lunedì 28 agosto 2017

L’ALBERO DELLA STREGA DI RHODE ISLAND


Ci sono luoghi in cui in pochi chilometri si concentrano decine di leggende, fenomeni paranormali, fatti storici misteriosi, misticismo e credenze. Uno dei più attivi in questo senso è Rhode Island.
Rhode Island è uno stato del New England, più piccolo della nostra Valle d’Aosta, ma incredibilmente pieno di misteri. Giusto per citarne uno c’è la città di Providence, dove Howard Phillips Lovecraft ha vissuto e ambientato gran parte dei suoi libri (creando un mondo di creature aliene e demoniache).
Ma Rhode Island è anche famoso per essere stato patria di vampiri e streghe, tanto che lo stesso Bram Stoker si ispirò ad alcuni fatti accaduti qui per il suo libro Dracula. Se i fenomeni di vampirismo oggi sono liquidati come isteria di massa dovuta alle epidemie di difterite e tubercolosi, per i casi di stregoneria diventa più difficile sminuirli come allucinazioni o invenzioni, anche perché pare che ancora oggi alcuni di quei casi si ripercuotano sulla vita della regione e le sparizioni o le fatture sembrano essere ancora all’ordine del giorno.
Forse la strega più famosa di Rhode Island è quella che nel 1700 visse nella cittadina di Smithfield; di lei per moltissimo tempo rimase un albero che secondo la leggenda era il luogo in cui lei trasferiva il suo spirito e traeva potere per i suoi malefici.
Sebbene alcuni vecchi alberi possano assumere sembianze spettrali e spaventose, questo in un certo senso andava oltre, arrivando ad ossessionare ed intimorire perfino l’amministrazione cittadina che fino a qualche anno fa ha preferito costruire la strada ai lati del fusto piuttosto che abbatterlo e poter costruire una via diritta.
La forma dell’albero era tale che i rami, specialmente di notte, formavano figure umanoidi e sembravano piegarsi anche senza vento come se quelle figure danzassero; questo, oltre ai molti spettri avvistati nei pressi dell’albero, ha alimentato per secoli la credenza che la strega non se ne fosse mai andata, ma vivesse nel tronco dell’albero assieme alle anime sfortunate che morirono per sua mano e dei morti più di recente nei molti incidenti stradali.
Iniziamo dalla strega di Smithfield. Di lei il nome è andato perso, ma si sa che nei primi anni del 1700 viveva nel bosco che costeggia in alcuni tratti la Log Road. Solitamente in questi casi sono solito dire che non si trattava di una strega vera e propria, ma di una donna incompresa e punita dall’ignoranza della gente; in questo caso ho dei seri dubbi che fosse solo una contadinella eremita.
Quelli che tutti chiamavano “strega” era una donna non più tanto giovane che oltre a non partecipare quasi mai alla vita cittadina, era solita scacciare chiunque dal suo terreno e procurarsi il cibo in maniera considerata primitiva perfino a quei tempi: mangiava frutti del suo piccolo orto, cacciava con bastoni e pietre gli animali del bosco, rapiva galline dai pollai della gente, beveva e si lavava nei torrenti.
Se queste fossero state le uniche bizzarrie della donna forse oggi non staremmo a parlare del suo albero, ma il fatto è che per quanto la gente si tenesse alla lontana di giorno, quasi tutti di notte si presentavano alla sua porta in cerca di un unguento per i loro dolori, una pozione d’amore, una benedizione contro la sfortuna o semplicemente ingraziarsela e scongiurare il malocchio. La donna chiedeva in cambio quasi sempre animali o formaggio e nei suoi rituali c’era quasi sempre di mezzo del sangue come ingrediente.
Tutto andò bene fino a quando da Smithfield iniziarono a sparire i bambini. La leggenda vuole che furono decine di bambini e non uno solo a sparire e i sospetti caddero tutti sulla donna eremita. I corpi non furono mai trovati, ma la donna venne processata e condannata a morte; poco prima che la sentenza venisse attuata lei riuscì a liberarsi dalle corde e scappò. Fu uccisa con delle frecce proprio ai piedi dell’albero di cui ho accennato poco fa, che da allora assunto il nome di “The Witch Tree”.
L’albero fino a poco tempo fa era situato proprio nel mezzo di un incrocio della cittadina di Smithfield, all’intersezione di Log Road e Mann School Road.
Il vecchio albero, rovinato dai molti schianti di auto e moto di persone che non sapevano che ci fosse un albero in mezzo alla strada, diveniva spaventoso soprattutto la notte, quando la luce della luna creava un bizzarro gioco di ombre tra i rami facendo apparire forme umanoidi sospese.
Danneggiato e pieno di cicatrici, l’albero però non è mai seccato e anzi è cresciuto forte e rigoglioso. Le voci nella zona di Smithfield ancora oggi parlano di numerosi fantasmi e ombre lungo la strada e nei pressi dell’incrocio, che si dice fossero gli spiriti di coloro che erano morti ad opera della strega o per gli incidenti causati dal suo albero per suo volere: le loro anime erano legate da una forza oscura e condannate a rimanere lì per sempre. Un tipo molto comune di fantasmi avvistati nei pressi dell’albero erano quelli che sembravano bambini spettrali, gli stessi spariti un tempo ad opera della strega.
Un altro tipo di apparizione erano luci vaganti che a volte emergevano dall’albero per inseguire i veicoli lungo la strada.
La tradizione popolare vuole che se qualcuno avesse guidato intorno all’albero per tre volte consecutive sarebbe apparso un motociclista spettrale che avrebbe inseguito l’auto fino a causarle un incidente mortale.
L’albero della strega è stato la causa di un bel numero di incidenti stradali e alla fine si è provveduto a tagliarlo; oggi l’incrocio è un una comunissima intersezione, nemmeno tanto pericolosa. Non si sa se le anime legate all’albero siano “passate oltre” o se vaghino senza meta lungo la strada; sta di fatto che gli incidenti sono notevolmente diminuiti.

