sabato 4 settembre 2021

Uno studio interessante sull'efficacia del vaccino in soggetti giovani o anziani

 Uno studio che riporto qui potrebbe essere interessante nelle sue conclusioni.

Fermo restando che lo studio è stato fatto con vaccinazione per il Sars Cov1 le sue conclusioni potrebbero risultare interessanti.

Nello studio, applicato su modelli murini, il vaccino utilizzato sembra conferire immunità ai soggetti giovani, ma non a quelli anziani dove per contro l'inoculazione del vaccino potrebbe peggiorare la situazione in caso di contatto con il virus.

https://pubmed.ncbi.nlm.nih.gov/17194199/

sabato 28 agosto 2021

Campane

Se io ti raccontassi

che le nuvole

non sentono le campane,

ti tacerei che serbano le ore,

per nevicare lentamente

dentro il nostro cuore.

Abbaiano cani 

dietro le vie.

Maturano i frutti

sugli alberi.

Il silenzio è sovrano

alle porte del cielo.

Si allungano le ombre,

fra gli ulivi

ed il tempio,

bianca è la nuvola,

bianco è il marmo,

bianca è l'anima

 silenziosa.

Se ti cercheranno fra i cipressi,

sentiranno solo il tuo profumo,

bianca nuvola  nel sole,

d'oro i tuoi capelli

ineffabile,

la mia mano

serba una lucciola,

e tu sei lì.

Accarezza un gatto

e tu sei li.

Curiosi fra le finestre

che si accendono la sera,

ma io accarezzo il vuoto,

e allora ti tengo per mano.


Il vino ebbro

e le erbe gialle

che ti ho offerto al fondo della valle,

sono cipria rosa,

sulle tue gote al tramonto,

mentre la collina imbrunisce.

Se vorrai, attenderemo

le stelle nelle dimore

degli dei.

I fuochi quieti

sull'Olimpo

giacciono spenti,

gli dei sono fuggiti da questo mondo

per andare in altri castelli

su altre stelle.

Io ti offro il profumo dell'olivo

sul mare,

la pace serena del fuoco.

Il fumo acre

sale nel vento,

le campane continueranno

a suonare

dammi la mano

e voliamo nella notte

le sentiremo nel tempio

che si affaccia

nell'eterno immenso mare.

E la Luna piena

proietta ombre,

potremo solo dimenticare.


sabato 21 agosto 2021

Il deserto

 Mi ero addormentato durante la carovana notturna nel Sirhan.

Quando il sole mi svegliò mi resi conto dell'incubo, solo,il sole incominciava a splendere e il deserto come uno specchio feriva le mie palpebre.

Cercai di orientarmi, ma nulla mi aiutava.

Il deserto piatto e roccioso feriva le zampe del cammello abituato ai deserti sabbiosi.

L'animale dopo 6 ore di sole e di vento polveroso si accasciò.

Ero senza speranza.

I morsi della sete incominciavano a farsi sentire.

Venne il rosso della sera e poi l'oscurità.

Le stelle fulgevano fra i deserti dell'universo.

Mi accasciai fra le selci cercando con le mani qualche arbusto per accendere un fuoco.

Il vento è come il destino, e il vento mi avrebbe portato via.

Avevo sete, una sete feroce, e tutto il mondo sembrava aver sete.

Le stelle, le guardavamo con occhi giovani interrogandole sui nostri amori giovanili, e ora io vedevo l'immenso deserto del cosmo.

Su altri pianeti quei puntini flebili erano soli inclementi che sommergevano di luce qualche sfortunato incauto perso in una petrosa replica del deserto siriaco.

Non mi interessava della loro fulgida bellezza.

Il mondo è un cerchio.

Una sorgente che si nutre di sè medesima.

Che cosa mi stava rivelando il deserto prima di darmi la morte?

Cercavo nel wadi Fahir tracce di acqua, aveva piovuto l'anno scorso di piogge torrenziali, forse ne era rimasto qualcosa.

