercò nel cielo.
Ma non trovò nessuna stella.
Pianse.
Le ninfe senza volto presero ad accarezzarlo.
''Questo lago, è il lago dei morti, sono le lacrime di chi ha creduto di amare ma non ha mai amato.''.
Qui nell'isola dei morti giacciono le anime che non hanno mai amato, che non hanno colto gli occhi della creatura loro affidatogli.
Allora lui si scosse.
E indicò una stella a occhi chiusi, pensando agli occhi di lei.
Riaprì gli occhi e le ninfe senza volto non c'erano più.
Il vento aveva smesso di sferzare i cipressi.
Guardò lo specchio e cosa strana vide la sua amata nello specchio.
Prese lo specchio e lo bagnò e lo immerse nel lago dei morti.
Quando una luce bianca prese a splendere dal fondo del lago.
Ne uscì la falce lunare e lui vi si aggrappò.
La falce lunare si innalzò nel cielo e la terra gli apparve sempre più piccola.
Fino a che non diventò uno dei tanti puntini luminosi nel firmamento.
A quel punto lui si abbandonò e baciò la tela in cui c'era la sua amata.
E furono una cosa sola.
Lei proruppe in un bacio totale di amore infinito.
E anche lui la amò, come se fosse l'unica cosa vera al mondo.
Chiuse gli occhi ed erano entrambi sulla falce lunare mano nella mano.
La falce lunare li aveva portati sul pianeta dove si trovava il castello di Dio.
C'era uno splendido mare quieto, una spiaggia e il sole che sorgeva.
Si presero mano nella mano e si incamminarono verso il castello di Dio.
martedì 15 settembre 2020
Una vecchia
Nuvole lontane
scivolano...
Lampioni gialli...
asfalto.
Piange il cielo
rassegnato al dolore
di vedere
milioni di anime
imprigionate
nelle immense
prigioni di cemento
chiamate città.
Venite a noi ..
sussurrano i prati.
Una foglia gialla d'autunno
si accartoccia
e danza nel vento.
La sua grazia muta
non trova più
silenziosi applausi
da tristi cuori solitari.
Ci avete abbandonato
ma non conosciamo il rancore.
No...
fermeremo il fuoco
che giunge dai vostri
uccelli di metallo,
pronti a depositare
uova di morte
sulle vostre città.
Una vecchia solitaria
prigioniera tra pareti
di cemento,
muore sola
fissando tubi al neon,
mostreranno il vostro
errore,
mostreranno il vostro orrore
agli dei del cielo,
della libertà
del vento solitario...
della notte.
Della notte.
sabato 12 settembre 2020
Verrà la vita e avrà i colori dei tuoi occhi
I tre impiccati penzolavano alla luce della Luna.
Il vento che sembrava provenire dalle stelle, spazzava la piazza deserta e giocava con le torce.
Fu allora che lo strambo pittore, decise di dipingere il quadro, l'aveva battezzato ''La Santa Trinità''.
Si posizionò su una panchina posò la tela e incominciò a dipingere.
''Nei volti degli impiccati'', si disse ''c'è lo strazio di Cristo, il Dio che ha scelto di soffrire come l'uomo.''.
Il pittore era un uomo di fede, e con quel quadro voleva dare una dignità a quei poveri straziati dalla morte conferendogli la dignità divina.
E fu così che si accinse a dipingere.
Le nubi danzavano nel cielo, rincorse dalle abile pennellate del maestro.
E poi venne la volta degli impiccati, lui li dipinse e mano a mano che dipingeva i loro volti si rese conto di una cosa, che da quando aveva preso a dipingerli, i loro occhi si erano aperti e lo fissavano.
''Strano...'' pensò fra sé e sé, e provò ad avvicinarsi agli appesi abbandonando la tela.
Ma a quel punto essi parvero richiuderli.
Li guardò da vicino, gli impiccati ciondolavano sinistramente e non c'era nessuna traccia di vita in loro.
Il pittore si allontanò e riprese a dipingere, e di nuovo li dipinse e i loro occhi erano aperti e lo fissarono.
Il pittore era quasi stizzito, perché non capiva cosa stesse succedendo, se ciò che vedeva era frutto di un'illusione ottica.
E di nuovo abbandonò la tela per avvicinarsi.
