lunedì 18 maggio 2020

Gli occhi

Quando all'inizio dei tempi il cuore di Dio è esploso a Lucifero era toccata la parte più importante.
Portare negli abissi la luce vera di cui era fatto.
Fiat Lux.
E si spalancò la tenebra.
Il grande universo buio.
Dov'era finita la luce?
L'aveva presa lui,il portatore di luce e l'aveva nascosta nel cuore del mondo,perchè solo pochi intimi potessero conoscerla.
Abdul Alhazred aveva letto i giusti passi del Necronomicon.
E ora voleva anche lui parte di quella luce.
Viveva a Mosul, e cercava l'ingresso nell'Agarthi per poter usufruire di quella luce.
Ma dov'erano le porte degli inferi?
Aveva setacciato Rub Al Khali il quarto vuoto d'Arabia alla ricerca dell'ingresso della città sotterranea dove Lucifero compiva i suoi sacrifici,per potere vedere un pò della luce originaria.
Ma non l'aveva trovata, il vento turbinava sabbia e basta.
Decise di contravvenire ai divieti di Allah, e si ubriacò.
Gli apparve in trance una rosa nera.
Poi mentre lui giaceva immobile le lenzuola del letto si alzarono fino a che da dentro il suo letto sentì le morbide carni di una fanciulla.
Era bianca e e nuda.
Aveva un diadema d'oro e occhi neri profondi.
Prese la rosa nera nel pugno e la schiacciò, prese lo stelo e lo strinse, finché non le sanguinarono le mani.
Poi aprì le gambe e si fece penetrare.
Lui gemette e aprì la bocca nel fremito del piacere.
Lei ne approfittò per fargli colare in bocca quel sangue.
Lui chiuse gli occhi in un deliquio di piacere e sentì il sapore del sangue.
Quando li riaprì non c'era più nulla.
Si affacciò nudo al balcone alla tenue luce della Luna.
Ebbe come l'impressione che dal lago si alzasse una nebbia leggera.
Da quella nebbia ne vennero fuori delle visioni strane.
Odalische di nebbia danzavano sul lago, giocando a palla con qualcosa.
Quando scese sotto le odalische di nebbia si misero in cerchio e gli dissero:''Specchiati nelle acque del lago''.
Lui vide una cosa stranissima,era senza testa eppure poteva vedersi.
Riconobbe che la palla con cui le odalische stavano giocando era la sua testa.
''Hai capito il senso?'' disse una di loro.
''No'', rispose lui.
''Per cercare la luce devi perdere la testa per una donna, e solo allora vedrai la luce di Dio''
''Ora scendi nel lago''
''Ti mostreremo la tua compagna'''.
Un odalisca lo prese per mano,e camminò con lui mentre si immergevano nel lago  fino a sprofondare, la luce della Luna li illuminava.
Scesero nelle profondità del lago, lei era incappucciata, quando furono in fondo al lago, vide un tempio di alabastro che riluceva in fondo agli abissi.
C'era un altare sopra il quale si trovava un cuore trafitto da mille spade.
Prese una di quelle e tagliò il cappuccio dell'odalisca.
Riconobbe immediatamente sua madre.
Ne fu sgomento.
''Che vuol dire?''
Lei lo accarezzò,e gli indicò la seconda spada.
Lui la prese,e chiese?
''Cosa devo fare?''.
Lei gli indicò gli occhi.
''Si chiama occhio di Lucifero, se vuoi vedere dov'è l'entrata del mondo sotterraneo, dovrai accecarti e dire questa preghiera:
