sabato 21 agosto 2021

Il deserto

 Mi ero addormentato durante la carovana notturna nel Sirhan.

Quando il sole mi svegliò mi resi conto dell'incubo, solo,il sole incominciava a splendere e il deserto come uno specchio feriva le mie palpebre.

Cercai di orientarmi, ma nulla mi aiutava.

Il deserto piatto e roccioso feriva le zampe del cammello abituato ai deserti sabbiosi.

L'animale dopo 6 ore di sole e di vento polveroso si accasciò.

Ero senza speranza.

I morsi della sete incominciavano a farsi sentire.

Venne il rosso della sera e poi l'oscurità.

Le stelle fulgevano fra i deserti dell'universo.

Mi accasciai fra le selci cercando con le mani qualche arbusto per accendere un fuoco.

Il vento è come il destino, e il vento mi avrebbe portato via.

Avevo sete, una sete feroce, e tutto il mondo sembrava aver sete.

Le stelle, le guardavamo con occhi giovani interrogandole sui nostri amori giovanili, e ora io vedevo l'immenso deserto del cosmo.

Su altri pianeti quei puntini flebili erano soli inclementi che sommergevano di luce qualche sfortunato incauto perso in una petrosa replica del deserto siriaco.

Non mi interessava della loro fulgida bellezza.

Il mondo è un cerchio.

Una sorgente che si nutre di sè medesima.

Che cosa mi stava rivelando il deserto prima di darmi la morte?

Cercavo nel wadi Fahir tracce di acqua, aveva piovuto l'anno scorso di piogge torrenziali, forse ne era rimasto qualcosa.

Vidi una stella cadente, espressi un desiderio, trovare una compagna.

Fu istintivo, nel deliquio della sete e del bisogno di acqua e di ritrovare la strada per Damasco avevo espresso quel desiderio.

Mi pentii di averlo fatto, ma le stelle cadenti sono un attimo, e rivelano il profondo del cuore.

Mi accasciai sentendo in me crescere il panico.

Guardavo le stelle, o come erano crudeli.

Come riversavano la loro luce su milioni, anzi miliardi di mondi sabbiosi e petrosi.

Fortunati quelli dove non c'era vita.

Altrove qualcuno sicuramente piu' di uno, sicuramente milioni si erano persi e giacevano esangui in deserti petrosi con luci di stelle di chi sa quale colore.

Già di chi sa quale colore.

Di chi sa quale colore.

Di chi sa quale colore.

Questa riflessione si ripeteva ritmica circolare nella mia mente.

Il mondo è un cerchio, una sorgente che alimenta se stessa.

Un rincorrersi di anime in cerchi, senza potere, senza mai potere trovarsi, senza mai fermarsi, come le stelle, i pianeti che ruotano.

Mi persi nel deliquio.

Chiusi gli occhi e mi sforzai di vedere il cielo.

Milioni di albe su milioni di mondi e io qui, qui dove?

L'alba non mi troverà, ''qui''.

Aprì gli occhi e vidi che il vento soffiava, sempre , sempre.

Ma in che direzione va il mondo?

Ho sete.

Dov'è la sorgente di tutto questo?

Mi sforzai di risalire ogni singolo pensiero, ogni singola percezione.

Era faticoso.

Tutto va sempre ''avanti'' e va bene così fino a che non ci si perde.

Fammi risalire.

Fammi risalire l'intero universo, di piu'.

La bocca arida, il cuore arido, la mente arida.

Dove zampilla la sorgente di tutto, se non altro di me?

Risalii il vento, i suoi mulinelli, il confine dell'aria con il vuoto, eppure concetti immagini, non importa risalii.

Aprii gli occhi.

''La stella nera, lo zenit celeste, la luce uccide, acceca, immagini, nuvole rade, pioggie antiche.

La stella nera, l'ho sentita pulsare nel cuore dell'universo.

I suoi raggi di oscurità creano la grande notte celeste.

Ora fa finalmente fresco, grazie alla stella nera.

Noi sfortunati che abbiamo solo il grande cielo come compagno, accediamo alla sua pulsazione.

Stella nera chi sei?

Sento la tua pulsazione, il cerchio è solo un immagine, la stella nera uccide le immagini.

Il cerchio non esiste, o meglio esiste e noi non ne possiamo cogliere l'essenza, perchè la sua immagine è solo un immagine.''

Smisi di guardare le stelle e mi resi conto degli spazi vuoti neri fra esse.

Un pensiero si fece largo nella mia mente.

''I giardini del paradiso dove fiumi di latte e miele scorrono.''

No.

Questo è l'inizio della fine.

Io voglio la fine dell'inizio.

Voglio la sorgente.

Provai a vedere le pietre poi a risalirle, a risalire, è solo una percezione un flusso una corrente.

Cercai di risalire con fatica il tempo, lo spazio, i deserti dell'universo.

Mi resi conto che la stella nera era anche vuota.

Le offrì il mio dolore.

La mia vita.

Perché lei lo trasformasse nei suoi raggi invisibili.

Entrai nella stella nera, sentii i desideri inappagati, le vite vissute e non vissute, le sofferenze vane.

Di tutti i dispersi del deserto cosmico.

E aprii gli occhi all'interno.

Oh che desolazione.

Questo deserto siriaco, questo grande universo è il mio cuore.

E' vuoto solo e desolato.

Se io potessi sentire, amare, sul serio, ci sarebbe acqua.

Sento solo tristezza, cerco di colmarla in tutti i modi, ma io sono vuoto.

Non tenerezza, niente.

Come fare sgorgare acqua dalla pietra?

Provai un briciolo di...o mio Dio...di niente.

Immensi deserti.

Soli ciechi uccidono di luce.

Stella nera aiutami.

Mi resi conto di non ricordarmi il colore degli occhi di mia madre.

Piansi.

Dentro la grotta del mio cuore emerse qualcosa.

Aprii gli occhi piangenti di me bambino che ha dimenticato gli occhi di sua madre.

Non c'erano piu' stelle.

Fulgide belle e fatue.

Solo il buio totale.

Pensai di essere morto.

Mentre piangevo un lampo illuminò il cielo.

Mi parve di vederli per un secondo.

Erano verdi come i miei.

Piangevo e incominciò a piovere.

Una pioggia forte, il wadi Zahir si riempì e dovetti alzarmi perché la sua corrente si gonfiava, il torrente morto aveva ripreso vita.

Bevvi avidamente, acqua.

Acqua dal cielo, sapore di pioggia.

Anche il cammello bevve e si rinfrancò.

Quando tutto era cessato ci addormentammo.

All'alba mi svegliai e il deserto era fiorito.

Segui la corrente del wadi Zahir e arrivai a Damasco.

Ero salvo.

Avevo fame e vidi una ragazza che vendeva datteri.

Era coperta dalla testa ai piedi tranne gli occhi.

Erano quelli.

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