domenica 27 agosto 2017

I mari morti della Luna

I mari morti della Luna
rilucono pallidi ed eterni
nella sera
sono lo specchio
a cui l'immenso
si agghinda la chioma
della suprema indifferenza
verso i mortali
che la guardano assorti
domandosi
perché l'isola del dolore
sia sorta tra i flutti
del mare infinito
della bellezza del cosmo

sabato 26 agosto 2017

Senza titolo

Demone del meriggio,Meririm!
hai lasciato cadere il guanto dorato del cielo
con cui stringevi la calda estate della pianura
negli abissi senza nome del vuoto,
la Luna signora umile chinandosi a raccorglielo
ha mostrato inavvertitamente il suo mantello,
incastonato di infiniti lapislazzuli di stelle.
Con le sue mani d'argento,i suoi raggi
invano cerca il guanto d'oro
nel mezzo della selva ombrosa
invano cerca...povera!fra lo stridore degli uccelli notturni,
ma io le prendo la mano d'argento
mi addormento e sogno
so dove si trova
in una vecchia foto
lo splendore dei tuoi occhi
coglie la luce con mani trepidanti
e la affida agli usignoli del primo mattino
perchè la portino nel cielo
e sia nuova alba.

venerdì 18 agosto 2017

Essere torinese capitolo 3

Essere torinese significa:
1)Comprarsi la Panda
2)Fare il putangiru con la Panda e fare sesso su di essa con improbabili peripezie acrobatiche degne di Yuri Chechi
3)nell'era della globalizzazione essere torinesi significa soprattutto esportare il culto del Dio fa,o detto alla meridionale DIOFFà

Mi è stato narrato che:
1)un'ingegnere torinese nella sede americana della Fiat-Chrisler nel Michigan all'ennesima sparata di Marchionne sia sbottato in un ''Dio fa'',da allora pare essere divenuto comune intercalare nel Midwest
2)un'ingegnere torinese più illuminato spinto dagli ormoni a varcare l'habitat ligure sia andato a Phuket in Thailandia dove dopo aver ingaggiato una prostituta locale si è accorto del banano fra le gambe e abbia pronunciato ''Dio fa'',da allora la frase pronunciata con un strano accento e simbolizzata in due ideogrammi quello del Dio e quello del Fa è entrata nel parlato comune della Thailandia e si sta infiltrando in Laos
3)un ingegnere torinese 50eenne a Dusseldorf mentre usciva con una minorenne del luogo si è visto negato l'ingresso dal buttafuori che ha contestato la minore età della ragazza al che ha esclamato Diofà,e da allora nelle periferie di Dusseldorf pare essersi diffusa l'espressione specie fra i gruppi elettronici berlinesi ebm e Agrotech Agrobrutal.
 to be continued...