''Adonay Melech omnia omnium rivelant''.
Lui si rifiutò.
Prese la terza spada,e recise la testa dell'odalisca.
''Tu non sei mia madre''.
Sollevo il telo dell'odalisca e vide che era chiazzata e pieno di squame come quello di un serpente.
Riemerse dal lago con in mano la testa dell'odalisca.
Adesso aveva quel che gli serviva.
Accese un fuoco e pronunciò la preghiera.
Si innalzò una fiamma stranissima,aveva mille volti e lo illuminava.
''Bene disse,eccoti Lucifero dimmi dove posso trovare la luce del Dio che diede origine all'universo''.
Dal fuoco emerse un dito ed indicò una stella del cielo, Antares.
''Inginocchiati ad Antares e recita la preghiera''.
Lui ripetè: ''Adonay Melech omnia omnium rivelant''.
A quel punto la stella esplose e inondò il cielo di una luce dorata.
Poi al centro dell'esplosione si formò un occhio, quell'occhio fece uscire un raggio verde.
Dove il raggio verde passava infuocava tutto creando due colonne di fuoco.
Inizialmente gli passò di fronte e si aprì un sentiero di fuoco.
Lui camminò lungo il sentiero di fuoco.
Il raggio verde apriva pure le montagne, lui camminò per chilometri lungo il sentiero di fuoco, fino a che il raggio verde si fermò.
A quel punto vide una botola.
Spinse via la pietra dalla botola.
Vide un abisso sconfinato.
Il raggio verde entrò nell'abisso e ben presto dall'abisso salirono un calice e uno specchio.
Lui era perplesso, che fare?
L'occhio si chiuse, il cielo si spense e lui si ritrovò il calice e lo specchio.
Il calice era pieno di un liquido nero, il succo della rosa nera e lo specchio aveva un'iscrizione:''gli occhi della tua bianca madre sono i tuoi.''
A quel punto, prese la testa dell'odalisca che aveva le sembianze di sua madre sul suo collo.
Si guardò allo specchio, e cosa vide?
Che la sua testa era di nuovo sul collo, ma gli occhi erano quelli di sua madre.
Stralunato per la strana avventura, non capì il senso di tutto questo.
Si rimirò allo specchio, e in preda allo sconforto lo ruppe per terra.
''Non ci ho capito niente''.
Quando ebbe fatto questo, vide una ragazza non particolarmente bella, che però aveva gli stessi occhi suoi e di sua madre.
Lei lo guardò e disse:
''Lo specchio sono io''.
''L'ingresso del mondo sotterraneo dove è custodita la luce è la mia vagina.''
''Nell'utero della tua amata giace la luce nascosta che Lucifero ha portato via quando il suo cuore è esploso''.
''E l'unica possibilità che hai di raggiungerlo è fare l'amore con me e concepire un frutto''.
''Egli avrà negli occhi quella luce che cerchi e sarà tuo figlio''.
''La vita ha dunque questo scopo: ''portare la luce di Dio fuori dagli abissi della materia''.
La tua creatura però avrà occhi diversi, perché a differenza di me e di te, ha visto la luce in fondo agli abissi,e contemplandola tu potrai vedere la luce che cerchi.''
A quel punto si svegliò sudato e si rese conto di avere fatto solo uno strano sogno.
Ma da alllora ha preso a cercare la sua anima gemella e a smettere di consultare grimori.
Il segreto della luce sarà in quelli del suo futuro figlio.

