venerdì 28 aprile 2023

Selene

Quiete le nuvole

scivolano nella notte

e si intrecciano

in pizzi e merletti di bianco.

Al fondo del pozzo lunare

guardiamo al suo scudo

lucente di bianco

in alto.

Effluvi di fico,

e aromi di legna bruciata.

Mentre l'edera

mi guarda dai muri antichi.

Che fine l'odore della notte...

Silenzi blu,

riecheggiano le tv

nelle case del borgo.

Sospese le sedie vuote

su una terrazza su un tetto.

Fantasmi?

La luna si oscura.

Il mare di nubi bianco

ha asciugato le lacrime di Selene

che ha perso i suoi pargoli

appena nati

in una notte di primavera.

E gli uccelli cantano

dei loro fratelli

che riposano

nel nido della terra

e di cose

note solo al suo cuore 

di madre,

mentre la testa

reclina al sonno.

I rintocchi del campanile

Sono gioielli di bronzo

Ai suoi polsi

E alle sue caviglie.

lunedì 24 aprile 2023

Giulio

Roma è cresciuta.

Io l'ho trovata che era una ragazza dissoluta e dalle cattive abitudini.

Vendetta, dissoluzione, noi probi viri abbiamo insozzate per troppo tempo le nostre toghe di sangue nobile, trascurando di debellare i barbari che premono al confine.

Nel caos primordiale il mondo rischia sempre di scomparire, noi siamo i guardiani del mondo.

Brenno e Cartagine sono convolati a nozze in Roma e i loro figli sono Silla e Mario, l'occidente e l'oriente nulla possono contro noi romani, ma siamo noi l'unica minaccia a noi stessi.

In tutto l'orbe terraqueo ho conosciuto e sconfitto tanti uomini presuntuosi e sciocchi.

Non sapevano darsi ordine e carattere, combattevano solo con la violenza della rabbia che noi sapientemente instillavamo nel loro animo per farne degli sciocchi che cadessero ai nostri piedi.

A dirla tutta nulla ho potuto che non sia stato voluto dagli dei, e nulla hanno voluto gli dei che io non potessi realizzare.

Non avevano la  civiltà, non sapevano dominare sé stessi, come potevano pretendere di dominare noi?

Il mondo è grande e Roma è ancora più grande.

E sola.

Come solo sono io.

L'immenso mondo brulica solo del vuoto caotico cui noi diamo ordine.

Siamo messaggeri dell'ordine divino.

Roma non morirà mai.

Io ho capito che andavano fatti dei cambiamenti, prese delle decisioni.

La democrazia ha dei limiti.

La democrazia è incompatibile con l'essere guardiani del caos.

Io non ho ceduto all'oriente, io so di essere un uomo, e molti credono sia poco, è immenso.

La democrazia andava esautorata.

E ciò mi ha addolorato.

Ma non importa.

Nulla ho fatto per me stesso e so di essere grande per questo.

Roma mi odia e mi detesta, mi detestano tantopiù che li ho graziati.

Io so di essere detestato.

Un buon padre da l'esempio e corregge e pretende di essere obbedito, e i suoi figli sul momento lo odieranno poi lo ringrazieranno.

Popolo e senato, giovani e vecchi, padri e figli si uccidono a vicenda.

Non sarà differenza per me.

Sciocco sarei se pretendessi che fosse diverso.

Non cerco ulteriore vita.

Già gli dei mi hanno concesso molto, troppo a un singolo mortale.

Io non disdegno le corone di alloro, come neanche la morte e la sofferenza.

Io spero che i probi viri comprendano.

Nel mio animo non c'è posto per vendette e sciocchi personalismi.

Colui che trionfa è luminoso prima ancora di trionfare, e dopo.

La luce va accuratamente velata, prima di essere posta alla sommità del mondo.

Nulla chiedo, e nulla do, se non me stesso.

Io guardo tutto con gli occhi sereni di chi di fronte alla spada sorride, e neanche la morte lo turba.

Mia moglie e i miei figli, che ne sarà di loro?

Non importa.

Non mi importa neanche di me.

Non mi importa più di niente.