Gran Torino

Torino,la citta' dove abito,non la mia citta'.
Comincio l'opera inutile di descriverla.
La leggeranno sì e no una decina di persone e fra quelle poche che sono torinesi batteranno i pugni nel ferreo campanilismo e urleranno:non è così.
Torino dal punto di vista strettamente fisico,è una città ben fatta.
Rigida,quadrata,ordinata,con ampi porticati e ampi viali,dà molto spazio al verde.
Intendiamoci,togliamoci strani sogni,Torino non è,e non sarà mai una città turistica,perchè non ha nulla di caratteristico,nulla di pittoresco e sbiadisce di fronte alla bellezza anche solo di comuni microscopici italiani.
E' una città costruita in modo razionale,tutto qui.
Detto questo, il suo handicap è il tessuto sociale di questa città.
Faccio degli esempi:l'altro giorno mi sono soffermato a guardare le zanzare che brulicavano dietro il vetro  della mia finestra sbattendoci contro,nello spasimo di succhiare un pò del mio sangue,della mia vita,senza rendersi conto che pur essendo a un metro da me c'era un muro invisibile che gli precludeva ogni accesso.
Questa è Torino,questa è la ''movida'' di Torino,di cui hanno parlato i giornali:
uno stuolo di insetti,venuti dalle paludi e dagli acquitrini della periferia per cercare di entrare in una casa piena di vetrate,ai loro occhi di insetto perfettamente aperta e comunicante con l'esterno,nella realtà chiusa a ogni elemento estraneo.
Torino è così,ci sono vetrine meravigliose piene di ogni ben di Dio,e ragazze con l'immancabile borsetta firmata,ma tutti guardano e nessuno entra nei negozi.
Tutti si riversano nel centro il sabato sera,per dimostrare di appartenere a questa città,e il risultato è che la città vera,reale,quella che conta,che esiste,si dà al coprifuoco e si ritira nei lussuosi palazzi.
Non vanno in cerca di locali, ancorchè chic,al massimo il giapponese, si ritirano proprio in feste private che si svolgono a tre metri sopra da quell'altra umanità che brulica, che ciondola ubriaca e semisvenuta credendo di essere protagonisti centro per il semplice motivo di essere nel centro di Torino.
Il risultato sono rarissime scopate in cessi lubrici che potrebbero benissimo essere sostituite dal comodo e molto meno faticoso e costoso sesso a pagamento sotto casa.
Di solito tra i trenta e i quarant'anni si sfiancano e optano per il meretricio sotto casa.
Una città si disfa anche così.
Ci sarebbe tutto un mondo da descrivere :quello delle prostitute,ma non mi perdo nelle stupide pruriginose voglie di conoscerlo di chi legge.
Dirò solo una cosa,il mondo della prostituzione è gestito come quello degli impiegati bancari e le prostitute per profilo caratteriale e professionale sono del tutto assimilabili a questi ultimi.
Le prostitute vengono fatte girare,di modo che sotto casa ne trovi sempre una diversa,questo perchè i clienti non si affezionino troppo e se le portino via.
Il bisogno affettivo maschile infatti è enorme,e tutte quelle cose che avete sentito dire sulla donna oggetto,sulle prostitute vittime di clienti ricchi e bramosi di sottometterle col denaro sono fumo gettato negli occhi.
Ma torniamo alla movida,perchè è su questo termine che mi voglio soffermare.
Movida è un termine straniero e come tutti i termini stranieri,viene importato per mettere sotto banco i termini del lessico italiano che sono ''scabrosi'' e descrivono una realtà non propriamente luccicante.
Per esempio ''single'', viene utilizzato per nascondere i termini ''scapolo'' e il più indecoroso ''zitella'',o il più lancinante di tutti:SOLO.
Al posto di cicciona o obesa viene importato il termine ''curvy''.
Ecco movida è il drappo dietro cui si nasconde un'altra parola: degrado.