giovedì 14 maggio 2020

Primavera

Era una giornata di maggio.
Un maggio diverso dagli altri.
Le montagne che guardavo fin da quando ero bambino non mi apparivano più le stesse.
Chissà quali infiniti segreti celavano quei picchi...
Ho vissuto attimi di beatitudine guardando aurore che soffiavano un manto di rosa su quei picchi...
E ora non riesco che a chiudere le serrande perchè il sole dà fastidio ai miei occhi.
Che cosa è cambiato?
''Sei cambiato tu'' disse lei.
''No in verità non è cambiato nulla,le montagne sono sempre le stesse,e anche il mio dolore,è solo venuto a galla''.
''Non c'è più niente che dia soddisfazione ai miei occhi'',''tutto mi è indifferente''.
''E' un bene che sia così,sei finalmente costretto a guardarti dentro'',soggiunse lei.
''Conosci la storia di santa Lucia?''
''E' una storia macabra,come macabra è la religione di Cristo, ma edificante''
''Un nobile romano si era invaghito di Lucia,e voleva salvarla dalla morte perseguitata in quanto cristiana,e lei per tutta risposta,a lui che le aveva solo detto quanto erano belli i suoi occhi,fece pervenire i suoi bulbi oculari su un piatto''.
''Se li era cavati''.
''Quindi?''
''Quindi ottenne quello che voleva,fu uccisa bruciata o decapitata non ricordo,ma come tutte le storie contiene un significato esoterico''.
''Sei tu quello a cui piace fare quello colto,dimmi...''
''Che la vera essenza non la trovi con gli occhi,ma col cuore''.
''Si,è vero disse lei'.
Lui continuò:
''Gli occhi ci portano le estasi e i dolori più tremendi''.
''Si tratta di luce e ombra''
''E' un circuito inesorabile''.
''Ma'' ,disse lui con tono quasi professorale,''è l'ombra la nostra alleata,la luce la nostra nemica''.
''In che senso?''Chiese lei.
''Che la luce che inonda i nostri inutili giorni ci impedisce di vedere la candela che brucia in fondo al nostro cuore''.
''E sai una cosa?''
''C'è bellezza nel nostro dolore,più che nella nostra gioia''.
''C'era un luogo inondato di luce più di tutti gli altri,sai quale?''
''Quel reparto di rianimazione aveva luci che non si spegnevano mai.''
''La gente si lamentava in continuazione nessuno dormiva,i giorni sembravano uguali alle notti''
''Quell'orologio sembrava messo lì per dileggio,le mattine sembravano uguali alle sere''.
''E cosa c'è di bello in quel luogo infernale?''.
''Che siamo sopravissuti,tutto qui''.
''Tutto qui?''
''No''.
''Adesso niente ci sembra più come prima''.
''Il tuo dolore è il mio,e sarà sempre così d'ora in poi''.
''La gioia divide il dolore unisce''.
''Quel sangue,quell'odore di pus e di sterilizzanti chimici sono la parte di noi più intima,la nostra materia organica,il nostro cuore biologico''.
Le prese la mano e la baciò.
''Ora sai quel che ci unisce''.
Lei lo guardò negli occhi,lo faceva sempre,strappandogli un mezzo sorriso.
Lui distolse lo sguardo.
E guardò le montagne lontane...
''Le montagne contengono i segreti del passato,del presente e del futuro,ma mentono''.
''Mentono spudoratamente quando si illuminano d'oro nell'alba''.
''Ci hanno promesso giorni migliori ed invece...''
''Eccoci qui ai piedi dell'apocalisse''.
Lei disse:''ma siamo vivi,e a me sapere che il sole sorgerà lo stesso nonostante le nostre tragedie,da un senso di serenità''.
Lui rispose:''siamo vivi perchè abbiamo coltivato la candela al fondo del nostro cuore,l'abbiamo riaccesa e ora brucia con tizzoni ardenti del nostro sangue''.
Lei gli fece una carezza,''vuoi trovare un significato a tutto,sei ostinato''.
Lui godette della carezza e le baciò la mano.
Poi le disse:''goditi finchè vuoi lo spettacolo delle montagne,è il più grande traditore di sempre,goditi la luce del sole,ma sappi che c'è qualcosa di più vasto,un grande universo che è il mantello di pura tenebra del Creatore''.
''Se la luce fosse più importante delle tenebre il nostro universo esploderebbe di luce''.
''Ma il nostro universo è tenebra profonda ed è ad esso che le nostre anime si ricongiungono''.
''La nostra dimora è un arazzo di tenebra,e  noi le stelle che popolano il nero firmamento.''.
''Ora vieni con me.''
Si presero per mano,mentre il sole sanguinava morente oltre le montagne.
''In quella sala di rianimazione la luce è sempre la stessa,e nessuno può gioire della tenebra''.
''Sappi solo una cosa.''
''Diffida da chi ti bacia senza chiudere gli occhi,perchè ti tradirà''.
''La luce è passeggera,la tenebra rimane.''
''La luce tradisce,la tenebra no''.
''La tenebra è per sempre''.
''E le nostre anime,sono le ombre che si stagliano incerte al lume delle candele al fondo dei nostri cuori.''