Vidi una stella cadente, espressi un desiderio, trovare una compagna.

Fu istintivo, nel deliquio della sete e del bisogno di acqua e di ritrovare la strada per Damasco avevo espresso quel desiderio.

Mi pentii di averlo fatto, ma le stelle cadenti sono un attimo, e rivelano il profondo del cuore.

Mi accasciai sentendo in me crescere il panico.

Guardavo le stelle, o come erano crudeli.

Come riversavano la loro luce su milioni, anzi miliardi di mondi sabbiosi e petrosi.

Fortunati quelli dove non c'era vita.

Altrove qualcuno sicuramente piu' di uno, sicuramente milioni si erano persi e giacevano esangui in deserti petrosi con luci di stelle di chi sa quale colore.

Già di chi sa quale colore.

Di chi sa quale colore.

Di chi sa quale colore.

Questa riflessione si ripeteva ritmica circolare nella mia mente.

Il mondo è un cerchio, una sorgente che alimenta se stessa.

Un rincorrersi di anime in cerchi, senza potere, senza mai potere trovarsi, senza mai fermarsi, come le stelle, i pianeti che ruotano.

Mi persi nel deliquio.

Chiusi gli occhi e mi sforzai di vedere il cielo.

Milioni di albe su milioni di mondi e io qui, qui dove?

L'alba non mi troverà, ''qui''.

Aprì gli occhi e vidi che il vento soffiava, sempre , sempre.

Ma in che direzione va il mondo?

Ho sete.

Dov'è la sorgente di tutto questo?

Mi sforzai di risalire ogni singolo pensiero, ogni singola percezione.

Era faticoso.

Tutto va sempre ''avanti'' e va bene così fino a che non ci si perde.

Fammi risalire.

Fammi risalire l'intero universo, di piu'.

La bocca arida, il cuore arido, la mente arida.

Dove zampilla la sorgente di tutto, se non altro di me?

Risalii il vento, i suoi mulinelli, il confine dell'aria con il vuoto, eppure concetti immagini, non importa risalii.

Aprii gli occhi.

''La stella nera, lo zenit celeste, la luce uccide, acceca, immagini, nuvole rade, pioggie antiche.

La stella nera, l'ho sentita pulsare nel cuore dell'universo.

I suoi raggi di oscurità creano la grande notte celeste.

Ora fa finalmente fresco, grazie alla stella nera.

Noi sfortunati che abbiamo solo il grande cielo come compagno, accediamo alla sua pulsazione.

Stella nera chi sei?

Sento la tua pulsazione, il cerchio è solo un immagine, la stella nera uccide le immagini.

Il cerchio non esiste, o meglio esiste e noi non ne possiamo cogliere l'essenza, perchè la sua immagine è solo un immagine.''

Smisi di guardare le stelle e mi resi conto degli spazi vuoti neri fra esse.

Un pensiero si fece largo nella mia mente.

''I giardini del paradiso dove fiumi di latte e miele scorrono.''

No.

Questo è l'inizio della fine.

Io voglio la fine dell'inizio.

Voglio la sorgente.

Provai a vedere le pietre poi a risalirle, a risalire, è solo una percezione un flusso una corrente.

Cercai di risalire con fatica il tempo, lo spazio, i deserti dell'universo.

Mi resi conto che la stella nera era anche vuota.

Le offrì il mio dolore.

La mia vita.

Perché lei lo trasformasse nei suoi raggi invisibili.

Entrai nella stella nera, sentii i desideri inappagati, le vite vissute e non vissute, le sofferenze vane.

Di tutti i dispersi del deserto cosmico.

E aprii gli occhi all'interno.

Oh che desolazione.

Questo deserto siriaco, questo grande universo è il mio cuore.

E' vuoto solo e desolato.

Se io potessi sentire, amare, sul serio, ci sarebbe acqua.

Sento solo tristezza, cerco di colmarla in tutti i modi, ma io sono vuoto.