E di nuovo trovò i loro occhi chiusi e i loro corpi macabramente appesi alla forca.
Si disse ''E va bene, io disegnerò quello che vedo, lo spirito del Signore mi guiderà nella mia opera''.
Si fece un segno della croce, e pronunciò l'Eterno Riposo'' socchiudendo gli occhi.
''L'eterno riposo
dona loro Signore,
splenda ad essi
la luce perpetua
riposino in pace
Amen''.
Si accinse a guardare i tre impiccati per disegnare i loro volti.
Quando guardò verso le forche rimase di sasso.
I tre impiccati non c'erano più.
Le forche penzolavano vuote.
Guardò la tela e rimase di sasso.
Sulla tela si era miracolosamente dipinta una curiosa immagine.
I tre impiccati salivano una scala di cristallo che portava verso la Luna.
E la Luna aveva gli occhi con cui gli impiccati lo fissavano.
Il cuore gli prese a palpitare nel petto, e a quel punto non sapeva se credere ai suoi occhi.
Ma la Luna con quegli occhi era inquietante.
Quegli occhi erano morti, privi di vita, come quelli di un cadavere e lo fissavano.
Non gli sembrava opera divina ma diabolica.
Eppure quel quadro era straordinario.
E si era composto da solo.
A quel punto il pittore disse ''reciterò un Padre Nostro, forse mi aiuterà a capire se è opera divina o diabolica.''
''Padre nostro
che sei nei cieli
sia santificato
il tuo nome,
venga il tuo regno
sia fatta la tua volontà,
come in cielo così
in terra,
dacci oggi
il nostro pane quotidiano
rimetti a noi
i nostri debiti
come noi,
li rimettiamo
ai nostri debitori
e non ci indurre
in tentazione
ma liberaci dal male.
Amen.''
Allora una colomba d'argento venne dal cielo e si avventò sul quadro rovesciandolo.
Così vide il retro e c'era il suo volto ritratto perfettamente con gli occhi chiusi.
''Che significa questo?'' si chiese fra sé e sé.
In piccolo sul retro del quadro c'era una scritta di un brano evangelico:'' La lampada del corpo è l’occhio; perciò, se il tuo occhio è semplice, tutto il tuo corpo sarà luminoso; ma se il tuo occhio è cattivo, tutto il tuo corpo sarà tenebroso. Se dunque la luce che è in te è tenebra, quanto grande sarà la tenebra!''.
''La luce che in me è tenebra?''
''Che significa?''
A quel punto non sapeva più che fare.
Pensò : ''Io devo chiedere aiuto a un padre spirituale, non capisco il senso di tutto questo.''.
E prese con sé la tela.
A quel punto entrò nella chiesa e accese un lume a nostro Signore Gesù Cristo, uno alla Madonna e uno a tutti i Santi della chiesa.
Ma il vento della notte entrò di colpo nella chiesa e li spense.
Spense anche la torcia con cui si faceva luce.
Si ritrovò nel buio più completo.
Il vento aveva richiuso la porta della chiesa dietro di sé.
Era nel buio più completo.
A quel punto notò una cosa, che la Luna del quadro era luminosa.
E faceva una tenue luce.
Tuttavia illuminava a sufficienza la chiesa.
E con quegli occhi spenti di morto.
A quel punto guardò meglio il quadro e vide i tre impiccati che salivano la scala di cristallo che li portava alla Luna.
Anche il cielo del quadro era vivo.
Le nubi si muovevano:quel quadro era vivo!
A quel punto protese le mani verso la Luna perché non poteva sopportare quegli occhi da morto e voleva serrarle le palpebre.
Chiuse le palpebre alla Luna.
A quel punto i tre impiccati si girarono e invertirono il loro moto, scendendo la scalinata di cristallo.
Scesero le scale anch'essi a occhi chiusi e infine tornati a terra posizionarono il loro collo sul cappio.
Girò il quadro istintivamente ma non aveva modo di vederlo essendo la chiesa buia.
Uscì dalla chiesa ma anche fuori la luce della Luna era scomparsa,velata da una nuvola.
Preso dalla disperazione urlò istintivamente:
''Abbà Padre perché mi hai abbandonato?''
E fu solo in quel momento che vide un unico punto luminoso nel cielo Venere, Lucifero la stella del mattino.