martedì 5 maggio 2020

Lasciami lo stesso dire ti amo

Lenta lunga
interminabile
dolcezza
dimenticata
di un bacio.
Vergogna di un sussurro,
di uno sguardo.
Lenta la dolcezza,
rifluisce
come marea ,
e lascia 
i nostri ricordi
che giacevano
in fondo
alle profondità
dell'oceano della disperazione
scoperti all'aria.
Se solo potessi
dirti
quanto sono stato sciocco
a guardare dall'altra parte
mentre ti davo un bacio.
Cuori giovani,
efelidi
e nuvole di speranza,
costellazioni
misteriose
per i nostri occhi giovani,
o poter sentire,
di nuovo quel sangue caldo.
Quando ancora le stelle
non avevano ancora infranto
le loro promesse
tu sapevi di primavera.
Il mio cuore stupido e giovane,
che ne sapeva degli orrori?
Una coperta di stelle
era il nostro mantello.
E poi che ne sarà
di noi?
Pus,atroci tubi al neon,
sparati in faccia
a qualsiasi ora
orologi che segnano sempre
la stessa ora,
ma lasciami
quel poco che mi rimane.
Lasciami il tenue ricordo
di quella volta
che ti ho riparato con
il mio ombrello
dalla pioggia di Aprile.
Più niente
ti riparerà
dalla pioggia delle mie lacrime,
questa dolce sera.
Lasciami dire
ti amo,
ho fatto fatica a dirlo
e ora faccio fatica a ricordarlo.
A ricordare il profumo
della neve di Marzo,
della vita
che pulsava in me,
di un tranquillo sole
sul balcone
della paura stupida
di essere lasciati,
quando in realtà,
siamo noi
i più grandi traditori
di noi stessi.
Lasciami lo stesso
dire ti amo.
Lasciami lo stesso
dire ti amo.

Ic3peak


Ottimo progetto musicale russo,bravissima lei nelle sonorità anche più acute

Sera


Albero
Che stormisci
La sera,
Gli occhi delle stelle
Illuminano
Di azzurro
Le tue fronde.
Onde nel mare
Di erba
Sotto le montagne.
Grevi concupiscono
Le anime dannate
Di vedere 
Il cielo
E di incastonare
Dell'ebano della notte
I loro sguardi di fuoco.
Ma tu o tenera ancella
Del sole
Non avere paura
L'eco delle grida
Della guerra
Nel paradiso
Oramai sono lontane.
Lumi sulle tombe
Degli algidi
Guardiani della Luna
Accendono di bianco
Il tetro splendore
Dei salici.
E i tuoi capelli
D'oro
Lavati nei rivi umidi
Saranno
I raggi dorati del sole
Che fresco
Verrà a svegliare
Le tue gote rosa
Al mattino.
Ma la notte
È lunga
E ai cavalli
Bianchi
Dei nostri ricordi
È affidato il compito
Di raggiungere
L'orizzonte
Di tenebra
Dal quale siamo tutti
Venuti.
A lui ritorneremo
Ma non prima
Di aver inspirato
La fragranza delle
Rose di primavera.
E quando la tua rosa
Sfiorira'
E i suoi petali
Saranno dispersi al vento
Io la innaffiero'
Delle mie lacrime
Perché risorga.
Solo il tuo profumo
Non dimenticherò.
Solo il tuo profumo
È caro
A Ebe
coppiera degli dei,
Perché dei nostri
Autunni
sia vino
che inebri
gli dei 
che sul monte
Olimpo
Danzano e cantano.
Una soave musica
La sera
Lì guiderà
Al sonno
Al lume dell'ultima candela.
E il tuo profumo
Gonfierà le tende
E gli stendardi
Della città
Che si protende alla Luna.
Tu cara agli dei,
Perché il loro sonno
Sia soave,
Perché
Nel tenue abbandono,
Di te abbiano a ricordare
E di me non dimentichino,
Il perdono.