Non tenerezza, niente.

Come fare sgorgare acqua dalla pietra?

Provai un briciolo di...o mio Dio...di niente.

Immensi deserti.

Soli ciechi uccidono di luce.

Stella nera aiutami.

Mi resi conto di non ricordarmi il colore degli occhi di mia madre.

Piansi.

Dentro la grotta del mio cuore emerse qualcosa.

Aprii gli occhi piangenti di me bambino che ha dimenticato gli occhi di sua madre.

Non c'erano piu' stelle.

Fulgide belle e fatue.

Solo il buio totale.

Pensai di essere morto.

Mentre piangevo un lampo illuminò il cielo.

Mi parve di vederli per un secondo.

Erano verdi come i miei.

Piangevo e incominciò a piovere.

Una pioggia forte, il wadi Zahir si riempì e dovetti alzarmi perché la sua corrente si gonfiava, il torrente morto aveva ripreso vita.

Bevvi avidamente, acqua.

Acqua dal cielo, sapore di pioggia.

Anche il cammello bevve e si rinfrancò.

Quando tutto era cessato ci addormentammo.

All'alba mi svegliai e il deserto era fiorito.

Segui la corrente del wadi Zahir e arrivai a Damasco.

Ero salvo.

Avevo fame e vidi una ragazza che vendeva datteri.

Era coperta dalla testa ai piedi tranne gli occhi.

Erano quelli.

lunedì 9 agosto 2021

Il vecchio cieco

 Si erano fatti beffe di lui, il vecchio mendicante cieco dopo aver bevuto un pò di sakè sembrava giocare con le mani.

I due samurai fecero una scommessa.

Chi dei due sarebbe riuscito con la spada a mozzargli il nodo del kimono.

Si fece avanti Yocho.

Si avvicinò prese la mira e gli mozzò il nodo del vecchio kimono sporco.

Si girò con aria tronfia per la sua abilità.

Improvvisamente non vide piu' nulla, il vento aveva preso con sè il kimono del vecchio mendicante cieco e con esso gli aveva avvolto il volto e il busto.

Il vecchio mendicante cieco a torso nudo si avvicinò a Yocho.

Prese la spada al samurai e mozzò la sua testa.

Sul petto del vecchio mendicante c'erano tatuate delle nuvole.

Prese la testa inviluppata nel kimono e la gettò via.

''Cibo per i gatti'' disse.

Sfilò il suo kimono e se lo mise addosso.

L'altro samurai Toyotomo lanciò un grido.

''Come osi vecchio pazzo uccidere un samurai? Verrai giustiziato!''

Il vecchio mendicante sembrava non sentire o meglio sentiva qualcos'altro.

Toyotomo si fece avanti furente a colpo sicuro e sferrò il colpo.

Il vecchio mendicante si chinò per raccogliere un soffione.

Mentre l'altro sferrava il colpo lui da dietro gli infilò la katana nel petto e intanto raccolse il soffione.

Toyotomo rimase alcuni istanti agonizzante cadde in ginocchio davanti a lui.

Il vecchio mendicante parlò: ''Cosa vedi, tu hai la disgrazia della vista, dimmi cosa vedi''

La spada gli era caduta davanti con il riflesso del sole, improvvisamente il riflesso sparì, alzò gli occhi e vide che una nube lo oscurava.

In quello stesso istante il vecchio mendicante gli mozzò la testa di netto.

''Una nube, quella che hai visto dev'essere come voi vedete le nubi, io sono una nube le nubi si notano solo quando oscurano il sole, le nubi sono cieche.''

Soffiò nel soffione i cui petali si dispersero nel vento.

Mise la spada nel fodero e ricominciò a manipolare il vuoto, camminando lentamente fra la gente incredula.

Non era forse Zaitochi il vecchio mendicante cieco? Per quel che ne sapeva la gente aveva piu' dimestichezza con le bottiglie che con le spade.