Noi a dire il vero l'abbiamo sempre chiamato così, ''andiamo a degradare''.
La movida consiste nel ciondolare inebetiti alle due di notte con una bottiglia di birra o di tavernello, portato da casa,o in uno slancio di misticismo alcolico comprato a caro prezzo in un ''locale'',ovvero uno spacciatore di alcool ''trendy'' e niente più.
Perchè in effetti portarselo da casa fa povero e brutto ma è più realistico e concreto dal momento che lo spazio nel locale è minimo ed è sempre sovraffollato quindi anche con -3 gradi sotto lo zero ti ritrovi invariabilmente a bere fuori.
Lo scopo del locale è aggregare persone che non si conoscono,non ho mai visto succedere questo,tutti i gruppetti stanno rigidi e chiusi,spesso addirittura le ragazze con le ragazze,i ragazzi con i ragazzi.
Certo per fortuna non mancano le coppie,ma non c'è interazione fra sconosciuti.
Dunque questi non sono locali,ripeto sono semplici spacciatori d'alcool trendy.
E non potrebbe essere diversamente manca lo spazio fisico per girarsi.
La movida è degrado,gente che piscia ubriaca sui monumenti,bottiglie rotte,e dopo una certa ora scatta oltre al coprifuoco della gente che esiste,(noi anche se abbiamo un codice fiscale non esistiamo,siamo i fantasmi che popolano questa notte inondata di luce malsana) anche il coprifuoco della figa,rimangono solo più i cessi e gruppi di maschi che ti chiedono spasmodicamente ''hai da accendere'' ma solo se vedono che il gruppo gira una canna per scroccargliela.
Se vogliamo un'immagine meno cupa,la movida sono quelle zanzare che continuano ad affollarsi dietro al vetro,incuranti del muro invisibile che le separa dal sangue vitale di cui avrebbero bisogno.
Se dovessi fare un altro esempio immaginate la città come una rete,bene,tutte le città che funzionano hanno dei collegamenti tra centro e periferia o una zona intermedia,dove c'è una classe media che fa da filtro ma al tempo stesso da passaggio tra il centro e la periferia,Torino no.
I collegamenti sono centro-crocetta, centro-collina,crocetta-collina e al massimo centro-Moncalieri Amen.
Anzi a essere precisi dal centro partono collegamenti un pò in tutta Italia e in tutto il mondo,non sono infrequenti le linee centro-Milano,centro-Firenze o addirittura centro-Montecarlo.
Ma manca una linea che colleghi il centro con anche solo Lucento, Vanchiglia o barriera di Milano,figurarsi Falchera o Vallette.
E' una città che espelle e non integra,fatta a caste.
Data la sua natura, è normale che sia sempre stata una città di sinistra,i miei genitori mi raccontano di una città diversa,dove la gente anche quella normale abitava in centro,e entrava nei negozi del centro di un tessuto sociale più uniforme.
Non so se credergli,i vecchi invecchiando confondono la loro giovinezza con la realtà,ma è come se mi parlassero della glaciazione quando al posto dei pini mediterranei c'erano la tundra e i mammuth.
Temo che in questa città l'unico punto di contatto tra il centro e la periferia,l'ultima classe media rimasta,ancorchè ne sia estita una siano le prostitute e gli spacciatori.
Ma devo ricredermi anche fra gli spacciatori c'è un ordine gerarchico,spacciatori del centro e della crocetta e spacciatori della periferia.
Rimangono solo le prostitute,o forse neanche quelle.
A Torino anche le meretrici vengono scelte in base al censo.
Non so come sia altrove,ma qui è così.
Aspetto,i soliti commenti:non è così,io ho amici di qua,di là...
Che vi devo dire ogni fotografia parte da un punto di vista da una prospettiva,ciònondimeno è una fotografia,un'incisione su pellicola della realtà.
Questo io ho visto,questa è la mia fotografia e con buona probabilità QUESTA E' TORINO.GRAN TORINO.