Vai incontro al tuo Rubicone, senza guardie gira per Roma, non mi curo neanche dei campi elisi, non mi curo dei presagi, non mi curo degli dei, non mi curo del fato.

Luminosa è Roma, e le nuvole sue ancelle si lustrano i loro occhi, il cielo si innamora, e la luce degli dei viene versata nella grazia della sua bellezza, essa è coppa in cui gli dei versano la loro magnificenza, e le colonne di marmo al cielo si innalzano e l'olimpo sorride.

Di tutto ciò sorrido anch'io.

Tu non la diresti fatta da uomini, e da uomini non fu fatta.

Che sia recisa la corda ora mente mi beo della grazia di questa vestale ultraterrena, nessuno la profanerà, e il fuoco salirà in volute care agli dei, e in calore di grazia domestica cara agli antenati cui siamo debitori, grandi sono stati loro.

Non voglio che i lacci della vita mi leghino all'infamia.

Sono nato libero e nobile e morirò libero e nobile.

Se io difenderò la mia vita con guardie, certamente Roma insorgerà nella guerra civile.

Una sozzura nella coppa di Ebe?

Giammai.

Gli dei la rovescerebbero nell'ade disgustati.

Non so se morirò , ma non è opportuno vivere con scorte, quello lo fanno i ladri e i satrapi, e  gli stolti, e questa è testimonianza che io non lo sono.

Nulla ho rubato, tutto ho donato, e tutto ho illuminato di grazia e magnificenza.

Che la luce risplenda su di te, come Aurora si prostra a Giove inumidite le erbe delle sue lacrime, la luce dell'aurora del nuovo impero darà la nascita al sole che risplende deciso e pigro, sorridendo nelle ore del giorno mentre Apollo suona la sua arpa.

Un uomo è grande se il destino vive in lui, un uomo è grande anche se è uno schiavo e sorride di luce e i suoi occhi si illuminano.

Le catene si sciolgono come i lacci dei suoi calzari ed egli cammina sui cadaveri dei suoi nemici, perché lo schiavo è chi teme la morte, e le catene di ferro sono poca cosa nei confronti delle catene dell'attaccamento vano alla vita.

Eppure non so.

Eppure non ho mai saputo. 

Il dado è tratto anche nei confronti del Rubicone della morte.

Nessuno può sapere cosa c'è oltre se non va oltre.

Anche ai barbari e agli sciocchi e agli schiavi è dato di doverlo attraversare.

Non sono mai grati di questo immenso dono.

Questo è il più grande dono, giacché nessuno attraverserebbe il  Rubicone delle pianure terrestri se sapesse di essere immortale, e di non dovere attraversare il Lete della morte che lo porterà nei campi elisi, la coscienza della morte ci dà vita e ci dà onore e gloria.

Che il guerriero compia se stesso.

Un uomo che non sa di dovere morire non vivrà mai.

Al suono delle arpe di Apollo io consacro il sangue che ho versato sulle are di Marte, e sorrido mentre guardo una nuvola e mio figlio mi pugnala.




domenica 23 aprile 2023

Peccioli

I papaveri 

si specchiano nell'eternità,

come fugaci baci rossi,

alla terra gialla riarsa

sopra i fossi,

durano un attimo

eppure sempre son là.

Il glicine 

che cade da un muro,

come la zampa 

del gatto che dorme,

che ne sai se son vere le forme,

sognati da lui noi e il nostro mondo

passato presente e futuro?

Nuvole sciolte dal vento

che carezza il verde prato con zelo,

pennellate di bianco,

sopra il teatro di un colle

nell'azzurro del cielo.

Quel campanile sembra una nota

una melodia invisibile

che si sparge nella valle immota,

il gatto continua a dormire

e a quella nota tende

l'orecchio,

chiusi i suoi occhi lo vede:

il campanile è un sogno

la terra e il cielo

il suo specchio.


martedì 11 aprile 2023

Roxilana

 Sono Solimano, il magnifico, il sultano dell’impero ottomano.

Da molti anni non esco più dal palazzo.

Ho perso il conto dei giorni, degli anni passati qui.