Lui procedeva lento fra la gente.

Improvvisamente la nube si ritirò dal sole, la gente guardò di nuovo il sole, e guardò lui, non c'era piu'.

La notizia che il vecchio Zaitochi aveva ucciso due valenti giovani samurai si sparse per la provincia.

Subito il clan dei Nabekura si mosse alla ricerca del vecchio per vendicarli, ma nessuno lo trovava.

Una sera  mentre dei vecchi salici ondeggiavano al vento e le lanterne rosse danzavano in un gioco di ombre che si rincorrevano Zaitochi emerse lento dall'ombra.

Era sempre lui.

Il vecchio Zaitochi, eppure questa volta non passò inosservato come al solito.

Si avviò verso il banco e prese una busta con del riso dentro lo lasciò cadere sul tavolo e chiese in cambio del sakè.

Il proprietario della locanda glielo porse, lui lo prese lentamente.

Mentre faceva questo, credendo di non essere vistoil locandiere fece cenni agli altri perché avvisassero i Nabekura della presenza del vecchio.

Il vecchio prese il sakè e lo versò per terra.

''Io non baratto il mio riso con chi non sa farsi gli affari propri, ridammelo indietro.''

''Tu vedi un vecchio.''

''Io non vedo nulla.''

Il proprietario della locanda scappò.

Il vento era sempre più forte ed egli uscì alla luce delle lanterne sballottate dal vento.

Gli uomini del clan di Nabekura erano arrivati.

''Non bisogna mai farsi trovare in ritardo con l'appuntamento con la morte.''

Disse il vecchio.

''Sono d'accordo con te'' esordì Yamamoto.

''Ti stai preparando alla tua morte.''

''Che almeno sia degna.''

''Temo tu abbia equivocato il senso delle mie parole.''

Disse il vecchio cieco.

Lui stava immobile mentre le luci delle lanterne gli danzavano intorno.

Gli sferrò un colpo con molta cautela ma forte e preciso.

Il kimono si accasciò.

Rise esultante, aveva vendicato il clan dei Nabekura.

Da dietro di lui una voce lo interrogò.

''Cosa vedi?''

Lui guardò il cielo limpido senza nubi.

''La morte è come un cielo limpido, questo tu vedi e io non posso vedere.''

Il vecchio nudo lo sventrò con un colpo di Katana.

Riprese il suo kimono e se lo mise.

Camminò lento verso il Toro dell'ingresso del cimitero.

Entrarono nel cimitero, l'intero klan dei Nabekura.

Nessuno ne uscì.

Per ore.

Il vento continuava a sferzare il bosco e la locanda, la gente era impaurita.

Dal Toro uscì il vecchio cieco ciondolante.

''Ho visto molte cose, io non posso vedere come voi.''

Un avventore si fiondò nel cimitero a vedere, erano tutti morti.

''Chi sei?''

Gli chiese un altro vecchio.

''Nemmeno io so bene chi sono, lo imparo ogni giorno, io non posso vedere.''

''Io vengo a vedere con i vostri occhi.''

L'abate del monastero si fece avanti.

''Lasciatelo in pace''.

''Egli è solo un mendicante, non può vedere, mendica i vostri occhi.''

''Lasciatelo andare.''

Il vecchio sparì dalla luce incerta delle lanterne e si fece ombra fra i rami urlanti nel vento del vecchio bosco.

Il ventò cessò.

La Luna emerse dalle nubi.

''Chi è costui?''

Gridò la folla.

''Dobbiamo ucciderlo o ci ucciderà tutti.''

''Sciocchi'' li interruppe l'abate, ''voi volete uccidere la morte e vi lamentate che lei uccide voi, volete vedere cosa è la morte e vi lamentate che essa ruba i vostri occhi siate il cielo limpido e il vento e non abbiate paura degli antri oscuri del bosco, la morte è cieca ma non vuole vedere, smettetela di cercare di vedere, così importunate la sua pace e la vostra o essa avrà i vostri occhi.''.







sabato 31 luglio 2021

Il loto

''Ti voglio raccontare una storia'' disse l'abate a un giovane monaco.