E Venere era potente come una lampada verde nel vasto oceano luminoso.
Guardando Venere il pittore chiese ''Chi sei?''
E Venere rispose:
''Sono Lucifero la stella del mattino, chi mi guarda vede la bellezza del cosmo e io apro i suoi occhi perché finalmente possa vedere la luce del sole che sorgerà.''
E il pittore si inginocchiò e di fronte a Venere domandò:
''Ma tu sei Lucifero il demonio?''.
E Venere rispose:
''Io sono la bellezza, la squisita bellezza che va al di là del bene e del male...''
''Il tuo Dio è forse un Dio dei vivi?''
''Che bisogno ha un Dio dei vivi di aspettare che gli esseri muoiano per prendere la loro anima oramai accecata dalla morte?''
''Ma tu sappi o figlio della bellezza, che se tu mi adorerai io ti aprirò gli occhi, finalmente potrai vedere e la luce che è nei tuoi occhi non sarà più tenebra''.
''Che cosa devo fare?'' chiese il pittore.
Lucifero rispose: ''Recita questa preghiera:
''L'eterna bellezza
può essere colta
solo dai vivi,
che il riposo
della tomba
sia il giaciglio
delle ossa
del Dio crocefisso.
Sia
l'eterno riposo
a lui,
e a noi
l'eterna dannazione
della bellezza,
e dei sospiri
che ci separano
da essa.''
Il pittore era in dubbio.
Forse doveva tradire Dio?
Era un Dio dei morti o dei vivi?
C'era un solo modo per scoprirlo.
Recitare la preghiera.
La recitò.
A quel punto gli occhi gli si aprirono.
E capì di avere un immenso potere.
Era lui a disegnare le forme dell'universo.
Le colonne di azzurro dell'alba si ersero come Jachin e Boaz nel tempio del re Salomone.
E a quel punto lui lasciò perdere gli occhi morti della Luna e i tre poveri impiccati.
Prese il pennello e disegnò i colori dell'alba, colorò di rosa i picchi delle vette.
Le nubi grigie le colorò di oro, colorò di verde i prati e li soffuse di una tenue nebbiolina, disegnò dei raggi d'oro e infine prese la punta del pennello e attinse dall'iride dei suoi occhi per colorare il cielo di azzurro, violetto e rosa.
E infine pianse lacrime d'oro di fronte a un simile spettacolo.
Prese il pennello e lo intinse delle sue lacrime e disegnò il sole che incominciò a splendere e levarsi dall'orizzonte.
Prese la tela per stracciarla.
I tre impiccati erano sempre lì stupidamente morti, la girò e vide che il suo ritratto aveva gli occhi aperti.
E dietro di sé aveva una splendida fanciulla con le fattezze di Venere.
Si girò improvvisamente e la vide identica.
Splendida, i boccoli d'oro rilucevano nel sole dell'alba e cadevano morbidamente sui suoi seni e sulla sua schiena.
Gli sorrise e lo prese per mano e gli disse:
''Ora che sai di essere l'artista dell'universo e che i tuoi occhi dipingono il mondo, vieni con me a godere delle delizie del cielo fra il paradiso degli dei.''
Il vento soffiò nei suoi capelli biondi ed essi formarono una scala dorata verso il sole.
Camminarono insieme verso il sole e raggiunsero il paradiso degli dei immortali.
venerdì 11 settembre 2020
L'ape divina
Sono un insetto,amo i colori la luce.
Ma le luci della città degli dei mi disorientano.
Per questo io ape del sole sono andata nel deserto, alla tenue luce della Luna.
Il vento sfiorava le dune ricamando di sabbia,con le sue dita nere il vestito bianco della notte,il deserto illuminato dal pallido astro.
No, credetemi,le rocce alla luce della luna,divengono fantasmi di bianche derviscie, che danzano al ritmo dell'arpa di Noè,sotto il monte Ararat.
E il serpente giace su una croce enorme inchiodato.
E' lui il simulacro.
Io sono un'ape e non sono abituata alle visioni della notte.
Per cui mi avvicino con circospezione al triangolo del quarto vuoto, Rub Al Khali.
Solo i dervisci osano tanto nei loro sogni.
Ma questo non è un sogno.
Io vedo la spirale, dentro il triangolo.
La spirale della vita e della morte.