Tutto l’impero e il mondo anzi che dico , l’universo , si preme contro i confini del mio palazzo, senza poterci entrare.

Chi è così sciocco da volerne uscire?

L’erba cresce sulle mura fuori, i gatti sonnecchiano, il sole del meriggio si infrange sulle vetrate policrome    affastellate di intarsi geometrici, quando una finestra viene aperta il sole bussa amabile coi suoi raggi sui tappeti, ma le odalische e gli eunuchi giacciono immobili sdraiati sui divani rossi, senza che i raggi se ne abbiano a male nessuno se ne cura.

Il sole è così mio pargolo che la sua luce è si meravigliosa dietro le mie finestre di intarsi ed arabeschi geometrici, ma egli firma suppliche di luce calda del meriggio per potere entrare, ma se entra viene subito domato come  sprazzi policromi sui tappeti.

È il servo fedele del mio meriggio immobile.

Fra giacigli di volute di incenso il suo cuore cede e lo porto con dolcezza al sonno della sera.

Sono Solimano il magnifico e non ho più voglia di uscire dal palazzo.

Giaccio sul mio divano solitario, la rossa Roxilana la mia favorita e’ in un altra stanza, la sua.

Viene solo nelle notti di Luna piena animata da una certa vitalità.

In quelle notti l’harem è pervaso da una sottile elettricità che lo rende vivo.

Poi torna sempre stantio.

È strano ma non ricevo legati da paesi stranieri da tempo immemore.

Non so più nulla del mio impero da parecchio tempo.

Devo dire ciò per me è un sollievo.

Vedo i colori degli intarsi di vetro, i tappeti, i libri sacri sul leggio.

Quante stanze ho visto?

Poche.

Anche se qui ce ne sono a migliaia, sto sul mio amplio divano fratello dell’unica finestra aperta di tutto il palazzo.

Quando vengono le odalische scalze a portarmi i datteri e il tè alla menta regalo loro un pezzo del mio cuore.

E chiedo loro:

“Sorelle avete scelto di servire il vostro signore?”

“Si” rispondono loro, “abbiamo solo i nostri cuori e i nostri corpi e le nostri menti e questi ti doniamo”.

“Roxilana” disse il sultano dopo averle sollevato il mento “questa sera questo collo soave sarà mozzato”.

Lei guardò incredula la sua amica.

“Perché mio Signore, in cosa ti ho mancato?”

“Roxilana ricordi quando entrasti qui?”

“Mio signore ne ho perso la memoria.”

“È giusto perdere la memoria di cosa non merita di essere ricordato” disse il Sultano.

“Ma perdere la memoria può anche essere pericoloso”.

“Roxilana ricordi lo strano gingillo d’argento europeo che ti ho donato il momento esatto quando entrasti qui?”

“Ricordi che ora era?”

“Guardalo è ancora al tuo collo”

“È fermo il suo squisito orologio, mio Signore” rispose la concubina.

“Anche la farfalla d’oro entrata qua innumerevoli primavere fa si è posata sul davanzale”.

“Non si è mai più mossa”.

“Non chiede di più è saggia.”

Roxilana era turbata, le lacrime le scendevano dagli occhi, perché una simile violenza?

Perché contro di lei?

Con passo svelto uscì fuori.

Si rinchiuse nella sua stanza e poi col cuore in gola si mise a correre per cercare di scappare.

Correva disperata fra le mille sale il cuore batteva all’impazzata.

Tutti giacevano sdraiati sui divani.

Ora era la Luna a tentare di entrare dalle finestre.

Roxilana corse ore fra le mille stanze, nessuno la ostacolò, nessuno la degnò di uno sguardo.

Roxilana continuava a correre disperata senza raccapezzarsi nell’immenso palazzo.

Si sentiva persa, senza una via d’uscita, senza capire che era il suo perdersi la più grande grazia.

Ma ella era intelligente e ciò la sua disgrazia.

Noto’ gli orologi alle pareti, erano tutti fermi ma ad una diversa ora, via via lei li cercava sempre più vicini all’ora segnata sul suo orologio.

E incominciava sempre di più…a ricordare.

