domenica 2 agosto 2020

Thoth-il segreto della nostra eternità

E quando Ecate regina ebbe deposto il suo fiore sulla tomba di Thot venne inventata la scrittura.
Gli uomini inizialmente provarono a rappresentare ciò che vedevano con geroglifici,ma i geroglifici assunsero vita propria,perchè ogni scrittore sa che quando intende scrivere qualcosa questa si trasforma.
Prende vita propria.
Ma nessuno immaginava che Thot stesso a un certo punto ritornasse sulla terra per scrivere il libro enigmatico,il libro ultimo quello che avrebbe definitivamente privato gli uomini della possibilità di scrivere,e anche di leggere,ma solo di conoscere,e di amare.
Questo libro è strano.
Ha una proprietà.
E' bianco.
Completamente bianco.
Privo di qualsiasi lettera.
Di qualsiasi immagine.
Se non di un enigmatico triangolo alla fine del libro.
La proprietà di questo libro è strana.
Gli uomini possono scrivervi.
Esso ha infinite pagine.
Essendo il libro di Thoth è intriso di potere.
Tutto quello che viene scritto accade.
Ma nessuno sa quando.
Il segreto del tempo è infatti il potere degli dei.
Essi accontentano sì le preghiere degli uomini,ma quando  loro aggradano.
E' per questo che tutto può accadere.
Perché in un tempo infinito,può accadere una cosa e l'esatto contrario.
La proibizione del libro è quella di usare i numeri.
Le lettere e i simboli grafici sono stati donati agli uomini.
Le cifre,appartengono agli dei.
Da quando il libro di Thoth fu scoperto,se ne appropriarono i potenti.
E scrissero su di esso i loro sogni di grandezza e dominio.
Ma essi accadevano sempre nel momento sbagliato.
Ed essi maledissero il libro,perché scoprirono che non era il potere che cercavano,ma altro.
Per questo alla fine fu divulgato alle masse.
I potenti non sapevano che farsene.
E fu così che io che sono un poeta e ho un cuore puro decisi di scrivere la mia poesia,sul libro di Thoth, perché non mi interessavano gli effetti.
Mi interessava,la sua estetica e profondità.
Così scrissi.

O bianca ancella,
dell'aurora,
tu, non dimenticare
la notte.
Perchè è essa 
che ti ha partorito.
O ninfa delle silve
e delle sorgenti,
non dimenticare
il mio deserto,
perchè
sopra di lui
veglia il falco
ed è lui
che piomba improvviso
per fare preda 
del tuo cuore.
I cieli sono lontani e azzurri,
ma non i tuoi occhi.
Il vento del deserto è caldo
ma tu sii
cristallo di neve.
I miei occhi sono
l'abisso
per questo
ho pianto infinite 
lacrime
per colmarlo,
e farne
un oceano.
Tu soffia dolcemente
e le onde del mare
dei miei
occhi
accarezzeranno
il tuo corpo
come le onde.
Le nuvole si lasciano
trasportare dal vento,
ma il fuoco
del sole che le illumina,
non è per sempre.
O bianca ancella dell'aurora.
Tu non dimenticare la notte.
Perchè di notte il vento
non soffia invano.
Non le nubi d'oro volano
via lontano,
ma il dolce zefiro,
porta i sogni
degli dei,
ai nostri cuori stanchi.
Essi accadranno,
ma solo quando
li avrai dimenticati.
O bianca ancella 
dell'aurora,
non dimenticare la notte
che ti ha partorito.
Ma dimentica i sogni,
se vuoi che accadano.
E sappi che in verità
non è il cielo 
a essere nero di notte.
Ma i miei occhi.
Abbandona
i tuoi desideri
al mio abisso.
Perchè solo lì
saranno al sicuro.
Io sono la notte.
E tu puoi vedere
la luce del mio amore,
riflessa nella luce
d'argento lunare
dei tuoi ricordi.
Io ero con te,
quando eri bambina,
io ero con te
e baciavo i tuoi lunghi
capelli biondi
con l'oro dei miei raggi.
Ma se tu vuoi avermi
con te,
non ti curare
del mio abisso,
ma prendi la corda
a cui è stato
legato il mio cuore,
e distendila
sopra l'abisso
dei miei occhi.
Quell'abisso
fu creato
dai demoni
per dividere
la terra
dei miei ricordi,
dalla terra dei tuoi.
Non ti curare
dell'abisso,
ma cammina
in punta di piedi
sulla corda
e solo allora mi raggiungerai.

Quando ebbi terminato la poesia,richiusi il libro.
E fu solo allora che Thoth capì l'errore che aveva fatto a lasciare il suo libro agli uomini.
Perché il sangue dei poeti,discende dalla stirpe degli Dei,ed essi,con la loro suadente voce,solo loro,chiedono agli Dei non solo i loro desideri,ma la risposta agli enigmi della vita.
Così Thoth decise di porre fine a questo errore,e compose un ultimo verso.

Di ogni labirinto
c'è un uscita,
per mille rovi
c'è una rosa,
ma voi o amanti
sappiate
che l'abisso
in verità
l'abbiamo creato noi Dei.
Noi l'abbiamo
creato
affinché voi
vi ci gettiate dentro.
Chi cade nel vuoto
in verità non lo sa.
Egli mentre cade
crede
che la gravità
sia sospesa
e solo allora
la piuma e la pietra
avranno
lo stesso peso
sulla bilancia di Anubi.
Lasciatevi dunque
cadere nel vuoto
dell'abisso.
In verità
l'abisso
è l'attimo
e solo se vi lascerete
sprofondare
nell'abisso
dell'istante,
sarete
leggeri come piume.
E senza gravità
i vostri corpi
si incontreranno.
L'attimo non può
essere misurato
per questo
io ho proibito i numeri.
Nella clessidra
dell'attimo
scorre
la sabbia
dell'eternità.
Tu o poeta
mi hai stretto il cuore
e io ti risponderò.
Tutto ciò che accade
non importa quando 
accade.
Importa solo
che tu ti lasci cadere
nell'abisso dell'istante
e solo allora
ti libererai
dalla gravità,
che ti ha ancorato
alla terra
dei ricordi.
Dunque rilega pure
il tuo cuore.
E porgilo alla tua amata.
Io ti regalerò
una piuma,
e tu vedrai che non importa
quanto pesi,
se ti getti nell'abisso
lei cadrà
insieme al tuo cuore.
Dunque
non abbiate
paura
a gettarvi
nell'abisso.
E quando
cadrete liberi
sarete senza alcun peso.
Solo allora
sarete liberi
e potrete volteggiare.
In verità
io non ho posto
alcun fondo
all'abisso,
perché
solo quando
vi incontrerete
nell'istante
capirete
il segreto
della vostra eternità.





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