Nel tempio di Enriaku Ji  c'erano due monaci, uno aveva meditato tutto il giorno alla ricerca del nirvana, l'altro si occupava delle cerimonie.
La cerimonia del te.
L'aveva fatta da solo, due volte, al mattino e alle 4 del pomeriggio, mancava solo quella serale.
L'altro monaco stava di fronte al laghetto, continuava a tirare una pietra nel laghetto del giardino, osservare l'onda, il lago quietarsi, per poi andarla a riprendere.
Aveva piovuto tutto il giorno, il monaco che si occupava delle cerimonie era un po' indispettito dall'atteggiamento dell'altro monaco.
Tirando la pietra disturbava il loto bianco al centro del lago secondo lui.
Lui curava maniacalmente il giardino.
Potava le piante.
Anche lui si sedeva in meditazione di fianco all'altro monaco quando era stanco.
La cura dell'intero monastero era faticosa al suo vecchio corpo eppure gli donava gioia.
Aveva amore delle piante.
Si era seduto di fianco al monaco dietro una pietra.
Lui sentiva per contro che quella pietra doveva rimanere li', e che nulla andava mosso.
Guardava le gocce di pioggia nel laghetto, e quei cerchi concentrici.
Da piccolo passava ore a contemplare le onde concentriche delle gocce di pioggia.
Lo assorbivano, gli sembravano la perfezione.
Guardava in quel momento le gocce di pioggia nel lago.
Le guardò in modo diverso.
In quella perfezione non c'era pace, ma sofferenza.
Era una rincorsa, e al tempo stesso l'eco di qualcosa, passato e futuro.
Ebbe questa strana percezione.
Guardava le piante del giardino.
Il tempo fuggiva, come cerchio concentrico, il tempo fuggiva.
Ma il loto bianco, quelli si adesso era la vera perfezione.
Era ignaro dell'acqua sopra e sotto di lui.
Si sedette in meditazione guardando il loto e non la pietra.
In quel momento mentre guardava il loto e non la pietra un fulmine dal cielo colpi' la pietra che si trovava di fronte a lui, e quella di fronte all'altro monaco.
Si parlarono.
''Tu sai cosa sta per accadere? questo è un presagio, i naga ci stanno avvertendo.''
Chiese il monaco che tirava la pietra nel lago all'altro.
''Il fulmine è caduto dal cielo su entrambe le nostre pietre, la tua immobile, la mia no.''
L'altro monaco gli rispose:''Tu non hai osservato bene, è dalle pietre che il fulmine è asceso al cielo, non sono i naga, qualcosa è avvenuto in esse, qualcosa della loro natura quieta e imprigionata è voluto salire all'infinito.''
''Ma io guardo sempre le piante del giardino è qualcosa di piu' ancora anomalo è successo, una foglia è caduta dal salice e si è posata sul loto, ed è rimasta lì.''
Il monaco a cui piaceva perturbare il lago non disse nulla, era rapito da qualcosa che neanche lui sapeva ben definire, guardò le piante scosse dal vento, l'acqua le nuvole, sentiva che era il momento tanto atteso si sentiva rapito da tutto, toccò la pietra incandescente da cui il fulmine era asceso al cielo e la lanciò nello stagno, era il momento.
L'altro monaco invece guardò il loto bianco ed ebbe paura per esso.
Qualcosa questa volta poteva perturbare la sua quiete in modo definitivo.
Ebbe compassione di esso, e non si curò della stessa sensazione che provava anche lui, la sensazione che stava per essere rapito da un lampo verso l'infinito.