Passata l’ultima stanza, l’orologio fermo a soli due minuti dalla mezzanotte, l’ora in cui era entrata, l’ora in cui uscì.

Roxilana uscì alla luce della luna piena.

Confusa ansimante sudata.

Ora ricordava si…

Non fu piacevole.

Vide le onde del mare in burrasca e le diede fastidio, il vento si agitava senza posa e requie, ebbe un languido rimpianto del suo sultano e del suo palazzo, guardò il suo orologio al collo:

Aveva ricominciato a muoversi.

Era paralizzata di fronte a quel movimento maledetto, la luna e le stelle avevano anche ripreso il loro aspetto e movimento.

Una mano ruvida nell’ombra afferrò  l’oggetto scintillante alla luce della luna piena.

Non riuscendo a staccarlo dal suo collo il brigante senza alcuno scrupolo prese la scimitarra e glielo mozzò.

Da dentro il palazzo io  Solimano vergo un ordine di cattura per il malvivente.

Ma già mi viene sonno e già ci si penserà domani.

Mi addormento.

Do nei miei sogni una carezza a lei e le indico l’apertura luminosa al centro della cupola sopra di noi.

La farfalla d’oro si innalzò e spari’ al centro.







domenica 9 aprile 2023

Trump e la minaccia del sistema penale e giudiziario alle nostre libertà

 E' di pochi giorni fa la notizia dell'incarcerazione di Trump.

Come sempre tutti i nodi vengono al pettine.

Il nodo enorme del sempre crescente potere della magistratura si badi bene, in occidente, Stati Uniti in testa, e non solo come viene sempre detto, solo in Italia è un nodo gigante.

In questo momento di braccio di presunto braccio di ferro tra ''democrazie'' e ''autocrazie'' è bene domandarsi sul significato stesso del termine democrazia.

Siamo in una democrazia?

Questa la domanda retorica con  cui si cerca spesso di captare il no secco e altrettanto retorico di chi legge.

Il punto è che probabilmente si, siamo in una democrazia, ma che questo non vuol dire che abbiamo ''libertà''.

La libertà è una merce strana, ma bisogna fare i conti con cosa sta diventando l'occidente.

Tendenzialmente viviamo in un paese di cui si sono evidenziate le storture della malagiustizia e in cui l'utilizzo politico della magistratura non è di certo una novità.

Ma il punto non è tanto l'utilizzo politico, il punto è l'utilizzo della magistratura, Berlusconi ha avuto gli strumenti per schermarsi dall'attacco dei giudici, che cosa può il comune cittadino nei confronti del sistema?

Può poco se non nulla.

Commettere un reato è estremamente facile, cogliere un frutto è reato, per un lungo periodo di tempo pisciare ai lati della strada è stato un reato, guidare con un bicchiere di vino, idem, non seguire un corso per la sicurezza è un reato ecc...

E' un sistema in cui più o meno tutti commettiamo uno più o reati al giorno e in cui la minaccia di sanzioni penali è più o meno continua.

Ce ne rendiamo conto solo nel momento in cui incappiamo in una di queste norme, prima siamo convinti che il codice penale sia una cosa ''per delinquenti.''

Sembra quasi benevolenza delle autorità non perseguirli, ma in realtà questa amplitudine di reati cosiddetti bagatellari che tuttavia sporcano la fedina penale permette l'arbitrio e il potere delle autorità stesse:

Se tutto è reato, ma si fa sempre finta di niente, significa che sei sotto costante ricatto delle istituzioni dello stato perché esse hanno la facoltà di svegliarsi al mattino ed intercettare il ''reato'' di chi vogliono loro, quando vogliono loro, come vogliono loro.

Non sono un giurista e mi guardo bene dall'esserlo, MA COME CITTADINO DEVO DIRE CHE MAI IN NESSUNA EPOCA IL TERMINE LIBERTA' FU PIU' ABUSATO.

Libertà di cosa?

Sotto il profilo dell'opinione si forse, si può ancora cautamente tentare di dire la propria.

Anche se esiste il dannato politicamente corretto che però NON è l'oggetto di questa invettiva.