Gli angeli


Gli angeli 

Gli angeli vegliavano sopra la loro candida madre.Gli angeli erano freddi come il suo ventre morto.
Durante le notti di inverno alitavano di ghiaccio sulle vetrate dell'ospedale.
E si insinuavano negli incubi delle 3 del mattino.
Avevano orrore della Luna e si rifugiavano tra i rifiuti.
Perché la vita li aveva scartati.
Lei ogni giorno si risvegliava madida di sudore.
La prima cosa che faceva era urlare.
La vita nel suo grembo la stava per abbandonarla di nuovo.
Ma gli angeli , angeli non erano e volevano risucchiare nel loro vortice anche quell'ultima vita.
Lei si svegliava e gridava perché aveva paura di perderlo.
Dai tubi al neon sul soffitto gli angeli abortiti soffiavano gelo sul suo corpo.
Ma un giorno venne il momento in cui i demoni dell'inferno vennero a reclamare l'ultima parte di vita che le era rimasta.
Astaroth in persona si nutriva del sangue delle vittime e ne aveva a basta.
Astaroth aveva vomitato fuori dall'inferno la coscienza grigia di quella madre mancata.
Era troppa sofferenza pure per lui.
Astaroth le sussurrò mentre una flebo di en le entrava nelle vene:
"Vieni a me bianca creatura o il pianto dei tuoi angeli non farà più dormire nemmeno noi demoni dell'inferno."
"E cosa devo fare?"
Chiuditi nella doccia e lascia fare a me...
Lei così fece.
L'acqua bollente non le scaldava il corpo che si sentiva gelato e le pareti si facevano sempre più vicine e soffocanti.
Si ruppero' le acque lei svenne e partorì la creatura.
L'acqua le colava addosso riempiendo sempre di più la vasca.
Lei  annegò semisvenuta in quell'acqua sporca di sangue.
Ma la giovane creatura sopravvisse.
Astaroth da allora ha preso lei con sé perché calmasse il pianto degli angeli usciti dal suo ventre.
E da allora anche all'inferno poterono dormire.
Nelle sere d'inverno lei soffia sui vetri insieme alle sue creature.
E una trina di gelo dagli strani simboli si materializza sui vetri.
Alla fine Astaroth subì il suo fascino e la penetrò.
Solo allora Lucifero il re degli inferi lo cacciò insieme a lei dalle schiere dell'inferno.
Si dice che nascerà l'anticristo ma io ho dei dubbi.
Il suo destino sarà di abortire persino all'inferno.

I demoni di Orione

E sui i bianchi tocchi
Del campanile
Correvano
A radunarsi le ombre
All'imbrunire.
E la luna soffiava
Pallidi ricordi
Nei prati.
Che cosa saremo noi
Se la luna
Si dimenticasse 
Di noi
E ci lasciasse soli
Coi nostri ricordi?
Demoni insaziabili
Della nostra carne
Ci divorerebbero.
Ma bianca
Riluce sull'erba quieta
E chiama a sé
I nostri demoni
Perché possiamo
Espirare in pace,
E vuotati di ogni sospiro
Greve
Ci lasciamo cadere
Nell'abisso
Senza fondo
Della notte.
E i demoni
Volano in cielo
Fra le torri di orione
Laddove le fiamme
Delle nostre sofferenze
Illuminano gli occhi degli dei.
Ma tu o pallida colomba
Non hai nulla da temere,
Il mio spirito
Di tenebra ti terrà
Nascosta
Dai loro oscuri disegni.
Se solo tu potessi
Sapere
Quello che loro
Vedono in fondo all'anima,
La tua palpebra
Rimarrebbe serrata
A fissare
Le costellazioni.
Ma il velo delle ombre
Delle anime
Tristi
Ha oscurato
L'occhio perpetuo di fuoco.
E se tu dovessi
Sognarlo la notte
Nel castello d'ebano
Della mia anima
Io ti proteggerò.
Albero dell'Eden
Che bruci
Eternamente al tramonto,
Siamo noi,
Le tue ceneri
Disperse ai quattro
Angoli del mondo
Dal vento 
Che spira dall'oceano
Del sud.
Solo gli spiriti
Che giacciono in fondo
Al mare
Con l'eterno rumore
Delle onde
Sussurreranno
Ai demoni di Orione
Di volare lontano
E risparmiare dalla pioggia di fuoco
Le nostre fragili vite.
E se il tuo cuore
D'oro 
Affonda negli abissi
Del silenzio
Io lo prenderò
E lo getterò
Nel cielo
Perché sia
Aurora
Di un nuovo mattino.