Pareva essere la liberazione ma lui non se ne curò, si tuffò nelle acque dello stagno per prendere il loto e preservarlo da ciò che stava per accadere.
E il loto gli fu grato.
Era il 6 agosto 1945 a Hiroshima.
In quel momento la bomba esplose.
L'atomo, questa piccola pietra si scisse e qualcosa di esso fuggì verso l'infinito.
Mentre era immerso nel lago si accese il grande bagliore.
Vide il grande bagliore e sentì la vertigine, la vertigine originaria.
La quieta pietra dell'atomo originario si era illuminata della vertigine.
Aveva sentito infiniti mondi, universi, possibilità, forme, era fuggita da se stessa perchè aveva sentito la grande vertigine, il grande fulmine che lo stava per portare nel mondo degli infiniti universi e infiniti dei.
Non sarebbe piu' stato tutto, lo era già, sarebbe stato qualcosa di infinitamente piu'grande sarebbe asceso all'infinito, aveva provato la grande vertigine.
E in essa era precipitato.
L'atomo fuggì da sé stesso e entrambi i monaci videro il bagliore meraviglioso.
Il monaco che si era preoccupato del loto si trovava sotto di lui.
L'altro sulla riva preso da questa vertigine si alzò per lanciare la pietra nella sua colonna vertebrale il fulmine che lo stava per rapire all'infinito.
Stava per dire:'' Finalmente IO l'ho raggiunto.''
Ma non finì mai la frase .
Quando disse IO, la luce dell'atomo, la pietra originaria lo ridusse a un ombra sul terreno.
L'altro monaco si trovava sotto le acque del lago e stava per riemergere per prendere il loto.
Le acque del lago lo protessero dal grande bagliore.
Anch'egli sentì la grande vertigine di infinite galassie, universi, la possibilità di essere gli infiniti dei.
Ma quando toccò il loto tutta questa vertigine fece ondeggiare il suo essere, sentì anche lui la colonna vertebrale come un fulmine che lo rapiva all'infinito.
Ma toccò il loto ed emerse.
Qualcosa di lui era stato rapito verso non sapeva più neanche dire cosa, sapeva solo che il loto bianco era nelle sue mani.
Gli accadde tutto ciò che era accaduto all'altro monaco, fu rapito verso l'infinito e si perse nelle profondità dello spazio, ma era lì, nelle sue mani il loto, intatto.
Non sapeva che pensare, era stordito.
Entrò nel tempio semidistrutto, ma nonostante questo sentì che doveva celebrare la cerimonia del tè serale non aveva altro che il loto, le brocche erano distrutte.
C'era una bottiglia rotta che conteneva tè bollente.
Usò il loto come calice.
Mise il tè bollente nel recipiente e fece cadere il loto al centro del recipiente pieno di te.
Notò che il loto caduto nel te non formava alcuna onda concentrica.
Era come fosse libero da questa strana smania dell'universo di propagare se stesso al di fuori.
Il loto tuttavia nel tè bollente sembrò morire.
Ne fu rattristato e pianse.
Le sue lacrime caddero sull'amato loto che lui aveva ucciso, le lacrime scorrevano sul loto anche morto senza fermarsi.
Forse non era morto.
Bevve il te bollente dal loto.
Non era bollente se preso da esso.
Mise il dito nel te e quasi si ustionò, il te era bollente, ma se bevuto dal loto era fresco.
Prese il loto e lo depose nel centro del lago.''