La critica al politicamente corretto è anche un sostanziale paravento al reale problema del sistema:''l'ipertrofia legislativa''.

In sè e per sè discutere dei gay o di una ave Maria non è che aiuti granché a mettere a fuoco il problema.

Diciamo che purtroppo l'Italia ha assommato alla sua natura burocratico-bizantina, la nuova tendenza mostruosa che arriva dagli Stati Uniti d'America:

La politica della ''tolleranza zero''.

In un epoca di prurigine di diritti umani, sopratutto da difendere con le armi, bisogna fare notare da dove inizia la voragine dei ''diritti umani'' nel cosiddetto mondo libero.

Di fronte alla costante presenza di comportamenti violenti e criminosi la società americana ha ceduto a sé stessa, in nome di una presunta lotta al crimine negli Stati Uniti si è creata la tendenza a punire tutto con pene spropositate.

A farne le spese non è stato il criminale, ma il cittadino comune, sempre più persone negli Stati Uniti sono entrate nel sistema carcerario americano per i cosiddetti ''reati non violenti''.

Si è cercato di schermare il tutto come ''police butality'' ''razzista'' come se nel sistema carcerario americano non entrassero migliaia di individui di tutte le razze e non necessariamente ''delinquenti''.

Molti per ''reati'' che manco in Afghanistan sarebbero considerati tali, come per esempio il caso delle ragazzine arrestate e ammanettate in Texas per avere marinato la scuola.

In molti tribunali americani viene utilizzata la ''cintura elettrica'' un dispositivo di tortura che viene utilizzato sul corpo del reo per ''evitare atteggiamenti non consoni al decoro dell'aula'' ovvero ad arbitrio del giudice in un orrore che, si, non è inquisizione spagnola del 600, né Cina comunista, sono gli Stati Uniti di oggi specialmente negli stati del sud.

Il punto è che se alla maggioranza dei cittadini ''va bene così'' tu caro cittadino a cui ''così non pare né giusto né umano'' sei fottuto.

Questo purtroppo pare un problema delle democrazie.

Nelle autocrazie nessuno ti arresta per qualche cazzata sessuale, per qualche soldo sottratto al fisco o per un bicchiere alla guida.

Tendenzialmente se il ''cittadino occidentale'' sapesse delle libertà ''personali'' che gode in posti come Russia o Cina le baratterebbe volentieri per quella libertà di opinione di cui non sa che farsene.

Ma il cittadino del ''mondo libero'' crede di essere libero, non è forse egli libero, in via del tutto tautologica?

In queste autocrazie è fondamentale il silenzio assenso al dittatore di turno ed è la critica politica a iniziare il calvario giudiziario carcerario.

Il paradosso del cittadino che vede la condotta criminosa attorno a lui, si sente minacciato, invoca la tolleranza zero, e viene accontentato e mandato in carcere è un paradosso della democrazia.

Spesso gli atteggiamenti elettorali che premiano sono proprio quelli per chi invoca ''pene più severe'', salvo lamentarsi della ''magistratura a orologeria'' quando l'oggetto di tali pene severe è lui stesso.

Con Silvio Berlusconi morente, assistiamo a un sostanziale azzeramento di qualsivoglia schieramento liberale garantista.

Ora che Trump viene incriminato è di nuovo l'ora di fare notare l mostruosità del sistema giudiziario americano che è travalicato in Italia e in occidente.

Trump ha l'occasione storica di non mandare tutto a carte quarantotto trasformandolo in una rissa politica ma di fare notare l'anomalia di un sistema in cui un uomo può essere eletto presidente della repubblica dai suoi stessi cittadini ed essere contemporaneamente in carcere.

Una evidente ingerenza del potere giudiziario che Montesquieu non aveva previsto.

Ma anche l'emblema del divorzio della libertà dalla democrazia.

L'inizio della fine se devo individuare una data, della cosiddetta ''democrazia'' è il processo di Norimberga.

L'america mostra il suo lato peggiore in questo evento storico.

Divulgato come una necessaria e giusta condanna degli orrori del nazifascismo il processo di Norimberga si configura come l'inizio della fine della democrazia.