Al fondo della spirale c'è un occhio che mi guarda.
Io lancio il mio cuore nel triangolo d'oro e ne escono mille luci che si vanno a posizionare sulla volta del cielo.
Sono le stelle della notte,i miliardi di occhi con cui ti guarda l'unico, lo zero, la stella vuota l'occhio cieco omnivedente.
E io mi sento osservato e ciò non mi piace, entro nel triangolo e vedo la curvatura dello spazio-tempo.
Vedo uno specchio mi ci rifletto, c'è l'immagine di un uomo .
Non sono più un ape ho preso forma umana.
Il deserto di sabbia è diventato simile ad un oceano bianco di latte,le dune mosse dal vento,onde.
Io sono un uomo ma mi ricordo del mio passato di ape e prendo il mio cuore,è un vaso di alabastro,ne verso il contenuto nel mare di latte,il contenuto è dolcissimo miele.
Dal mare di latte emerge una piramide d'oro.
C'è il corpo del faraone nero.
''Vieni'' mi dice, io mi avvicino e vado in punta alla piramide e la tocco.
Diventa nera.
D'ebano, poi si illumina di molti colori e dalla sua punta viene sparato un fascio di luce verso il cielo.
Come un laser taglia la volta nera del cielo e il cielo si apre.
Le stelle cadono nel mare di latte e il cielo diventa azzurro,azzurro come il mare.
Ora la piramide si sbriciola e forma i continenti.
Tutto è ancora informe quando il faraone nero si risveglia, e si alza e getta il suo cuore nel cielo.
Diventa il sole.
Io batto sul mio tamburo e danzo, si alzano con me nella danza della vita gli alberi e le fiere.
Infine mi guardo allo specchio e ho orrore tiro un pugno lo specchio si spacca in mille cristalli.
Ognuno riflette la luce del sole, ognuno è l'anima dell'uomo originario.
E'nata l'umanità.
Ora spezzo il triangolo d'oro, nasce la geometria le città, la tecnologia.
Ora mi lancio nel mare.
Sono nato,guardo le mie mani e il viso di mia madre.
Ho deciso io ape divina sarò un uomo.
Ho deciso che vivrò, ma terrò la coscienza di come sono nato.
Per amore del faraone nero...
e del suo cuore che risplende nel cielo.
Il sole.
La casa dei sogni
La casa dei sogni aveva infinite stanze.
In ognuna abitava un pensiero.
Ma la casa dei sogni non era un luogo di pace.
In particolare i sogni degli dei erano pretenziosi.
Così pretenziosi da affermare che la casa dei sogni aveva un esistenza reale.
Quando in realtà,secondo il portinaio tale concezione risiedeva in un indirizzo.
Via dei matti numero zero.
Già perché se prendi gli dei sul serio rischi di impazzire.
Solo guardando la propria ombra alla luce della Luna si può capire che non si esiste realmente.
Ma solo quando il sole della coscienza illuminata è sorto.
Allora le ombre della Luna scompaiono, e i sogni degli dei si fanno tali e diventano una cosa chiamata uomo.
Imperfetta e strana come solo possono essere i sogni.
Per questo si contraddice e parla 10000 lingue e guarda con un 12 miliardi di occhi.
Perché 12 miliardi è il numero dei significati che puoi attribuire ai sogni degli dei.
Ma io sono risvegliato e guardo al sole e non all'ombra e vedo che la fonte della luce è una sola.
Il sole Aton dice di esserne la voce.
L'oro il corpo.
E gli alberi protendono le mani verso il loro padre sole.
E se ci rifletti non sono fatti d'oro, ma di legno e questo dovrebbe far riflettere.
Riflettere che la realtà è il molteplice sogno degli dei.
E' che l'universo nero è il loro sonno.
Sono le stelle del cielo a sognare il nostro destino.
E se tu vai lontano, nel deserto, lontano dalla casa dei sogni...
Noterai che non proiettano nessuna ombra.
Riflettici.
La casa dei sogni è vuota.
Sei tu a riempirla.
Gli dei dormono.
E tu sei sveglio.
Vivi dunque.
Ama.
Uccidi,
con un sorriso
chi ti sputa addosso
un nome,
un etichetta,
una sentenza.
Sei libero, ma solo se esci dalla casa dei sogni.