L'abate terminò così la storia e tacque.
Il giovane monaco non capiva.

''Abate non capisco, qual è il senso di tutta questa storia, quale dei due monaci ha raggiunto il nirvana?
Il loto è vivo o è morto?''

L'abate si alzò e fatto un inchino aprì il butsudan, e estrasse un loto.
''Il loto è qui.''
''Vuoi sapere quale dei due monaci ha raggiunto il nirvana?
''Io ti ho raccontato la nostra storia.''
''Prendi il loto nelle tue mani.''
Nel momento stesso in cui prese il loto nelle sue mani l'abate scomparve e ne rimase solo l'ombra per terra.
Il giovane monaco amò il loto.
Si disse: ''io non so chi ha raggiunto il Nirvana, non so neanche se i monaci erano due, non so dire se l'abate che era di fronte a me fosse solo un fantasma ucciso dall'esplosione, non so dire nulla, al di fuori che io amo il loto e sento che se lo amo lui vive, se eccedo nella forma lui muore, si l'universo è esploso a rincorrere l'infinito, e questo universo è solo il fungo atomico e le macerie di quell'esplosione originaria, ma io amo il loto e ora so che si salva solo chi è perso nel suo amore, nella sua purezza ineffabile.
Non so se questo è il Nirvana, non so se esiste il Nirvana, ma il loto è con me e tanto mi basta.''
Chiuse gli occhi e si rese conto che l'abate e tutti gli altri Buddha dei millenni erano con lui e non l'avrebbero mai abbandonato.
 

giovedì 22 luglio 2021

L'abisso e il cielo

 Io devo

saltare da una stella

all'altra per rimirarti,

la sera quando dormi.

Mi servo della Luna 

come lampada,

ma io non vedo

nella tua stanza.

Io sono il mare

il grande abisso,

immenso,

eppure carezzo

i tuoi piedi

quando cammini sulla spiaggia.

Io mi arrendo al mistero

dei tuoi occhi,

è l'unico universo in cui

esisto.

Tocco i tuoi capelli

per sentirti.

Cerco di coglierti,

e non ci riesco.

Ma il mare profondo

potrebbe carpire la tua essenza?

Il mio abisso affoga ogni cosa

nelle sue profondità,

ma i tuoi occhi

languide bolle di cielo,

risalgono allegri

e come spuma tu sorgi.

I tuoi capelli biondi,

il tuo sorriso

c'erano, e non ci sono piu'.

Che è questo mistero?

Ma poi io mi rendo conto

che i miei occhi,

sono solo grotte blu.

Tu ti avventi sul mio

corpo come onda,

su morto scoglio

sei infinite bolle di aria,

finalmente espiro,

e liberi il mio spirito

al tuo cielo.

lunedì 19 luglio 2021

Correlazione tra contagi e sabbia in sospensione atmosferica

 Credo sia doveroso esprimere un dubbio se anche le circolazioni atmosferiche non abbiano un ruolo nell'evoluzione della pandemia, nello specifico la quantità di sabbia che dal Sahara si muove in direzione dell'Europa.

Sono stati fatti studi che dimostrano come una singola particella di polline possa veicolare i famigerati coronavirus, non vedo perchè debba essere diverso per i granelli di sabbia.

Se entriamo nel merito stiamo vedendo una crescita di contagi della variante delta, proviamo a vedere cosa succede a livello atmosferico.


Un insolita propaggine di sabbia del Sahara si protende da diversi giorni in paesi atlantici come Gran Bretagna, Olanda, Belgio e Danimarca paesi interessati dal picco di contagi.

Questa schermata è del 17 luglio.

Da notare anche come insista sul mediterraneo orientale, ovvero Grecia e Cipro, due altri paesi interessati.




Questi flussi di sabbia si spingono fino a latitudini molto alte anche in paesi ''atlantici''.
Io vorrei fare osservare come questo fenomeno avvenga sempre piu' spesso anche nella stagione fredda, paradossalmente piu' nella stagione fredda che d'estate.

Questa è un'animazione di ciò che è successo nel Febbraio del 2021.

 
Come possiamo vedere dai dati satellitari la quantità di sabbia sahariana era molto piu' cospicua a Febbraio che non nella stagione estiva.



Il fenomeno non è passato inosservato ed è per certi versi inedito, la sabbia si è depositata sulle regioni alpine e le ha valicate.

Queste alcune foto dell'inverno 2021.





Questa è una veduta di Lione del Febbraio 2021 interamente rossa.

Il fenomeno per proporzioni e persistenza è per certi versi inedito, viene da pensare se il focus vada spostato dal contatto interumano alle circolazioni atmosferiche.