Nonostante la guerra sia stata vinta con l'uso della forza, delle bombe incendiare, nonostante le atomiche, le città italiane e tedesche rasate al suolo gli americani processano i vinti.

E' una novità assoluta nel panorama storico.

Si arrogarono la facoltà morale di giudicare gli sconfitti.

E' un brutto precedente, ed anche un grosso errore della democrazia, il conferire a un giudice il potere di stabilire la colpevolezza o meno del ''fascista'' è premessa di un sistema che vede uno sbilanciamento vertiginoso del potere giudiziario sugli altri che poi temo sarà la morte della democrazia stessa.

E fu così che la democrazia facendo un processo al fascista, finì per condannare sè stessa.

L'Unione Sovietica che pure aveva l'interesse ideologico a condannare il nazifascismo non adotta la stessa tattica.

Solgenitsin che pure è una vittima del sistema concentrazionario sovietico non loda troppo l'occidente una volta giunto in America, lo perplime ''il regolare qualsiasi aspetto della vita quotidiana dal sistema legale''.

Ora che Trump è sotto processo sentiamo i corvi liberal anche di casa nostra, che cianciano di razzismo di lui, o di Ron De Santis, di populismo, di golpe.

Ma il golpe lo stanno facendo loro.

O meglio la magistratura che loro difendono fino a che non saranno indagati loro.

E' un sistema che ha dimenticato la libertà.

Adesso si, che viene toccato Trump non sono troppo preoccupato.

Trump ha gli strumenti e anche il carattere per difendersi.

Ma gli manca forse la capacità, come anche a Silvio Berlusconi è mancata la capacità di essere un vero liberale e pensare al povero cittadino che non ha i soldi per pagarsi gli avvocati, i media ecc...

Purtroppo gridare alla magistratura politicizzata e ai democratici cattivi comunisti non è la maniera giusta di risolvere il problema.

Il sistema giudiziario americano ha un costante bisogno di carne e fresca per reati bagatellari da infilare dentro il sistema carcerario per tenere in piedi il sistema.

Negli Stati Uniti le prigioni sono entità private che ricevono soldi per ogni detenuto al loro interno, e il congegno funziona in maniera tale da farci entrare più persone possibili.

Gli Stati Uniti a parità di popolazione hanno 4 volte i detenuti della Cina.

Questo sistema inumano e kafkiano è stato messo a modello ed è travalicato in Italia.

Certamente l'Italia ci mette del suo in termini di opacità e burocrazia.

In un momento in cui un presidente di una forza politica nella sedicente democrazia viene incriminato viene sancita la debolezza stessa della cosiddetta democrazia, divisa non tanto in termini politici, ma in termini di scontro fra i poteri.

L'arroganza del potere giudiziario è senz'altro il limite.

Trump deve capitalizzare questo momento storico non per accusare i democratici, ma per evidenziare che oggi democrazia e libertà non sono sinonimi.

Se anche il popolo lo vota lui può finire in carcere.

E per cosa?

Se non per il solito ''reato bagattellare'' connesso alla vita sessuale o alla temibile ''frode fiscale''.

Mi spiace.

Come cittadino sento che la nostra libertà è venuta meno e noi ne siamo in qualche modo responsabili se continuiamo a giocare ai politici tolleranza zero.

E' compito di Trump evidenziare questi aspetti, non so se egli capitalizzerà l'occasione.

Della sinistra woke e delle sue stupidaggini non ci interessa.

E' in gioco la libertà del cittadino.



giovedì 6 aprile 2023

Luna piena

Come tue carezze

Ai miei capelli

Sparse le nuvole

Nel cielo.

Si accende a sera

la lanterna della luna piena

E il blu si fa carico

Ed elettrico.

Davanzale sulle stelle

Sopra le colline.

Sospese nel tempo

Le pietre gialle

Del casolare.

Vuote le scale

Ai lati.

Dalla pianura immota

Gli spiriti cavalcano

I venti.

Mentre una candela

Ondeggia

In una casa,

Bussano alla porta.

Li hai sentiti

Anche tu.